giovedì 16 agosto 2012

Accordo sottobanco di AIAB con la destra per la spartizione della CAE


Martedì 7, alle 6,30 decine di vigili urbani hanno sgomberato il presidio promosso da cittadini e organizzazioni sociali «in difesa della Città dell’altra economia e per fermare le destre». Lunedì 6, il presidio era stato invitato a un incontro per «aprire» una trattativa con le nuove imprese (Aiab, cooperativa 29 giugno, Agricoltura nuova e ovviamente la cooperativa di destra Integra) che, dopo l’alleanza con la destra, pretendono di gestire quello spazio. Oltre cinquanta persone lunedì sera avevano partecipato a una cena promossa dal presidio. Ha prevalso il disegno di distruggere la Città dell’altra economia, ha prevalso il linguaggio arrogante della destra e dei suoi nuovi alleati. Qui di seguito, l’ultimo messaggio inviato dal Consorzio Città dell’altra economia, dopo lo sgombero subuti, la cronaca della giornata dello sgombero e, in coda, l’appello girato in questo giorni firmato da centinaia di persone e organizzazioni sociali in solidarietà con gli sgomberati.

Appello del Consorzio Cae sgomberato alla società civile (firmate in coda a questo articolo)
Mercoledì 8 agosto, scrivono quelli del Consorzio Città dell’altra economia, segnalando l’appuntamento del 23 agosto al Teatro Valle occupato (ore 18, per «strutturare la mobilitazione»): «Il sindaco Alemanno, in difficoltà politica non da oggi, ieri ha mostrato i muscoli sgombrando dall’ex Mattatoio le realtà che consentono da anni al progetto della Città dell’Altra Economia di vivere e accompagnando con la forza pubblica le realtà vincitrici del bando-truffa a insediarsi negli spazi dell’ex mattatoio. Mostrando tutta la sua debolezza ha promesso, poi, al Consorzio Città dell’Altra Economia 2.0, in presidio presso l’assessorato ai lavori pubblici e alle periferie, per bocca dell’assessore Fabrizio Ghera, un incontro “riparatore” da tenersi in Campidoglio il 5 settembre. I vincitori del bando-truffa, dal canto loro, con poca eleganza gioiscono a mezzo stampa per lo sgombero e, usurpando nome e storia della Città dell’Altra Economia, ne promettono la riapertura in tempi brevi come niente fosse, come se una storia di cooperazione, di solidarietà, di alternativa e di lotta in città potesse essere cancellata da una bella verniciata di green economy e cotillons.
ALLE FORZE SOCIALI, ALLE FORZE POLITICHE DELLA CITTA’ E DELLA REGIONE, ALLE ASSOCIAZIONI, AI SINDACATI, ALLE CITTADINE, AI CITTADINI E ALLE FAMIGLIE CHE HANNO SOSTENUTO L’IDEA DI UNA ECONOMIA DIVERSA POSSIBILE E NECESSARIA PER TUTTE E TUTTI – ANCHE SOSTENENDO NELLE SCORSE SETTIMANE IL PRESIDIO ATTIVATO PRESSO L’EX MATTATOIO – IL CONSORZIO CITTA’ DELL’ALTRA ECONOMIA 2.0. CHIEDE:
- DI CONFERMARE PUBBLICAMENTE IL PROPRIO APPOGGIO ALLE ASSOCIAZIONI E ALLE REALTA’ CHE IN QUESTI ANNI HANNO COSTRUITO A ROMA UNA PRATICA DI ECONOMIA DI GIUSTIZIA SOCIALE E AMBIENTALE, DI PROMOZIONE DEI BENI COMUNI, DI LOTTA E AUTODETERMINAZIONE,
- DI DENUNCIARE PUBBLICAMENTE IL PROPRIO DISSENSO ALL’ACCORDO DI SPARTIZIONE POLITICO/AFFARISTICO IN CORSO SUI LOCALI DELLA ORMAI EX
CITTÀ DELL’ALTRAECONOMIA
LE DICHIARAZIONI DI SOSTEGNO VERRANNO RESE PUBBLICHE AI MEDIA (tra cui www.comune-info.net)
Pagina Ufficiale Facebook
pagina dedicata
poi per info la mail del consorzio è : consorziocae@cittadellaltraeconomia.org

FANNO PARTE DEL COMITATO DI SOSTEGNO ALLA CAE:
A Sud; Ailicos; Binario Etico; Blow Up; Cantieri Comuni; Capodarco; Casa internazionale delle donne; Cgil Roma e Lazio; Cnca; Energetica; Equobio; Faircoop; associazione La strada; Nuova Bauhaus; Occhio del Riciclone; RadioPopolareRoma; Reorient; Spot the Difference; Stand Up; Terre; Upter Sport; Action; Casa della Pace; Senza Confine; Federazione della Sinistra; Roma Social Pride (rete a cui aderiscono 23 organizzazioni sociali); PandoraTv; redazione Comune-info; Crap (Coordinamento romano acqua pubblica); Quinto Stato; Arci Solidarietà onlus; Sel Roma; Eutorto; Ciclofficina Gazometro, Ingegneria Senza Frontiere Roma; Laboratorio filosofico “SofiaRoney”; Laboratorio itinerante per le decrescita; Un ponte per…; Gas Testaccio Meticcio;

