sabato 28 luglio 2012

Vendita Demanio piu´ vicina: magra proposta di modifica (inserimento locazione) per l´alienazione dei terreni demaniali.

Mentre il Ministro ci dice come la cementificazione si mangia il territorio italiano, dall´altra prepara l´alienazione del demanio e questa e´ la magra risposta dei movimenti per la salvaguardia della terra.

Comunicato stampa
Roma, 26 Luglio - AIAB, ALPA ed ARI, membri italiani di via Campesina Europa*, insieme con il Centro Internazionale Crocevia e Legambiente hanno inviato oggi al Ministro Mario Catania i commenti sulla proposta di decreto applicativo per l'assegnazione delle terre pubbliche previste dal decreto legge Salva Italia
Le cinque organizzazioni hanno richiesto con forza che si preveda la locazione piuttosto che all'acquisto delle terre demaniali.
Nella lettera inviata al ministro è stata sottolineata l’importanza di favorire l’accesso alla terra ai giovani singoli o associati che intendano avviare attività agricole.
“Riteniamo impensabile chiedere di investire ingenti somme per l'acquisto, tranne che non si voglia fare un regalo alla criminalità organizzata , unico soggetto oggi in possesso di grande massa di liquidità. Chiediamo un rapida individuazione dei terreni, una procedura trasparente e non burocratica; se gestita bene, dando priorità alla locazione, l'agricoltura, ed in particolare l’agricoltura biologica, può rappresentare una grande occasione di occupazione ripartendo da quella che è la vera economia e non i giochi finanziari a cui si è assistiti con la compravendita di terreni a solo uso speculativo da soggetti non agricoli” – questo il commento dei firmatari della lettera che hanno anche ricordato la grande opportunità di consolidamento che l’affitto delle terre demaniali offre agli enti parco ed altre forme di proprietà collettiva della terra.

mercoledì 25 luglio 2012

Anche il MIPAAF si accorge che e´ ora di cambiare rotta e fermare la speculazione del suolo

Consumo del suolo, Catania: invertire la rotta, cambiando il modello di sviluppo del Paese
(24/07/2012)

"Ogni giorno 100 ettari di terreno vanno persi, negli ultimi 40 anni parliamo di una superficie di circa 5 milioni. Siamo passati da un totale di aree coltivate di 18 milioni di ettari a meno di 13. Sono dati che devono farci riflettere sul fatto che il problema del consumo del suolo nel nostro Paese deve essere una priorità da affrontare e contrastare. In un quadro come quello italiano, che da questo punto di vista non è assolutamente virtuoso, dobbiamo invertire la rotta di un trend gravissimo che richiede un intervento in tempi rapidi. Serve una battaglia di civiltà, per rimettere l'agricoltura al centro di quel modello di sviluppo che vogliamo dare al nostro Paese. Non penso, naturalmente, a un ritorno a un paese agreste, ma immagino uno Stato che rispetti il proprio territorio e che salvaguardia le proprie potenzialità. Noi usciremo vincenti da questa crisi se lo faremo con un nuovo modello di crescita che passa necessariamente attraverso questi temi. Sono spesso, infatti, proprio questi passaggi difficili quelli utili a dare una svolta".

Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, nel corso dell'evento "Costruire il futuro: difendere l'agricoltura dalla cementificazione", organizzato dal Mipaaf presso la Biblioteca della Camera dei Deputati a Palazzo San Macuto. Al convegno, nel corso del quale il Ministro Catania ha presentato un disegno di legge sul tema, hanno partecipato come relatori Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera, e Carlo Petrini, fondatore di "Slow Food".

"Nel corso della storia - ha spiegato il Ministro Catania - si sono alternate epoche in cui la campagna ha vissuto dei momenti di splendore e dei momenti di abbandono. Ma erano fasi fisiologiche, determinate dal progresso. In epoca recente, in questa alternanza, si è inserito un fattore che ha reso il consumo del suolo un processo irreversibile: la cementificazione. È un fenomeno che ha un impatto fortissimo sulle aree agricole del nostro Paese, ma diventa ancora di più preoccupante quando lo vediamo concentrato in quelle zone altamente produttive, ad esempio sulle pianure. È qualcosa di devastante sia per l'ambiente sia per l'impresa agricola, con effetti negativi sul volume della produzione. La sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo".

"Tutto ciò - ha aggiunto il Ministro - avviene in un Paese come il nostro dove il livello di approvvigionamento è molto basso, dato che almeno il 20 per cento dei consumi nazionali è coperto dalle importazioni. Qual è il nostro compito? Dobbiamo aggredire le cause di questo processo, serve una nuova visione economica, un diverso modello di sviluppo. Bisogna anche contrastare l'aggressività di alcuni poteri forti, l'assenza di regole, dobbiamo modificare una certa cecità della politica, introducendo un cambiamento normativo nel meccanismo di spesa degli oneri di urbanizzazione che vanno nelle casse dei Comuni. Purtroppo, su questo aspetto, ancora manca una visione complessiva da parte di molti. Questa battaglia - ha spiegato Catania - è invece talmente importante che non la si vince con la singola iniziativa isolata, ma lavorando insieme, attraverso suggerimenti e il dialogo".

