lunedì 10 marzo 2014

Mondeggi: la fattoria senza padroni


di Daniela Poli, Eddyburg.it
Nelle campagne fiorentine in questi ultimi mesi una comunità variegata di soggetti sta cercando ditrasformare una “proprietà pubblica” in “bene comune”, mettendocela tutta per sconfessare la nota affermazione di Hardin (1968) sulla tragedia dei beni comuni. Al crescere della popolazione cresceva, secondo Hardin, l’indeterminazione e l’incapacità dei soggetti di trovare accordi e forme di gestione condivisa, così l’unico modo per salvare la risorsa era privatizzarla. L’esperienza del movimento “Mondeggi fattoria senza padrone”, sta percorrendo la strada opposta. Sta cercando di fermare la vendita di un bene pubblico, la fattoria medicea di Mondeggi, chiedendo alla pubblica amministrazione di sperimentare un accordo con un gruppo di soggetti che intendono prendere in carico la fattoria e gestirla in forma comunitaria in base a un documento di principi e di intenti che è stato discusso collettivamente in assemblee pubbliche e in rete e approvato definitivamente il 12 Gennaio 2014 nell’Assemblea plenaria territoriale di Pozzolatico.
Proprio nelle società avanzate in rapida crescita risulta non solo utile ma anche efficace reintrodurre la terza categoria economica del “comune”, schiacciata con la rivoluzione industriale dallapresenza bipolare dello Stato e del Mercato (Ostrom, 2006). Le gestione dei beni comuni ha consentito a molte fasce della popolazione di potersi sostenere integrando il reddito proveniente da altri settori e di mantenere efficacemente la risorsa (boschi, acque, pascolo, agricoltura, ecc.). Non casualmente in Toscana proprio i boschi più marginali, quelli ancora gravati dagli usi civici, sono fra i più ricchi in biodiversità, come emerge dallo studio per il piano paesaggistico della regione. Oggi lo spettro delle risorse da gestire in forma comunitaria si allarga e arriva a includere lo stesso spazio pubblico, istituzioni culturali come il Teatro Valle, attività produttive (Belingardi 2012). Da più parti emerge la richiesta di riconoscimento di queste nuove pratiche di gestione collettiva che troppo spesso vengono semplicemente rifiutate perché dichiarate tout court, “illecite”, confondendo ancora una volta giustizia e legalità. In molti casi, come ricorda Jan van der Ploeg (Ploeg 2009) sono le leggi recenti frutto ancora di un processo di modernizzazione imperante a mettere fuori leggele attività di lungo periodo attraverso le quali i contadini gestivano in maniera semplice e virtuosa le risorse territoriali. Molte delle pratiche agronomiche recenti (agricoltura biologica, biodinamica, contadina) riportano in auge prassi consolidate ibridandole con la contemporaneità (riuso delle energie locali, uso del buon letame, scambio delle sementi, scambio, baratto, ecc.).
Sovente queste novelties “violano i codici di comportamento esistenti o le norme per l’interpretazione delle cose”, diventando così semplicemente “illegali”, anche se contengono principi di giustizia e di moralità. Sostenere le novelties o le azioni di retro-innovazione (Stuiver 2006) significa in molti casi riabilitare tecniche e forme di gestione già presenti in passato e oggi fatte precipitare nell’abisso dell’illegalità.Affermare la cittadinanza di un altro modo di possedere (Grossi 1977) puntando sulla centralità del valore d’uso rispetto alla proprietà, come consuetudinein molte comunità contadine ancora sino alla soglia del XIX secolo,comportacome nel caso delle novelties un cambiamento legislativo.
In questo senso si muove come noto il lavoro in Italia della Costituente per i beni comuni che nelle assemblee itineranti sul territorio si occupa di definire giuridicamente il concetto di ” bene comune”, per allargare legalmente la forbice fra lo Stato e il Mercato, fra il Pubblico e il Privato e consentire alla moltitudine di risposte sociali che resistono all’omologazione modernizzatrice di trovare sempre più spazi di espressione (giardini, orti, teatri, parchi, spazi urbani, residenze, luoghi sociali, ecc.), affermando in tal modo la pienezza di una soggettività collettiva portatrice di diritti in tutti quei casi in cui, prescindendo dal titolo di proprietà del bene, si generino utilità comuni da preservare anche per le generazioni future. L’esperienza della fattoria di Mondeggi è una di queste tante realtà che costellano il panorama italiano.