ALTRE FORZE SOCIALI E POLITICHE CHE HANNO COMUNQUE FIRMATO L’APPELLO «IO SONO IL NUMERO 9» E L’APPELLO PROMOSSO DOPO LO SGOMBERO
Comitato No Debito; Comitato No MasterPlan di Tor Bella Monaca; Comitato Salviamo il paesaggio; associazione Ars nazionaleTeatro del Lido Occupato (Roma); Reti di Pace laboratorio Monteverde; Associazione del commercio equo Quinora di Roma; cooperativa del commericio equo e solidale Comes (Roma); Gasp Monteverde; bottega Equomondo Potenza; ong Servizio civile internazionale; associazione Garabombo l’invisibile Imperia; Comitato Acqua Pubblica del territorio cremonese; Progetto Rebeldia di Pisa; Rsu Almaviva di Roma; Zappata Romana; Alba Roma; Teatro Valle occupato; Nuovo Cinema Palazzo; 


CRONACA DI MARTEDI’ 7 AGOSTO, IL GIORNO DELLO SGOMBERO
ORE 14.45 – 9° AGGIORNAMENTO Di seguito un nuovo messaggio del Comitato si sostegno alla Cae: «Roma, 7 agosto – Dopo la forza pubblica, il dialogo che verrà. Il sindaco Alemanno, per tramite dell’Assessore ai lavori pubblici e alle periferie Fabrizio Ghera, dopo aver mostrato i muscoli e accompagnato le realtà vincitrici del bando-truffa a insediarsi negli spazi dell’ex Mattatoio, promette al Consorzio Cae 2.0, in presidio presso l’assessorato dopo lo sgombro di polizia della Città dell’Altra Economia di questa mattina, un incontro “riparatore”da tenersi in Campidoglio il 5 settembre. E’ questo il risultato della prima iniziativa assunta dalle organizzazioni dell’altra economia cittadina che, cacciate alle ore 6,30 con la forza dal presidio che intendeva mantenere aperto a tutta la città lo spazio dell’ex Foro boario, hanno occupato l’assessorato in via Petroselli per chiedere ragione dell’intervento. Per oggi pomeriggio, infatti, era previsto un incontro del Consorzio Città dell’Altra Economia e del suo Comitato di Sostegno con i cosiddetti “vincitori” per confrontarsi, informata l’amministrazione, sulle reciproche posizioni e richieste.
A sorpresa, invece, è arrivato lo sgombero e, vicenda ancora più suggestiva, i rappresentanti della cordata che vede protagonisti, tra gli altri, Aiab Lazio, Agricoltura nuova e Cooperativa 29 giugno, entrare nei locali al seguito delle forze dell’ordine. Una modalità politica che stupisce e interroga.
Il Consorzio Cae 2.0. con le forze cittadine e nazionali che l’hanno sostenuto in questa battaglia per il mantenimento di uno spazio pubblico per un’economia diversa in città, al contrario, continua a mantenere aperto il dialogo con la città, chi ha sostenuto in questi anni il progetto di un’economia diversa per Roma e invita, per questo, tutte e tutti oggi alle ore 18 al Teatro Valle a un’assemblea cittadina per discutere le iniziative e le forme di lotta che verranno assunte nelle prossime settimane.
La Città dell’Altra Economia vive con le forme di solidarietà, di inclusione e di dialogo che abbiamo costruito, negli ultimi 10 anni, con il sostegno delle reti nazionali e internazionali che combattono per cambiare le logiche del puro profitto, delle privatizzazioni a mano armata, per la difesa dei beni comuni. E’ questa l’esperienza che rivendichiamo e continueremo a far vivere nella Città insieme a realtà e persone che come noi condividono questo obiettivo. Ringraziamo il Teatro Valle che ci accoglierà in assemblea stasera, le Reti dell’acqua, le occupazioni cittadine, le forza sociali e politiche che vogliono e vorranno continuare a tenere aperto questo laboratorio di cambiamento economico, sociale e politico di cui Roma, mai come oggi, dimostra di avere grande bisogno».
ORE 14,40 – 8° AGGIORNAMENTO Ecco come quelli del Teatro Valle occupato, una delle più innovative esperienze culturali e di movimento a livello europeo, che ha abbracciato anche i temi dell’economia solidale (come dimostrano le vicende raccontate su Comune-info della Fondazione Valle Bene Comune per gestire in modo partecipato il teatro), annuncia l’assemblea del Comitato di sostegno alla Cae di oggi (ore 18): «Uno spazio come quello dell’ex-Mattatoio è ancora una volta teatro di una ennesima tragedia tutta romana: il Comune non si cura degli spazi della città, di tutti quegli spazi che potenzialmente potrebbero rappresentare socialità, solidarietà, cambiamento, qualità della vita, energie alternative, ecososteniblità, cultura. Da un bando iniziale poco chiaro, quello lanciato qualche anno fa quando la Cae nacque, ora c’è un nuovo bando altrettanto poco chiaro, dal quale scompare del tutto la mission dello spazio (altra economia, cooperativismo, fonti di energia) (…) è necessario ancora un volta denunciare le politiche urbane dell’amministrazione di questa città. Nel 2007, le realtà assegnatarie sono entrate senza un progetto comune e lo sviluppo nel tempo della Cae è stato vittima di una situazione di partenza deficitaria, nei contenuti, nella partecipazione, nella condivisione. E ora, non contenti, si riparte con le stesse prerogative: mancanza di trasparenza, un’impostazione imprenditoriale che non tiene conto delle finalità stesse di un luogo del genere, assenza di progettualità condivisa di lungo periodo, e in ultimo,clientelarismo. E’ di stamattina la notizia che la Cae è stata sgomberata. Questo pomeriggio alle ore 18, assemblea cittadina con il Comitato di sostegno alla Cae presso il Teatro Valle Occupato».
ORE 14,30 – AGGIORNAMENTO «Esprimo piena solidarietà agli attivisti denunciati questa mattina, a seguito dello sgombero della Città dell’Altra Economia. Uno sgombero avvenuto con un grande dispiegamento di forze dell’ordine, al fine di consegnare i locali della Cae al nuovo Consorzio che si è aggiudicato il bando, che rischia però di snaturare la vocazione originaria di questo spazio pubblico. Considerando i soggetti che compongono la cordata, alcuni dei quali sono politicamente vicini all’amministrazione di centro destra, è evidente la scarsa credibilità del nuovo progetto. L’amministrazione Alemanno smantella un progetto importante per insediarsi in un altro pezzo di città… ». A dichiararlo in una nota è Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà.
ORE 13 7° AGGIORNAMENTO Il Comitato di sostegno alla Cae è riuscito a realizzare l’incontro con la segreteria dell’assessorato ai lavori pubblici, in attesa di un altro incontro, appena fissato, con il sindaco Gianni Alemanno. Confermato l’appuntamento per l’assemblea cittadina del Comitato di sostegno alla Cae alle 18 di oggi al Teatro Valle occupato (via del Teatro Valle 21).
ORE 11,30 6° AGGIORNAMENTO Invasione pacifica del Comitato di sostegno della Cae presso gli uffici dell’assessorato ai Lavori pubblici del Comune di Roma in via Petroselli. Il Comitato ha immediatamente chiesto all’assessore Fabrizio Ghera un incontro che, piuttosto sorpreso da tanta mobilitazione, ha delagato il dirigente Milana a incontrare quelli del Comitato. Da un balcone dell’assessorato sventola lo striscione «Resistenza creativa. Cae 2.0 Città dell’altra economia».
ORE 10,15 5° AGGIORNAMENTO Il presidio contro lo sgombero della Città dell’altra economia si sta spostando in via Luigi Petroselli 45, all’ingresso dell’assessorato ai lavori pubblici. Intanto su web un passaparola immenso sta rimbalzando attraverso mail, post, sms, messaggi via twitter. Centinaia di messaggi di solidarietà da tutta la società civile romana e da molte città di tutta Italia al Comitato di sostegno della Cae. Al presidio sono stati invitati i giornalisti di tutte le testate romane e nazionali, mentre nel pomeriggio, alle 18, è stata convocata un’assemblea cittadina che si annuncia molto partecipata al Teatro Valle occupato (luogo da confermare).
ORE 8,20 4° AGGIORNAMENTO Le prime foto (di Alessandro Di Ciommo) del blitz. Nella foto in basso, l’uomo in maglietta gialla è Andrea Ferrante di Aiab (uno dei pochissimi al quale è stato concesso l’ingresso alla Cae), che guarda soddisfatto l’intervento delle forze dell’ordine e degli uomini dell’assessorato in mano alla destra.