Petrini, nel corso del suo intervento, ha spiegato: "Dobbiamo riuscire a cogliere il senso di questa proposta, che non deve essere solo riconducibile alla dimensione di un Ministero, ma deve porsi come un'indicazione sul modello di sviluppo che riguarda l'intero sistema-paese, che dovrebbe essere sensibile a una riflessione di questo tipo. L'Italia - ha sottolineato Petrini - è sotto lo schiaffo di una situazione speculativa di proporzioni inimmaginabili, c'è bisogno che tutti avvertano la necessità di cambiare l'attuale paradigma produttivo. Noi paghiamo poco gli agricoltori, ma quando perderemo i veri presidi da loro costituiti, e ce ne renderemo conto, sarà troppo tardi. Nel nostro Paese non c'è la responsabilità di sapere cosa fa un agricoltore, mentre tutti dovrebbero sapere che non coltiva solo i frutti della terra, ma preserva l'ecosistema, la tutela del paesaggio, la memoria storica. L'agricoltura va al di là della semplice produzione di cibo".

Rizzo ha aggiunto: "I Padri costituenti avevano già capito tutto, tanto è vero che in uno degli articoli fondamentali della Carta avevano introdotto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Il nostro Paese non ha riserve di gas, non ha giacimenti di petrolio, non ha miniere di diamanti, ma ha un paesaggio unico. E invece che far leva su questo spesso si pensa a cementificare il territorio. Ci sono - ha spiegato Rizzo - aree dell'Italia dove a una bassa crescita demografica si associa un alto tasso di cementificazione. C'è qualcuno che ha detto che 'dai campi di sterminio siamo passati allo sterminio dei campi'. Dobbiamo rendercene conto e capire che si può ripartire dalla terra. Un governo che abbia un senso di quello che, da questo punto di vista, può dare il Paese deve proporre un piano straordinario di rivalutazione ambientale".

fonte Mipaaf



martedì 3 luglio 2012

Land Grab in Italia e all'estero


 
C'è un dato che emerge chiaro e lampante scorrendo il nuovo rapporto dell'associazione Re:Common (www.recommon.org) intitolato «Gli Arraffa Terre»: l'Italia è seconda solo al Regno Unito tra gli Stati europei più attivi nella discutibile pratica del land grab. L'accaparramento dei terreni agricoli negli ultimi anni ha vissuto un vero e proprio boom, anche a causa della crisi che attanaglia il pianeta. Gli appezzamenti di terra, infatti, sono visti sempre più spesso come un bene rifugio per gli investitori, che però, come nel caso degli italiani, hanno scoperto anche un altro affare lucroso: quello degli agro-combustibili.
In totale sono una ventina le compagnie del nostro paese attive in maniera decisa in questo business. Nomi più o meno conosciuti, da Eni a Maccaferri, fino ai tre big del credito (Unicredit, Intesa e Monte dei Paschi di Siena). Se in Patagonia si è mossa in grande stile la Benetton, non mancano le imprese di dimensioni medie, molto presenti soprattutto in Africa, in particolare in Mozambico, Etiopia e Senegal.
Le compagnie italiane acquisiscono a poco prezzo e per periodi molto lunghi decine di migliaia di ettari in paesi afflitti da siccità e fame, come l'Etiopia, per impiantare colture intensive, con lo scopo di produrre cibo per l'esportazione o per coltivare olio di palma o jatropha poi impiegati, come accennato prima, per generare agro-combustibili.
Si pensi al caso della Fri-el Green, che proprio in Etiopia ha messo le mani su 30mila ettari, pagati la miseria di 2,5 euro l'uno l'anno per un periodo di 70 anni, la cui produzione di olio di palma potrebbe essere destinata ad alimentare la controversa centrale termoelettrica di Acerra. O ancora alle numerose imprese che, con l'aiuto delle autorità governative e consolari italiane, sono sempre più attive in Mozambico.
Nonostante le rassicurazioni delle compagnie, le stesse colture hanno un impatto molto negativo sulle comunità locali. Le piantagioni di jatropha, per esempio, entrano spesso in competizione con la produzione alimentare, sia ovviamente nel caso in cui vengano messe a coltura su terreni molto fertili, sia quando sono coltivate su terre cosiddette marginali, ma in realtà essenziali per la sussistenza di piccoli agricoltori, pastori, cacciatori e raccoglitori. Questo compromette in maniera permanente tali mezzi di sussistenza, distrugge preziosi ecosistemi naturali e danneggia irreparabilmente la biodiversità locale.
Oltre all'accaparramento di terre all'estero, favorito dalla zelante disponibilità degli esecutivi locali, negli ultimi mesi si è aperto anche un «fronte interno», caratterizzato dalla alienazione dei terreni agricoli del demanio pubblico, prevista dall'articolo 66 della Legge di stabilità del 2012. Un provvedimento molto discusso e avversato, tanto che Genuino Clandestino (http://genuinoclandestino.noblogs.org) ha subito lanciato una campagna nazionale per chiedere una modifica del dettato normativo.
La settimana scorsa sono state consegnate al presidente del Consiglio Mario Monti migliaia di cartoline sottoscritte da aprile a metà giugno proprio per dire no al tentativo di svendita delle terre pubbliche da parte del governo.
Secondo Genuino Clandestino continuando su questa linea si fa solo il gioco degli speculatori, privando le comunità della prerogativa di decidere come gestire in maniera responsabile ed efficace ampie fette del territorio del nostro Paese. Insomma, in Italia o all'estero, la rincorsa agli ettari di terra da parte dei soggetti privati sembra solo all'inizio.
 
di Luca Manes "Il Manifesto"
 

domenica 1 luglio 2012

Mobilitazione per la campagna terra bene comune

Comunicato Stampa
NO ALLA VENDITA DEI TERRENI PUBBLICI, SI ALLA TUTELA DEI BENI COMUNI!