Da qualche mese una variegata rete di soggetti (agricoltori, artisti, produttori biologici e biodinamici, cittadini dei GAS, studenti, tecnici, professionisti, giovani laureati)e associazioni si è federata a Firenze nel movimento Terra Bene Comune, con lo scopo didifendere il diritto all’accesso alla terra e di contrastare la vendita dei beni demaniali proponendo in alternativa l’affidamento in comodato di aziende agricole e terreni pubblici a giovani e soggetti della nuova “agricoltura contadina”. La Fattoria di Mondeggi è diventata ben presto il simbolo di questa lotta con il costituirsi in forma assembleare del Comitato verso Mondeggi Bene comune Comune molto radicato anche nel territorio locale.
L’Azienda agricola di Mondeggi-Lappeggi, situata nei rilievi collinari a sud est di Firenze nel comune di Bagno a Ripoli, è un bene di proprietà della provincia di Firenze dall’inizio degli anni 60 del secolo scorso. La tenuta, appartenuta a nobili fiorentini come i Bardi, i Portinai, i Della Gerardesca è stata per un breve periodo anche di proprietà di un ente collettivo come lo Spedale di Santa Maria Novella.a.[1] L’azienda è complessivamente di circa 200 ettari ed è composta approssimativamente da 12.000 olivi, da 22 ettari di vigne in parte da reimpiantare, da 60 ettari fra seminativi e pascoli, da 6 case coloniche e da una villa-fattoria con annesso parco storico di impianto ottocentesco.
Dopo l’acquisto da parte della provincia è stato smantellato l’antico assetto poderale che vedeva nella villa la fattoria centro aziendale con funzione di coordinamento dei poderi. La riorganizzazione generale è stata fatta secondo i dettami dall’allora fiorente agroindustria con la realizzazione di grandi superfici continue gestite da operai agricoli, la realizzazione di un “centro aziendale” con capannone ove portare le funzioni agricole un tempo svolte dalla villa, la distruzione dei poderi intesi come autonome unità produttive policolturali, la specializzazione delle colture finalizzata a una forte meccanizzazione. Seguendo la procedura dell’aziendalizzazione, la provincia ha affidato integralmente la tenuta agricola alla società agricola Mondeggi-Lappeggi srl mantenendo il controllo diretto sulla villa-fattoria e sul parco – luogo di svolgimento di molte feste pubbliche e di iniziative associative. La società Mondeggi-Lappeggi non ha mai definito un progetto organico e strategico di lungo respiro in grado di coinvolgere attori sociali e costruire un riferimento per la popolazione locale, rompendo la lunga tradizione di “vendita diretta in fattoria”. La retorica del “polo di eccellenza” totalmente estraneo al territorio ha portato alla definizione di sperimentazioni molto specialistiche talvolta in concorso con soggetti privati (frantoio di qualità, combustore per biomasse da colture oleaginose, fertilizzanti fogliari di sintesi della multinazionale YARA, ecc.) mentre le colture arboree venivano semiabbandonate e concesse in affitto con contratti annuali di coltivazione. La conduzione ha finito per produrre un indebitamento imponente (il comitato parla di circa1.000.000 di euro) e il degrado progressivo di unpatrimonio paesaggistico di enorme valore, che da sempre ha rappresentato un ancoraggio identitario per gli abitanti del territorio. Con la messa in liquidazione della Società si è aperta una fase di ricerca di possibili interessati all’affitto o all’acquisto della tenuta agricola, in toto o frazionata in più parti, fino ad arrivare poiterra anche all’inserimento della villa e del suo parco tra i beni alienabili dell’ente provincia. Il tutto con la fiera opposizione dell’amministrazione locale che non accetta di vederesvenduto una proprietà pubblica di tal entità. All’incapacità nella gestione di un bene pubblico si aggiunge quindi la miopia politica che non coglie la domanda sociale emergente dai bisogni della popolazione locale e non è in grado di rilanciare con un progetto di alto valore culturale, così come accade in molte realtà nazionali e internazionali: il parco-campagna nella provincia di Bologna o il parco sud Milano, per citare solo i più noti in Italia, producono innovazione proprio a partire dalle messa in valore di aziende agricole pubbliche.