ORE 7,55 3° AGGIORNAMENTO Di seguito il messaggio appena diffuso dal presidio: «AIAB E LA COOP 29 GIUGNO SGOMBERANO LA CITTA’ DELL’ALTRA ECONOMIA» «Questa mattina alle ore 6 le forze dell’ordine hanno compiuto un blitz entrando di forza nei locali della CAE, presidiata da giorni da cittadini e cittadine, attivisti, rappresentanti di organizzazioni sociali, sindacati e associazioni  che lavorano da oltre un anno e mezzo per ridare nuova vita alla Citta’ dell’Altra Economia.
Questa azione avviene all’indomani di un incontro tra gli occupanti e tre rappresentanti della cordata vincitrice del bando: Salvatore Buzzi della coop. 29 giugno, Enrico Erba e Andrea Ferrante dell’AIAB. L’incontro era stato favorito dal consigliere Andrea Alzetta ed era volto a iniziare un percorso di dialogo con gli occupanti.
Durante questo incontro è stata riconosciuta agli occupanti la legittimità a proseguire le attività e le progettualità portate avanti in questi anni alla CAE. Questa apertura ha portato a definire un ulteriore incontro per oggi per continuare una eventuale trattativa.
Nonostante questo percorso, oggi siamo stati buttati fuori dal presidio e dieci persone sono state denunciate per occupazione abusiva.
Dopo neanche un’ora si sono presentati alla CAE, Francesco Coccia (Comune di Roma), Enrico Erba (AIAB), Andrea Ferrante (AIAB) e Carlo Patacconi (Agricoltura Nuova) che con aria tronfia hanno preso possesso dei locali. L’azione di questa mattina dimostra la connivenza tra realtà che si dichiarano altroeconomiche e pratiche aggressive ed antidemocratiche che nulla hanno a che vedere con il dialogo e la mediazione.
Ribadiamo che la CAE appartiene a tutti i cittadini e le cittadine di Roma come spazi, esperienza e portato, e chiediamo una volta di piu’ che ci sia garantito di proseguire il percorso avviato da tempo, che restituirebbe alla citta’ un luogo di socialita’, economia altra, elaborazione, formazione. Denunciamo all’opinione pubblica cittadina, alla forze politiche e alle forze sociali quanto sta avvenendo e affermiamo che continueremo nella battaglia per la costruzione di spazi di progettazione di altreconomia vera, partecipata e democratica. La mobilitazione proseguirà per veder garantita a questa città un luogo per l’economia solidale vero. Roma non ha bisogno di un altro centro commerciale della green economy.
Appuntamento per tutte e tutti alle ore 9 alla CAE».
ORE 7,40  2° AGGIORNAMENTO Da non credere, è già arrivato il furgone con i rappresentanti diAiab: scendono alcune persone, le uniche alle quali i vigili urbani concedono immediatamente l’ingresso alla Città dell’altra economia. Intanto, molte persone che hanno sostenuto il presidio in questa settimana sono già arrivate a Testaccio.
ORE 07,30 1° AGGIORNAMENTO Non solo quattro auto dei vigili su largo Frisullo e altre all’interno della Cae: a eseguire lo sgombero, in corso in questo momento, ci sono diversi dirigenti e impiegati del Comune di Roma, e tre furgoni con le attrezzatture per iniziare subito i lavori, in modo da consegnare presto l’ex mattatoio alle imprese che si sono alleate con la destra. La polizia al momento non consente a nessuno l’ingresso da largo Frisullo. Al presidio erano presenti una decina di persone denunciate per l’occupazione.