La campagna Genuino Clandestino ha lanciato una mobilitazione nazionale contro l’alienazione dei terreni agricoli del demanio pubblico, prevista dall’articolo 66 della Legge di stabilità del 2012. La giornata di mobilitazione del 28 giugno prevede la consegna al presidente del Consiglio Mario Monti delle migliaia di cartoline sottoscritte da aprile a metà giugno per opporsi al tentativo di svendita delle terre pubbliche da parte del governo.

In questa occasione in varie città italiane si terranno iniziative davanti alla prefetture, mentre a Roma alcune attività saranno promosse dall’associazione Terra Terra.

La vendita delle terre pubbliche si innesta in un disegno più ampio di privatizzazione dei beni comuni, che ha già colpito il settore dei trasporti, gli acquedotti, gli immobili e la rete viaria. I presunti benefici derivanti dalla consegna al mercato di servizi e beni di tale importanza, enfatizzati dalla necessità di ridurre l’ingente debito pubblico italiano, sono in realtà solo uno specchietto per le allodole. Continuando su questa linea si fa solo il gioco degli speculatori e, in particolare dando via le terre agricole, si privano le comunità della prerogativa di decidere come gestire in maniera responsabile ed efficace ampie fette del territorio del nostro Paese.  

“Le terre demaniali sono e devono restare patrimonio delle comunità locali, per questa ragione chiediamo alla società civile  di mobilitarsi affinché il governo cambi rotta. I beni comuni sono sempre più sotto attacco, ma come ha dimostrato la vittoria del referendum sull’acqua del giugno dello scorso anno i cittadini italiani sono contrari alla loro privatizzazione e rivendicano un modello di gestione differente e completamente staccato dalle logiche di mercato”.

sabato 23 giugno 2012

Resoconto Incontro Coop. Accesso alla Terra Villa Torre BO


RESOCONTI GRUPPI DI LAVORO


GRUPPO 1 : FUNZIONAMENTO DELLA COOPERATIVA

Al gruppo di lavoro hanno partecipato circa 30 persone venute a conoscenza dell'incontro per vie diverse (GAS, Amici della terra – Ozzano Emilia, Campiaperti, mercati Vag e Savena, Terra di Nettuno, gerilla gardening). La maggior parte delle persone presenti si è dichiarata incuriosita o interessata dall'idea di azionariato popolare per l'acquisto di terre agricole ma con una conoscenza superficiale del progetto, quindi siamo partiti dalla spiegazione del funzionamento della futura cooperativa.
Sintesi: la cooperativa raccoglie i risparmi dei soci, i soldi raccolti vengono investiti per comprare fondi agricoli ( terreni e fabbricati) da dare in affitto – calmierato- ad aspiranti contadini e pastori. Gli aspiranti contadini presentano un progetto, indicando anche il podere dove hanno intenzione di insediarsi; un comitato formato da agricoltori esperti e consumatori critici valuta se il progetto è sostenibile economicamente e coerente con i principi ambientali ed etici della cooperativa. Se la valutazione è positiva il fondo viene acquistato e i contadini si insediano. I poderi così acquistati rimangono di proprietà della cooperativa ma gestiti autonomamente dagli affittuari. Una volta esaurito il progetto agricolo il podere viene assegnato a nuovi aspiranti contadini. I soci finanziatori possono ritirare le proprie quote sociali.

La discussione ha sottolineato alcuni aspetti positivi del progetto:
  • il ruolo della cooperativa di collegamento tra città e campagna, tra contadini e consumatori;
  • il valore culturale del progetto, che richiama ognuno a interessarsi di cosa succede della terra e a farsene carico;
  • l'importanza che si preservino collettivamente delle terre dove praticare agricoltura biologica di prossimità anche nel futuro, quando le terre potrebbero costare più di ora
  • l'attrattiva di usare i propri risparmi per comprare terra in un momento di crisi economica. Diverse persone hanno detto che in questo momento, nonostante la cooperativa non possa dare interessi sulle quote sociali (che vorrebbe dire speculare sulla proprietà della terra) e non possa garantire l'adeguamento dei depositi al tasso di inflazione (può valutare se rivalutare il capitale sociale a seconda del bilancio ma non può garantirlo) rimane comunque un deposito sicuro (quale investimento è oggi più sicuro della terra agricola?) e senza spese di gestione.