«IO SONO IL NUMERO 9»
Un gruppo di cittadini e cittadine ha scritto un appello «per difendere la Città dell’altra economia e per fermare le destre». Ma anche per rispondere con ironia a chi sostiene che la mobilitazione per la Cae sia un gruppetto di «solo otto persone»…
Appello per difendere la Cae e per fermare le destre
(è possibile firmare nello spazio in fondo a questo articolo chiamato «Lascia un commento», scrivendo nome e cognome)
Qui la denuncia del consorzio Città dell’altra economia dell’accordo sottobanco di Aiab con la destra per la spartizione della Cae.
Siamo cittadini e cittadine che negli ultimi anni hanno frequentato o conosciuto la Città dell’altra economia (Cae). Abbiamo visto e sostenuto, in particolare, le persone e le organizzazioni sociali che da oltre un anno e mezzo lavorano per ridare nuova vita alla Cae e per impedire alle destre di mettere le mani su un patrimonio che appartiene a tutti i romani.
Dal 31 luglio scorso è in atto presso la Città dell’altra economia una mobilitazione permanente  promossa da cittadini e cittadine, ma anche da rappresentanti di oltre quaranta tra organizzazioni sociali, associazioni, cooperative, sindacati, partiti, raccolti nel Comitato di sostegno alla Cae. Una mobilitazione conviviale e determinata, che accetta la sfida di intrecciare principi e pratiche di economia solidale, democrazia dal basso, tutela dei beni comuni e antifascismo, sulla strada aperta da altre importanti pezzi di società civile, di cui il Teatro Valle occupato, il Nuovo Cinema Palazzo e il movimento per l’acqua pubblica sono probabilmente il volto romano più noto.
Come singoli cittadini e cittadine chiediamo:
-       alle istituzioni di rispondere alla richiesta avanzata dal Comitato di sostegno alla Cae di un incontro per avviare un progetto serio, pubblico e partecipato di rilancio della Città dell’altra economia;
-       ad altre organizzazioni sociali di aderire al Comitato di sostegno alla Cae;
-       alle imprese interessate a questo spazio di non firmare alcuno accordo con l’amministrazione comunale;
-       a singoli cittadini di firmare e di promuovere questo appello, ma soprattutto di partecipare alle iniziative sociali e culturali promosse in questi giorni dagli occupanti della Cae, a cominciare dall’assemblea cittadina (tutti giorni alle 19).
Alcuni pretendenti di questo spazio, a proposito della mobilitazione in corso hanno detto pubblicamente che si tratta di «gente che ormai rappresenta solo se stessa, il Comitato non rappresenta più nessuno, dietro non c’è nessuna organizzazione importante. Sono solo otto persone ma molto attive sul web che fanno una disinformazione continua». Otto persone?
PER LA CRONACA FANNO PARTE DEL COMITATO DI SOSTEGNO ALLA CAE:
A Sud; Ailicos; Binario Etico; Blow Up; Cantieri Comuni; Capodarco; Casa internazionale delle donne; Cgil Roma e Lazio; Cnca; Energetica; Equobio; Faircoop; associazione La strada; Nuova Bauhaus; Occhio del Riciclone; RadioPopolareRoma; Reorient; Spot the Difference; Stand Up; Terre; Upter Sport; Action; Casa della Pace; Senza Confine; Federazione della Sinistra; Roma Social Pride (rete a cui aderiscono 23 organizzazioni sociali); PandoraTv; redazione Comune-info; Crap (Coordinamento romano acqua pubblica); Quinto Stato; Arci Solidarietà onlus; Sel Roma; Zappata Romana; Eutorto; Ciclofficina Gazometro, Ingegneria Senza Frontiere Roma; Laboratorio filosofico “SofiaRoney”; Laboratorio itinerante per le decrescita; Un ponte per…; Gas Testaccio Meticcio;
ALTRE ORGANIZZAZIONI SOCIALI CHE HANNO FIRMATO L’APPELLO SONO: Comitato No Debito; Comitato No MasterPlan di Tor Bella Monaca; Comitato Salviamo il paesaggio; associazione Ars nazionale