Poi ci si è soffermati parecchio sull'interazione tra soci finanziatori e soci affittuari, tutti d'accordo sul fatto che la relazione non possa essere soltanto di natura economica. La proposta, uscita dal laboratorio di progettazione di febbraio, di fissare un paio di visite l'anno ai poderi finanziati è stata giudicata insufficiente. Si deve trovare un modo per favorire la conoscenza e costruire una relazione diretta tra le parti in causa (finanziatori e affittuari), senza interferire con l'autonomia di gestione dell'attività agricola. Per fare questo è stato proposto di trovare modalità simili al wwofing, per permettere di avere la collaborazione dei soci nei momenti di massima attività agricola senza avere problemi legali. La questione è da approfondire, certo è che per la riuscita e la continuità del progetto sarà fondamentale trovare il modo di far sentire i soci finanziatori direttamente coinvolti nei progetti, e questo dovrà passare attraverso relazioni personali e conoscenze dirette. In caso contrario si rischia che dopo l'iniziale momento di entusiasmo per la novità si spenga l'interesse dei finanziatori e il progetto, che si basa su un costante aumento della comunità di risparmiatori, si areni.

Altri spunti di riflessione:
  • valore delle quote sociali: qualcuno propone di fissare un valore più alto di quello ipotizzato (50-100 €) per stimolare una responsabilità maggiore da parte dei finanziatori.
  • Super-finanziatori: per permettere la costruzione di una relazione diretta finanziatore-affittuario pensavamo di permettere il finanziamento mirato di un podere – anche se solo simbolico visto che la propietà è indivisa . Ma se un unico socio arrivasse a possedere quote della cooperativa per centinaia di migliaia di euro, magari più della metà del valore di un podere, si potrebbe creare un problema di sbilanciamento nella relazione tra soci e affittuari? Dal punto di vista tecnico poi un superfinanziatore metterebbe a rischio l'intera cooperativa in caso di ritiro delle quote?
  • Ristrutturazione immobili: punto critico del progetto da chiarire con l'analisi di fattibilità economica, che faremo seguiti da mag6 da settembre a gennaio. Da considerare l'ipotesi di puntare sulla bioedilizia, in particolare sulle case di paglia, per abbassare i costi di costruzione.
  • Possibilità di ottenere facilitazioni dal punto di vista politico grazie al percorso del CRESER.


GRUPPO 2: CRITERI PER LA VALUTAZIONE DEI PROGETTI AGRICOLI DEGLI ASPIRANTI CONTADINI

Presenti una quindicina di persone.
Abbiamo elaborato dei criteri di massima, su ogni punto ci sarà bisogno di lavorare e approfondire.
Li abbiamo divisi in vincolanti per il progetto e in preferibili o che aumentano il “punteggio”.
  • Che il metodo sia di agricoltura biologica e contadina (non industriale). Questo criterio sarà vincolante.
  • Che il progetto abbia una apertura verso la comunità e il territorio ( con la produzione rivolta alla popolazione locale, e aperta alle visite in azienda ). Questo criterio sarà vincolante.
  • Che il progetto sia collettivo e sociale. Non vincolante, ma può dare dei punti in più al progetto.
  • Che il lavoro dei dipendenti non sia mai di sfruttamento e che punti alla massima occupazione possibile. Vincolante.
  • Che ci sia un piano di distribuzione dei prodotti rivolto alla comunità locale. Che si prediliga la vendita diretta., e la vendita ai soci della Cooperativa Accesso alla Terra. (dibattito sulla compravendita dei prodotti non propri). Vincolante.
  • Che ci sia un legame con Campi Aperti. Preferibile.
  • Che il progetto presentato non abbia dimensioni eccessive. Che si prediligano piccole realtà. Preferibile.

Ci sono state discussioni su chi dovrà fare parte del comitato, in che percentuale ci dovranno essere dei tecnici, degli appartenenti al circuito dell’economia solidale e dei finanziatori della coop.


GRUPPO 3: CSA - Community Supported Agriculture – (ASC) AGRICOLTURA SUPPORTATA DALLA COMUNITA

Una decina di partecipanti. Si è presentato il progetto di Roberto Risi di creare un'azienda con l'appoggio di una rete di consumatori e si è spiegato in che cosa consiste la ASC e dove si è sviluppato (vedi allegato CSA_Risi).
Sono emerse domande sulla possibilità di sviluppo del progetto a livello locale e sulle forme a cui si e' risposto che il progetto si costruisce insieme e quindi la forma è da sviluppare in fasi successive. L'iniziativa desta interesse.
Si discute sulla possibilità reale di fare fare ore sui campi agli associati ASC (co-produttori) per le difficoltà delle norme sulla sicurezza in Italia (mentre in altri paesi questo è possibile).
Ci si aggiorna sulla possibilità di partecipare alle prossime riunioni per chi vorrà seguire questo progetto.