PER ADERIRE A «IO SONO IL NUMERO 9», IN CODA A QUESTO ARTICOLO TROVATE LO SPAZIO «LASCIA UN COMMENTO» IN CUI SCRIVERE SOLO NOME, COGNOME, CITTA’, EVENTUALMENTE ANCHE APPARTENENZA SOCIALE E PERCHE’ NO QUALCHE RIGA DI MOTIVAZIONE. GRAZIE
Carlo Ferrajoli (Roma) / Ilaria Mascaro (Roma) / Lorenzo Sansonetti (Roma), «Io sono il numero 9: Roberto Pruzzo» / Giulia Fila (Roma), p/artigiana / Marco Pompamea (Roma) / Cristina Formica / Guido Scimia (Roma), Blow-up / Antonello Sacco (Roma) / Gabriele Savona (Sora) / Fabio Zayed (Roma), Spot the Difference / Chiara Sozzi (nomade), ciclofficina del Gazometro / Riccardo Minei (Roma), Blow Up / Davide Lamanna (Roma), Binario etico / Annarita Sacco (Roma), associazione La Strada / Daniela Degan (Roma), Laboratorio itinerante per la decrescita / Alberto Castagnola (Roma), economista / Andrea Scarrini (Roma), ciclofficina del Gazometro / Marzia Bulgarini (Roma), cooperativa Terre / Laura Greco (Roma), A Sud / Mauro Gaggiotti (Roma), cooperativa Energetica / Riccardo Troisi (Roma), Reorient / Adriana Goni Mazzitelli (Roma), ricercatrice / Gianfranco Bongiovanni (Roma), Occhio del riciclone / Monica Di Sisto (Roma), Fair / Alessia D’Andrea (Roma), Nuova Bahaus / Giuseppe De Marzo (Roma), A Sud / Carlo De Angelis (Roma), Capodarco / Giulio Lo Re (Roma), cooperativa Terre / Alberto Zoratti (Roma), Fair / Gianluca Carmosino (Roma), Comune-info e Senza dominio / Luca Scialpi (Roma), cooperativa Terre / Stefano Buscaglia (Roma), Binario etico /




Sementi Antiche: Contributo sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea


Kokopelli e la biodiversità anarchica (e lucrativa)

Da giorni in rete si sproloquia su una recente sentenza della corte di giustizia europea, chiamata a volte direttiva, che istituirebbe l'illegalità delle sementi antiche. Il bello della rete è proprio questo, il parlare/scrivere che viene dalla spontaneità. In questo caso ho aspettato anche io una reazione da parte della Rete Semi Rurali che ha una delega non scritta a occuparsi di problematiche legali, soprattutto se di natura sovrannazionale. Tardando ad arrivare ho deciso di muovermi, come presidente di Civiltà Contadina, una delle associazioni di seed savers italiane, in base a un post sul gruppo FB di Civiltà Contadina. Leggete ora con attenzione:

Dall’esame della questione sollevata non è emerso alcun elemento idoneo ad inficiare la validità della direttiva 2002/55/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa alla commercializzazione delle sementi di ortaggi, e della direttiva 2009/145/CE della Commissione, del 26 novembre 2009, che prevede talune deroghe per l’ammissione di ecotipi e varietà vegetali tradizionalmente coltivati in particolari località e regioni e minacciati dall’erosione genetica, nonché di varietà vegetali prive di valore intrinseco per la produzione vegetale a fini commerciali ma sviluppate per la coltivazione in condizioni particolari e per la commercializzazione di sementi di tali ecotipi e varietà.

Questa è la sentenza, tolte tutte le considerazioni delle parti e dei giudici. Qui si dice incontrovertibilmente che la normativa europea è e resta valida. E questa è una buona notizia. Kokopelli aveva richiesto invece di eliminarla perché ledeva il suo diritto di impresa, che già questo è tutto un dire, ma come diritto di impresa per una associazione non lucrativa? La normativa in effetti contiene ampie possibilità per la diffusione di varietà da conservazione, senza questa normativa sarebbe il caos che è peggio. Anche per le viti e per i bulloni ci sono regole, quelle dele norme ISO che sono internazionali. Se qualcuno propone viti e bulloni fuori standard il mercato gliele rifiuta, non c'è bisogno di leggi europee.

Vediamo invece perché la corte europea è stata coinvolta. Si tratta in effetti di un litigio da pollaio. Baumaux, ditta sementiera, denuncia Kokopelli, associazione senza scopo di lucro, per concorrenza sleale. Entrambe vendono sementi antiche, ma Baumaux segue con scrupolo le regole imposte alle ditte sementiere, invece Kokopelli ritiene non doversi sottomettere a nessuna regola perché è associazione, ma vende sementi che non hanno nessuna registrazione e autorizzazione in Europa e fattura a livello di ditta sementiera. Che fare? Prendere parte per l'una o per l'altra? Kokopelli buona e Baumaux cattiva? I giudici francesi sono portati dalle leggi in vigore a dare ragione a Baumaux. Kokopelli invece ricorre dicendo che le leggi europee ledono il suo diritto di impresa. La Corte di Giustizia dice invece che le antiche varietà possono essere commercializzate, ma bisogna iscriverle secondo le leggi. In Italia ad esempio sono iscrizioni gratuite. Che cosa vietava a Kokopelli di iscrivere le varietà che vendeva rientrando così nell'alveo della legalità? Anche un'associazione lo può fare, Arche Noah in Austria lo ha fatto per decine di varietà e ora le vende tramite una ditta sementiera. Quello che non capisco è perché Kokopelli che impresa non è, ma associazione senza scopo di lucro, fa impresa e vende grandi quantità di sementi. In effetti le leggi in vigore regolano il mercato, ma se regalo sementi non iscritte non entro in contrasto con le leggi.

Entrando nel dettaglio:


  • in alcuni articoli che ho letto viene scritto che ora in base a questa sentenza gli agricoltori non possono più seminare i semi antichi: FALSO!  Gli agricoltori possono continuare a fare come prima, la legge non cambia, anzi in base a questa legge potranno vendere sementi di varietà regionali iscritte al registro regionale o nazionale.

  • ho letto che la registrazione richiede costi di 1.000.000 € e fino a 12 anni di tempo: FALSO! La registrazione di una varietà commerciale richiede 2 anni di prove in campo e circa 3-4.000 €, ma se si tratta di sementi antiche, quelle su cui contendevano Baumaux e Kokopelli, il costo è 0 € e pochi mesi di attesa.

  • c'è chi scrive che gli agricoltori non possono più scambiarsi le sementi: FALSO! Tutto resta come prima, la sentenza ribadisce la validità dei regolamenti della C.E. Gli agricoltori hanno pieno diritto a riseminare con sementi tratte dal proprio raccolto. Quindi possono anche seminare con sementi non acquistate dal mercato.

  • Si dice che le associazione di seed savers diventano fuorilegge: FALSO! Se i semi si regalano fra privati e non si vendono non si entra nel campo di applicazione della legge.

  • Anche un agricoltore o un'associazione può iscrivere una varietà ai registri come varietà da conservazione, se antica, o varietà da uso amatoriale, il costo è 0€. Quello che serve è saper presentare la documentazione richiesta, cioè descrizioni botaniche e bibliografia storica se si tratta di varietà contadina.

fonte www.cadelsanto.org

mercoledì 1 agosto 2012

Appello per creare una rete a sostegno dell’accesso alla terra

 
Nell’ambito delle iniziative utili per concretizzare la campagna per l accesso alla terra, vorremmo costituire un gruppo di lavoro composto da figure professionali con diverse competenze.
Un nuovo insediamento contadino può realizzarsi se chi ha ottenuto l’accesso alla terra – come proprietario o affittuario per almeno 10 anni – è in seguito in grado di proporre un progetto credibile e realizzabile di coltivazioni. Questo consentirà di chiedere il permesso di costruire un’abitazione e, di pari passo, la nuova attività dovrà poter effettuare la vendita della produzione agricola in modo trasparente adeguandosi alla normativa fiscale vigente.
Alla luce di quanto detto sono necessari: 
Un commercialista (aspetti fiscali burocratici legati alla figura dell’imprenditore agricolo)
Un agronomo (piano di miglioramento o di sviluppo)
Un geometra e/o architetto (progettazione dell’abitazione) in grado di proporre un tipo di abitazione “leggera” dal punto di vista ambientale (legno, paglia, terra cruda..) .
I costi attuali delle consulenze di questi professionisti sono in genere tanto alti da impedire sul nascere l’ingresso nel mondo rurale di tutti quelli che, pur dotati di buona volontà e passione, non dispongono di capitali. Per questo abbiamo pensato di diffondere questo appello collegandolo alla Campagna per l’Accesso alla Terra e rivolgerlo a tutto il composito mondo di associazioni di volontariato, onlus, gruppi di acquisto solidale, a tutti quelli che in qualsiasi forma sostengono il mondo rurale, per trovare chi, in modo volontario e quindi gratuito, voglia mettere le proprie capacità a disposizione dei nuovi-futuri contadini..
Per scongiurare qualsiasi possibilità di speculazione immobiliare, i nuovi insediamenti, con le annesse abitazioni, saranno vincolati all’attività agricola e non sganciabili da questa neppure in un futuro remoto.
Una volta costituitosi, il gruppo affiancato da agricoltori già con esperienza ed anch’essi volontari – potrà esere consultato gratuitamente da quanti avranno dichiarato in modo chiaro la propria intenzione di diventare contadini..
 Le adesioni possono essere inviate a

sabato 28 luglio 2012

Vendita Demanio piu´ vicina: magra proposta di modifica (inserimento locazione) per l´alienazione dei terreni demaniali.

Mentre il Ministro ci dice come la cementificazione si mangia il territorio italiano, dall´altra prepara l´alienazione del demanio e questa e´ la magra risposta dei movimenti per la salvaguardia della terra.

Comunicato stampa
Roma, 26 Luglio - AIAB, ALPA ed ARI, membri italiani di via Campesina Europa*, insieme con il Centro Internazionale Crocevia e Legambiente hanno inviato oggi al Ministro Mario Catania i commenti sulla proposta di decreto applicativo per l'assegnazione delle terre pubbliche previste dal decreto legge Salva Italia
Le cinque organizzazioni hanno richiesto con forza che si preveda la locazione piuttosto che all'acquisto delle terre demaniali.
Nella lettera inviata al ministro è stata sottolineata l’importanza di favorire l’accesso alla terra ai giovani singoli o associati che intendano avviare attività agricole.
“Riteniamo impensabile chiedere di investire ingenti somme per l'acquisto, tranne che non si voglia fare un regalo alla criminalità organizzata , unico soggetto oggi in possesso di grande massa di liquidità. Chiediamo un rapida individuazione dei terreni, una procedura trasparente e non burocratica; se gestita bene, dando priorità alla locazione, l'agricoltura, ed in particolare l’agricoltura biologica, può rappresentare una grande occasione di occupazione ripartendo da quella che è la vera economia e non i giochi finanziari a cui si è assistiti con la compravendita di terreni a solo uso speculativo da soggetti non agricoli” – questo il commento dei firmatari della lettera che hanno anche ricordato la grande opportunità di consolidamento che l’affitto delle terre demaniali offre agli enti parco ed altre forme di proprietà collettiva della terra.