GRUPPO 4: ASPIRANTI CONTADINI
Una ventina di partecipanti. La discussione è stata libera, con un giro di presentazioni, molti hanno desiderio di avviare un'attività agricola. Carlo e Michele contadini di Campiaperti hanno racconta la loro esperienza di diventare agricoltori, con le difficoltà del caso, hanno spiegato le lunghissime tempistiche per riconvertire un terreno convenzionale a biologico. Fondamentale è stato il percorso della vendita diretta tramite quella che poi è diventata l'associazione Campiaperti, che permette a piccole aziende di sopravvivere. Hanno introdotto il tema della trasformazione in azienda, anch'essa fondamentale per la sopravvivenza di piccole aziende, soprattutto all'inizio, raccontando anche della campagna Genuino Clandestino, per la libera trasformazione dei prodotti contadini, che cerca di proporre alternative alle norme sulla trasformazione, più coerenti rispetto alla piccola agricoltura familiare. Campiaperti consente la vendita di prodotti trasformati in azienda, come pane, conserve, ecc. perché questo può aiutare molto, specie nella prima fase di avvio.
Enrico, di Ciccio GAS, Finale Emilia racconta della loro esperienza comunitaria di recupero di due ettari, nella bassa, di proprietà di uno dei GAS; coltivati a grani antichi e trasformati per fare il pane. Nella bassa c'è il problema della terra troppo sfruttata, che diventa improduttiva, ma anche dell'abbandono, di mantenere un legame col territorio da parte di chi la prende in affitto, cosa che fanno le “nuove agricolture” e le reti di distribuzione locali come i GAS. In questo caso si fa anche formazione, insieme alla cooperativa La Collina, di Reggio Emilia, sulla panificazione, sui sovesci, per avvicinare nuove persone all'agricoltura.
Si è parlato anche qui, come nel gruppo 3, del rischio che si corre in Italia nel far lavorare altre persone in azienda, che complica le cose quando qualcuno, per diverse ragioni, vuole avvicinarsi a questo mestiere o sostenere attivamente dei progetti.
Si è proposta una modifica alla normativa, sulla stregua di Genuino Clandestino.

Si è ricordato che le aziende sotto i 7.500 euro all'anno hanno agevolazioni fiscali e del fatto che anche in Campiaperti ci sono molti “agricoltori di fatto”. Per le tasse dipende anche dalle caratteristiche del terreno (collina / montagna essendo meno redditizie pagano meno). L'INPS è la cosa più onerosa.
Carlo sottolinea come per il successo di un'azienda sia fondamentale il supporto dei cittadini/consumatori, oltre alla diversificazione (se qualche produzione va storta qualcun'altra andrà meglio, ma consente anche una maggiore offerta ai mercati). Inoltre sottolinea il legame stretto, quasi fisico,  con la terra, tipico di questo lavoro, specie nei momenti di massima attività come primavera – estate, quando è impossibile allontanarsi dai propri campi.

Isabella pone la questione che Campiaperti/Accesso alla terra possono rappresentare una sorta di “banca delle competenze” in questo settore, per facilitare l'inserimento in agricoltura. Si potrebbero trovare risorse per attività di tutoraggio o formule per cui andare a lavorare presso aziende della rete per un periodo.
Filippo sottolinea che bisogna individuare quali aziende della rete potrebbero ospitare tirocinanti per un periodo, anche uno o due giorni la settimana per osservare attività diverse.
Finora questo è avvenuto in modo informale, frequentando l'associazione, i mercati, conoscendo le persone, domandando, anche se poi ogni zona, ogni podere ha le sue caratteristiche.

Michele ricorda che se il progetto è collettivo, composto da persone competenti o attive, che vogliono impegnarsi attivamente nel progetto, è più facile dividersi il peso, soprattutto organizzativo.  La diversità di attività arricchisce l'azienda, gestirla in pochi è una difficoltà mentale più che fisica, suddividersi il carico organizzativo aiuta. Certo all'inizio non si possono ricavare redditi per tutti, consiglia di partire gradualmente e con redditi esterni.

Carlo fa notare come l'attività agricola sia un'attività di tipo creativo-artistico.
Sulle scelte comunitarie consiglia di dotarsi di spazi “sufficienti, Michele fa notare come nei momenti di massima criticità, ad esempio per problemi economici, è facile che la situazione si esasperi, consiglia dunque che le persone che creano un gruppo abbiano una certa serenità/consapevolezza delle difficoltà.

Si è parlato dell'edificabilità se si possiede terreno agricolo: l'agricoltore ha diritto a costruire 100 mq di casa, ma deve dimostrare di avere un tot. di giornate, che dipende anche dai comuni. 

Si è parlato di quanta terra ci vuole e quanto può costare: se si è molto piccoli è meglio rimanere “clandestini”. Di solito per 5.000 metri di orto, che già possono garantire un minimo di reddito per una persona, ci vuole un ettaro, per gestire le rotazioni e tutelare la fertilità del terreno. 

Carlo: è fondamentale conoscere molto bene la tua terra, è una cosa che si costruisce con molto tempo. Lui dopo tanti anni si considera un contadino medio/scarso. Coltivare biologico è una strada sconosciuta, quello che funziona da uno non funziona da un altro, tutti gli anni ci si inventa qualcosa.
 
 
ASC Agricoltura Sostenuta dalla Comunità locale 
 
 Cosa si intende per ASC (agricoltura sostenuta
dalla comunità locale) e come funziona?
Con l’abbreviazione ASC (agricoltura sostenuta dalla comunità locale) si
intende una strategia innovativa per:
• Valorizzare le risorse agricole locali e il loro potenziale occupazionale;
• Favorire la comunicazione fra gli agricoltori e i consumatori;
• Sviluppare il rifornimento di cibo a km zero;
• Favorire la crescita culturale ed indirizzare ad un consumo etico e
consapevole;
• Tutelare il diritto alla sicurezza alimentare;
• Incoraggiare una corretta gestione del territorio e il rispetto
dell'ambiente;
• Creare un'alternativa ad un sistema di produzione, distribuzione e
consumo basato esclusivamente sul profitto.
• Riconoscere, valorizzare e utilizzare le esperienze di coltivatori e
produttori che lavorano in piccole aziende.
In breve, si tratta di una agricoltura realizzata tramite una stretta cooperazione
tra contadini/aziende agricole (biologiche) ed un gruppo di consumatori.
A differenza di altri tipi di cooperazione come i ´GAS´, il coinvolgimento e la
responsabilita' degli associati e' piu' profondo.
ASC è una associazione di mutuo impegno tra una azienda agricola e una
comunità di sostenitori.
I sostenitori dell’associazione coprono le spese di gestione annue dell’azienda
attraverso l’acquisto di una parte del raccolto stagionale.
I membri dell’associazione si impegnano, con un contratto, a sostenere
l’azienda per tutta la stagione e si assumono i costi, i rischi e ricavi della
produzione, insieme al produttore stesso.
Gli associati contribuiscono all’acquisto di semi, fertilizzanti, alla manutenzione
delle attrezzature, aiutano nel lavoro. In cambio l’azienda fornisce, al massimo
delle proprie possibilità, una fornitura di freschi e sani prodotti di stagione .
Essere parte dell’associazione significa instaurare una responsabile relazione
tra le persone e il cibo che mangiano, il territorio sul quale questo cresce e
coloro che lo coltivano.
La relazione di sostegno mutualistico tra gli agricoltori locali e gli associati della
stessa comunità, contribuisce a rendere il funzionamento dell’azienda agricola
economicamente stabile, assicura ai membri della comunità un prodotto di
miglior qualità, a prezzo equo.
Come funziona la ASC
Denaro, associati e amministrazione
Un agricoltore o coltivatore, con il sostegno di un comitato di gestione, stila un
budget che riporta i costi di produzione annuali.
Questo budget include gli stipendi, i costi di distribuzione, gli investimenti per
l’acquisto dei semi e per gli attrezzi, i pagamenti dei terreni, la manutenzione
dei macchinari etc.... L'ammontare delle spese è quindi diviso per il numero di
associati che saranno riforniti dall’azienda.
In base a questa divisione viene determinato il costo di ogni quota del raccolto.
Una quota è solitamente concepita per fornire il fabbisogno settimanale di
verdura di una famiglia composta da quattro persone (anche se il quantitativo
può variare).
Gli associati prenotano e acquistano le loro quote e versano una somma
forfettaria ancora prima della semina, all’inizio della stagione, o in varie rate
lungo il periodo di produzione.
Le spese di produzione sono quindi coperte ed i coltivatori iniziano a ricevere
reddito appena inizia il lavoro.
In cambio dei propri investimenti, gli associati del ASC ricevono una cassetta di
prodotti freschi, di stagione, coltivati localmente e biologici una volta a
settimana dalla primavera all’inizio dell’inverno o anche oltre.
Le coltivazioni sono effettuate in successione per provvedere al continuo
approvvigionamento settimanale di diversi ortaggi.
Siccome le coltivazioni si alternano nel corso dell’anno, le forniture settimanali
cambiano di quantità e tipologia di prodotto, rispecchiando la locale stagione
produttiva e le condizioni di coltivazione.
Le ASC variano considerevolmente a seconda della natura dell’azienda, delle
pratiche agricole e degli obbiettivi dell’azienda e della comunità.
Talvolta viene richiesto dalle aziende un pagamento extra per le consegne a
domicilio, ma la maggior parte delle ASC invitano i membri a visitare le aziende
e accolgono volentieri lavoratori volontari.
Talvolta sono accettate quote lavorative (la fornitura di 3 o 4 ore di aiuto sotto
forma di lavoro) in cambio di uno sconto sulle quote di prodotto.
La gestione della proprietà tende ad essere molto flessibile, in alcuni casi
compartecipata da un azionariato popolare a piccole quote.
Oltre alla proprietà privata, c'è l'affitto del terreno con canoni di affitto
strutturati come in un normale programma di gestione.
Ogni ASC si sforza col tempo di mettere in atto un'operazione totalmente
sostenibile, sia dal punto di vista economico che da quello ambientale,
sviluppando il concetto concreto di economia equa e solidale.
Distribuzione e gestione.
Anche le modalità di distribuzione sono differenti.
Alcune aziende hanno un gruppo di distribuzione che pesa e impacchetta le
parti che vengono poi ritirate dagli associati presso l’azienda e i punti di
distribuzione, altre preparano le cassette per ciascun associato e provvedono al
recapito presso punti distribuzione definiti.
Molti i vantaggi ottenuti dall’approccio di marketing diretto dell'ASC: oltre alla
ripartizione del rischio, e al pagamento anticipato dei costi dell’azienda, altri,
non meno importanti, sono il minimo sperpero della produzione agricola, il
minor bisogno di stoccaggio a lungo termine dei prodotti, altri casi prevedono
l'utilizzo delle eccedenze come possibile trasformazione in prodotti da
conservare per le stagioni fredde quando il fresco e la varietà dei prodotti
diminuisce. In alcuni casi i ricavi dalla vendita di questi prodotti sono integrati
nella creazione del bilancio amministrativo dell'anno successivo.
Un gruppo di gestione composto da produttori, distributori ed amministratori
ed alcuni membri dell'ASC costituiscono in genere il corpo decisionale che
definisce gli obiettivi a breve e lungo termine, elabora il bilancio, promuove e
organizza eventi ed incontri annuali, crea le newsletter per i membri e
promuove tutte le azioni che possano portare al massimo livello possibile la
comunicazione tra l’azienda e i suoi associati.
Perchè è importante l’agricoltura supportata dalla comunità
locale?
• Il marketing diretto dell'ASC offre ai produttori il più ampio ritorno sui
propri prodotti.
• Il metodo dell'ASC mantiene gli investimenti in cibo all’interno della
comunità locale, e contribuisce al mantenimento e alla stabilizzazione
della produzione alimentare regionale.
• L' ASC promuove la comunicazione e cooperazione tra produttori locali.
• L' ASC sostiene la biodiversità nel territorio e la diversità dell’agricoltura
attraverso la salvaguardia dei piccoli agricoltori che producono un’ampia
varietà di prodotti.
• Sono opportunità di dialogo tra produttori e consumatori.
• Creano un senso di responsabilità sociale e di amministrazione del
territorio a livello locale.
• L' ASC pone direttamente la faccia degli agricoltori sul cibo, e aumenta la
conoscenza di come, dove e grazie a chi il nostro cibo viene prodotto.
• Formare un ASC può essere un tassello per migliorare la qualità della
vita spendendo più tempo per la condivisione e meno denaro in modo
inutile e consumistico.
Fonti:
http://www.amap-aquitaine.org/index.php?option=com_content&task=view&id=30
http://blog.urgenci.net/?p=749
http://www.cotejardins.org/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1
http://www.haricots.org/gas
http://www.cocagne.ch/cms/comment-ca-marche