mercoledì 25 luglio 2012

Anche il MIPAAF si accorge che e´ ora di cambiare rotta e fermare la speculazione del suolo

Consumo del suolo, Catania: invertire la rotta, cambiando il modello di sviluppo del Paese
(24/07/2012)

"Ogni giorno 100 ettari di terreno vanno persi, negli ultimi 40 anni parliamo di una superficie di circa 5 milioni. Siamo passati da un totale di aree coltivate di 18 milioni di ettari a meno di 13. Sono dati che devono farci riflettere sul fatto che il problema del consumo del suolo nel nostro Paese deve essere una priorità da affrontare e contrastare. In un quadro come quello italiano, che da questo punto di vista non è assolutamente virtuoso, dobbiamo invertire la rotta di un trend gravissimo che richiede un intervento in tempi rapidi. Serve una battaglia di civiltà, per rimettere l'agricoltura al centro di quel modello di sviluppo che vogliamo dare al nostro Paese. Non penso, naturalmente, a un ritorno a un paese agreste, ma immagino uno Stato che rispetti il proprio territorio e che salvaguardia le proprie potenzialità. Noi usciremo vincenti da questa crisi se lo faremo con un nuovo modello di crescita che passa necessariamente attraverso questi temi. Sono spesso, infatti, proprio questi passaggi difficili quelli utili a dare una svolta".

Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, nel corso dell'evento "Costruire il futuro: difendere l'agricoltura dalla cementificazione", organizzato dal Mipaaf presso la Biblioteca della Camera dei Deputati a Palazzo San Macuto. Al convegno, nel corso del quale il Ministro Catania ha presentato un disegno di legge sul tema, hanno partecipato come relatori Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera, e Carlo Petrini, fondatore di "Slow Food".

"Nel corso della storia - ha spiegato il Ministro Catania - si sono alternate epoche in cui la campagna ha vissuto dei momenti di splendore e dei momenti di abbandono. Ma erano fasi fisiologiche, determinate dal progresso. In epoca recente, in questa alternanza, si è inserito un fattore che ha reso il consumo del suolo un processo irreversibile: la cementificazione. È un fenomeno che ha un impatto fortissimo sulle aree agricole del nostro Paese, ma diventa ancora di più preoccupante quando lo vediamo concentrato in quelle zone altamente produttive, ad esempio sulle pianure. È qualcosa di devastante sia per l'ambiente sia per l'impresa agricola, con effetti negativi sul volume della produzione. La sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo".

"Tutto ciò - ha aggiunto il Ministro - avviene in un Paese come il nostro dove il livello di approvvigionamento è molto basso, dato che almeno il 20 per cento dei consumi nazionali è coperto dalle importazioni. Qual è il nostro compito? Dobbiamo aggredire le cause di questo processo, serve una nuova visione economica, un diverso modello di sviluppo. Bisogna anche contrastare l'aggressività di alcuni poteri forti, l'assenza di regole, dobbiamo modificare una certa cecità della politica, introducendo un cambiamento normativo nel meccanismo di spesa degli oneri di urbanizzazione che vanno nelle casse dei Comuni. Purtroppo, su questo aspetto, ancora manca una visione complessiva da parte di molti. Questa battaglia - ha spiegato Catania - è invece talmente importante che non la si vince con la singola iniziativa isolata, ma lavorando insieme, attraverso suggerimenti e il dialogo".

Petrini, nel corso del suo intervento, ha spiegato: "Dobbiamo riuscire a cogliere il senso di questa proposta, che non deve essere solo riconducibile alla dimensione di un Ministero, ma deve porsi come un'indicazione sul modello di sviluppo che riguarda l'intero sistema-paese, che dovrebbe essere sensibile a una riflessione di questo tipo. L'Italia - ha sottolineato Petrini - è sotto lo schiaffo di una situazione speculativa di proporzioni inimmaginabili, c'è bisogno che tutti avvertano la necessità di cambiare l'attuale paradigma produttivo. Noi paghiamo poco gli agricoltori, ma quando perderemo i veri presidi da loro costituiti, e ce ne renderemo conto, sarà troppo tardi. Nel nostro Paese non c'è la responsabilità di sapere cosa fa un agricoltore, mentre tutti dovrebbero sapere che non coltiva solo i frutti della terra, ma preserva l'ecosistema, la tutela del paesaggio, la memoria storica. L'agricoltura va al di là della semplice produzione di cibo".

Rizzo ha aggiunto: "I Padri costituenti avevano già capito tutto, tanto è vero che in uno degli articoli fondamentali della Carta avevano introdotto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Il nostro Paese non ha riserve di gas, non ha giacimenti di petrolio, non ha miniere di diamanti, ma ha un paesaggio unico. E invece che far leva su questo spesso si pensa a cementificare il territorio. Ci sono - ha spiegato Rizzo - aree dell'Italia dove a una bassa crescita demografica si associa un alto tasso di cementificazione. C'è qualcuno che ha detto che 'dai campi di sterminio siamo passati allo sterminio dei campi'. Dobbiamo rendercene conto e capire che si può ripartire dalla terra. Un governo che abbia un senso di quello che, da questo punto di vista, può dare il Paese deve proporre un piano straordinario di rivalutazione ambientale".