martedì 19 giugno 2012

Direttive sulla trasformazione alimenti - Veneto e Bolzano e UE


Ecco le direttive
quella veneta e quella di Bolzano.
A tutti coloro che, intenzionati ad aprire un mercato di vendita diretta nel proprio territorio, sono interessati a farsi un’idea di quali esempi esistono a favore della trasformazione casalinga.

domenica 3 giugno 2012

10 giugno 2012 Incontro Aperto Accesso alla terra


◄ il10 GIUGNO a VILLA TORRE ►

Via Tolara di sopra 99, Settefonti, Ozzano dell'Emilia

◄INCONTRO APERTO ACCESSO ALLA TERRA►

presentazione del progetto di azionariato popolare
partecipa e collabora!
per tutelare la terra agricola dalla speculazione
favorire l'insediamento di nuovi contadini
costruire nuove occasioni di risparmio solidale
Programma
h. 11.00 /11.30
arrivo e relax
h. 12.30 /13.00 pranzo
14.30 presentazione del progetto
15.00 / 15.30 gruppi di discussione
tematici
17.30 cerchio finale
Menu
Fave e pecorino / bruschetta
Gnocchi di patate burro e salvia /al
pomodoro
Insalata di farro zucchine, menta e
fantasia
Gran fritto di verdure e insalata mista
Ricotta con zucchero e caffè/ fragole
►15 € adulti / 5 € bambini ◄
E' caldamente consigliata la prenotazione
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APPELLO PER LA CREAZIONE DI UN COMITATO VALUTAZIONE PROGETTI AGRICOLI PER LACOOPERATIVA “ACCESSO ALLA TERRA”
Cos’è il progetto Accesso alla Terra?
Il progetto Accesso alla Terra (A/T) ha come finalità la tutela della terra e del territorio sotto vari aspetti, sia ecologici che di lotta alla speculazione.
La futura cooperativa Accesso alla Terra raccoglierà risparmi per acquistare fondi agricoli da dare in gestione a chi si propone di farlo secondo i principi dell’agricoltura contadina, biologica, nel rispetto degli animali degli uomini e delle donne. Chi si propone come aspirante contadino dovrà presentare un progetto agricolo strutturato, descrivendo cosa intende fare nel fondo che ha individuato e di cui propone l’acquisto alla cooperativa.
Chi stiamo cercando?
Stiamo cercando agricoltori esperti in differenti settori e co-produttori/futuri finanziatori che vogliano entrare a far parte del Comitato di Valutazione dei progetti agricoli che verranno presentati alla cooperativa dagli aspiranti contadini.
Il progetto agricolo dovrà essere esaminato per vedere la fattibilità dal punto di vista sia economico che gestionale, in base anche al podere presentato (collinare, di montagna, etc.), e la coerenza con il progetto della coop.
I prossimi passi
Faremo un incontro il 10 giugno, con pranzo di autofinanziamento e successivo tavolo di lavoro a Villa Torre, Settefonti (Ozzano ) per iniziare a stendere un manuale di valutazione con i vari criteri ai quali pensiamo sia indispensabile attenersi.
Chi è interessato può scrivere a stropiccioso1 (at) yahoo.it e info (at) accessoallaterra.org


Resoconto Anno 1

È passato quasi un anno da quando all’interno di CampiAperti è nato il gruppo di lavoro sull’accesso alla terra. Resoconto anno 1.
Giugno 2011
1.L’idea: si riprende l’idea già abbozzata dentro campiaperti di acquistare terra mediante azionariat popolare per facilitare l’insediamento di nuovi agricoltori. Inizia la collaborazione con MAG6 di Reggio Emilia.
2.Terre de liens: veniamo a conoscenza di questa realtà francese che da anni raccoglie ddenaro per coprare fondi agricoli e li affitta secondo criteri ecologici.
Ottobre 2011
Rete nazionale accesso alla terra: in occasione dell’incontro nazionale di Genuino clandestino vengono due rappresentanti di Terre de Liens a raccontare la loro esperienza e nasce la Rete Nazionale di Accesso alla Terra(promotrice della campagna contro la vendita delle terre demaniali).
Coordinamento Economia Solidale Emilia Romagna (CRESER): uno dei temi di lavoro è proprio l’accesso alla terra, sia in relazione al progetto di acquisto terreni sia per quanto riguarda la campagna contro la vendita dei terreni demaniali.
Dicembre 2011
1.Grundtvig project: partecipiamo come organizzazione associata a un bando europeo con un progetto promosso da TdL, per lo scambio di conoscenze e pratiche nella realizzazione di acquisti collettivi di terre in Europa. In attesa di conferma per il finanziamento del progetto è stato fissato un primo incontro a Lione per fine agosto.
2.Incontro cittadino: primo incontro per conoscere chi è interessato a collaborare/sostenere a livello locale il progetto di acquisto collettivo di terreni agricoli.
Febbraio-marzo 2012
Laboratorio di progettazione: si arriva alla definizione di una struttura che raccoglie risparmi per acquistare fondi agricoli da dare in affitto calmierato a chi si propone di condurli secondo i principi dell’agricoltura biologica e contadina. Si elaborano le linee guida dello statuto, si esplicitano le aspettative di aspiranti contadini e possibili finanziatori, emergono le difficoltà che si possono immaginare nell’attuazione del progetto, si abbozzano possibili soluzioni (resoconti in allegato). Da questi incontri il gruppo operativo che segue il progetto esce più numeroso e costante.
La Regione Emilia-Romagna approva una risoluzione in cui dichiara sospesa la vendita delle terre demaniali e ne auspica l’affidamento ad aspiranti contadini. Si parla di redigere un piano regionale per la gestione di queste terre.
Aprile 2012
Cooperativa: grazie alla consulenza di un avvocato si decide che questa è la forma giuridica più sicura per realizzare il progetto.
Maggio 2012
1.Pollicino gnus: redazione di un numero monografico sull’accesso alla terra per la rivista di mag6.
2.Nome: decidiamo come chiamare l’attuale coordinamento e la futura cooperativa. Dopo sondaggi e brainstorming incredibilmente, o forse com’era ovvio che fosse, scegliamo ACCESSO ALLA TERRA
3.Accompagnamento gratuito MAG6: partecipiamo al bando per un tutorato da parte di mag6 per l’elaborazione di un business plan; un punto delicato del progetto è strutturare la cooperativa in modo che sia economicamente sostenibile. Vinciamo! A breve incontreremo i nostri tutor (Chiara e Luca) e inizieremo l’accompagnamento vero e proprio a partire da settembre.
Prossimi passi
Incontro 10 giugno : mirato soprattutto a consolidare la collaborazione con i gas ma aperto a tutti – anche agli aspiranti contadini. A breve uscirà il programma della giornata (approssimativamente: pranzo di autofinanziamento, presentazione del progetto, gruppi di lavoro tematici).
Incontro nazionale GAS DES 23-24 giugno: gruppo nuove agricolture/accesso alla terra
Costituzione del comitato di valutazione dei progetti:
dobbiamo iniziare a interrogarci su quali criteri adottare per scegliere di realizzare un progetto agricolo. Per questo abbiamo bisogno di contadini e pastori che mettano a disposizione le loro competenze e anche di consumatori critici, possibili finanziatori, che valutino la coerenza dei progetti con i principi dell’economia solidale.
Scrittura dello statuto: 1 mese o 2.
Analisi di fattibilità economica: entro fine maggio incontreremo i nostri tutor di mag6 e discuteremo insieme di come impostare l’analisi.
Bando per aspiranti contadini: una volta chiariti i criteri con i quali verranno valutati i progetti si procederà con questo bando, pensando fin da ora a tutti i canali di comunicazione da usare per pubblicizzarlo il più possibile.
Tempi
Dicembre 2012: Costituzione della cooperativa e uscita del bando per aspiranti contadini
La velocità della realizzazione dipenderà anche dalla riuscita dell’autofinanziamento (pranzo a Villa Torre, vendita magliette e Pollicino gnus), che dovrebbe coprire i costi di costituzione della cooperativa e il lavoro di una persona che coordini per qualche mese le attività sopraelencate.
Chiunque voglia unirsi o dare una mano in qualunque settore è benvenuto!

OMNIA SUNT COMMUNIA