fonte Mipaaf



martedì 3 luglio 2012

Land Grab in Italia e all'estero


 
C'è un dato che emerge chiaro e lampante scorrendo il nuovo rapporto dell'associazione Re:Common (www.recommon.org) intitolato «Gli Arraffa Terre»: l'Italia è seconda solo al Regno Unito tra gli Stati europei più attivi nella discutibile pratica del land grab. L'accaparramento dei terreni agricoli negli ultimi anni ha vissuto un vero e proprio boom, anche a causa della crisi che attanaglia il pianeta. Gli appezzamenti di terra, infatti, sono visti sempre più spesso come un bene rifugio per gli investitori, che però, come nel caso degli italiani, hanno scoperto anche un altro affare lucroso: quello degli agro-combustibili.
In totale sono una ventina le compagnie del nostro paese attive in maniera decisa in questo business. Nomi più o meno conosciuti, da Eni a Maccaferri, fino ai tre big del credito (Unicredit, Intesa e Monte dei Paschi di Siena). Se in Patagonia si è mossa in grande stile la Benetton, non mancano le imprese di dimensioni medie, molto presenti soprattutto in Africa, in particolare in Mozambico, Etiopia e Senegal.
Le compagnie italiane acquisiscono a poco prezzo e per periodi molto lunghi decine di migliaia di ettari in paesi afflitti da siccità e fame, come l'Etiopia, per impiantare colture intensive, con lo scopo di produrre cibo per l'esportazione o per coltivare olio di palma o jatropha poi impiegati, come accennato prima, per generare agro-combustibili.
Si pensi al caso della Fri-el Green, che proprio in Etiopia ha messo le mani su 30mila ettari, pagati la miseria di 2,5 euro l'uno l'anno per un periodo di 70 anni, la cui produzione di olio di palma potrebbe essere destinata ad alimentare la controversa centrale termoelettrica di Acerra. O ancora alle numerose imprese che, con l'aiuto delle autorità governative e consolari italiane, sono sempre più attive in Mozambico.
Nonostante le rassicurazioni delle compagnie, le stesse colture hanno un impatto molto negativo sulle comunità locali. Le piantagioni di jatropha, per esempio, entrano spesso in competizione con la produzione alimentare, sia ovviamente nel caso in cui vengano messe a coltura su terreni molto fertili, sia quando sono coltivate su terre cosiddette marginali, ma in realtà essenziali per la sussistenza di piccoli agricoltori, pastori, cacciatori e raccoglitori. Questo compromette in maniera permanente tali mezzi di sussistenza, distrugge preziosi ecosistemi naturali e danneggia irreparabilmente la biodiversità locale.
Oltre all'accaparramento di terre all'estero, favorito dalla zelante disponibilità degli esecutivi locali, negli ultimi mesi si è aperto anche un «fronte interno», caratterizzato dalla alienazione dei terreni agricoli del demanio pubblico, prevista dall'articolo 66 della Legge di stabilità del 2012. Un provvedimento molto discusso e avversato, tanto che Genuino Clandestino (http://genuinoclandestino.noblogs.org) ha subito lanciato una campagna nazionale per chiedere una modifica del dettato normativo.
La settimana scorsa sono state consegnate al presidente del Consiglio Mario Monti migliaia di cartoline sottoscritte da aprile a metà giugno proprio per dire no al tentativo di svendita delle terre pubbliche da parte del governo.
Secondo Genuino Clandestino continuando su questa linea si fa solo il gioco degli speculatori, privando le comunità della prerogativa di decidere come gestire in maniera responsabile ed efficace ampie fette del territorio del nostro Paese. Insomma, in Italia o all'estero, la rincorsa agli ettari di terra da parte dei soggetti privati sembra solo all'inizio.
 
di Luca Manes "Il Manifesto"
 

domenica 1 luglio 2012

Mobilitazione per la campagna terra bene comune

Comunicato Stampa
NO ALLA VENDITA DEI TERRENI PUBBLICI, SI ALLA TUTELA DEI BENI COMUNI!

La campagna Genuino Clandestino ha lanciato una mobilitazione nazionale contro l’alienazione dei terreni agricoli del demanio pubblico, prevista dall’articolo 66 della Legge di stabilità del 2012. La giornata di mobilitazione del 28 giugno prevede la consegna al presidente del Consiglio Mario Monti delle migliaia di cartoline sottoscritte da aprile a metà giugno per opporsi al tentativo di svendita delle terre pubbliche da parte del governo.

In questa occasione in varie città italiane si terranno iniziative davanti alla prefetture, mentre a Roma alcune attività saranno promosse dall’associazione Terra Terra.

La vendita delle terre pubbliche si innesta in un disegno più ampio di privatizzazione dei beni comuni, che ha già colpito il settore dei trasporti, gli acquedotti, gli immobili e la rete viaria. I presunti benefici derivanti dalla consegna al mercato di servizi e beni di tale importanza, enfatizzati dalla necessità di ridurre l’ingente debito pubblico italiano, sono in realtà solo uno specchietto per le allodole. Continuando su questa linea si fa solo il gioco degli speculatori e, in particolare dando via le terre agricole, si privano le comunità della prerogativa di decidere come gestire in maniera responsabile ed efficace ampie fette del territorio del nostro Paese.  

“Le terre demaniali sono e devono restare patrimonio delle comunità locali, per questa ragione chiediamo alla società civile  di mobilitarsi affinché il governo cambi rotta. I beni comuni sono sempre più sotto attacco, ma come ha dimostrato la vittoria del referendum sull’acqua del giugno dello scorso anno i cittadini italiani sono contrari alla loro privatizzazione e rivendicano un modello di gestione differente e completamente staccato dalle logiche di mercato”.