Il comitato per Mondeggi Bene Comune ha iniziato un’interlocuzione con la provincianell’intento di ottenere l’affidamento dell’intera azienda in base alla Carta degli Intenti e dei Principi (cfr. allegato) redatta nel gennaio di quest’anno. Le azioni del comitatohanno cercato da subito di dialogare e di coinvolgere la popolazione locale nelle attività proposte. Le stesse modalità di costruzione partecipata della decisione sono strutturate in forme inclusive che coinvolgono tanto i futuri abitanti di Mondeggi – la Fattoria, un gruppo di quasi 40 persone che intendono vivere e a lavorare nei poderi traendone il proprio sostentamento -– quanto gli attivisti che partecipano al progetto e la comunità locale – organizzati nell’assemblea territoriale.
Le assemblee del comitato si susseguono a ritmo incalzante e hanno creato in poco tempo una comunità inclusiva, in grado di intercettare il sentire degli abitati e di produrre progetto locale che, in virtù delle competenze collettive che raggruppa, produce documenti e progetti tecnici di trasformazione come supporto alla richiesta di affidamento del bene. Il progetto è articolato, ma si fonda sull’idea che la reintroduzione dell’agricoltura contadina sia un vantaggio per tutta la società grazie ai servizi ecosistemici che produce, alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio insiti nelle forme della suo farsi, alla capacità di creare ricchezza localizzata con un mercati locali che ruotano attorno alla filiera corta e alla vendita diretta. L’agricoltura contadina è naturalmente multifunzionale con possibilità di sviluppare attività didattiche, sportive, turistiche, ricettive, artigianali e ludiche.
1797469_1390821601180808_292958475_nUna delle primissime azioni dimostrative fatte dal comitato è stata la “festa per la raccolta delle olive di Mondeggi”. A Firenze la raccolta delle olive e i festeggiamenti dopo la frangitura con pranzi e cene a base d’olio nuovo sono da sempre un momento di gioia iscritto nel patrimonio genetico locale. Una giornata in cui una folla di variegata umanità (quasi 150 tra studenti universitari, anziani del territorio, bambini coi loro genitori, stranieri, professionisti) ha lavorato dalla mattina presto fino al pomeriggio tardo trovando il tempo anche per seguire lezioni di potatura. Il 50% dell’olio prodotto, come da consuetudine, è andato a chi ha fatto la raccolta e il restante è stato redistribuito alla popolazione di Bagno a Ripoli in occasione di mercati ed eventi pubblici con il logo “olio di Mondeggi” e la spiegazione sugli intenti del movimento di salvare un bene della comunità. La raccolta popolare si è inserita nel contesto della due giorni nazionale per i Beni Comuni, 16 e 17 novembre, lanciata da Genuino Clandestino,[2] come esempio di uso dei beni comuni per la produzione di lavoro utile e di ricchezza diffusa.
Nella tenuta si sono svolte affollate passeggiate progettanti, sempre aperte a tutta la popolazione, in cui i partecipanti, in base alle loro competenze, hanno espresso desideri e condiviso informazioni storiche, tecniche e agronomiche. Un’altra iniziativa è stata quella del riconoscimento e della raccolta delle erbe spontanee nelle terre di Mondeggi che ha visto la partecipazione di più di cento persone provenienti luogo massicciamente dal comune di Bagno a Ripoli. La presentazione del progetto viene fatta in molti e affollati luoghi d’incontro sul territorio, in cene e assemblee nei circoli ricreativi che hanno tutte un riscontro di consenso e di seguito inimmaginabile. [3] E’ stato presentato alla provincia, nelle more della liquidazione della società Mondeggi-Lappeggi srl (che non consente oggi alla provincia di poter disporre degli immobili) una richiesta di breve periodo per l’affidamento al comitato delle terre incolte e di alcune strutture che potrebbero sin da subito consentire di svolgere alcune attività agricole produttive pur senza abitare nei luoghi – con la disponibilità del comitato a formalizzare una qualche forma associativa che consenta l’affidamento istituzionale del bene. È di questi giorni un affollatissimo consiglio comunale in cui tutte le forze politiche all’unanimità hanno votato una mozione nella quale si chiede alla provincia di non proseguire con la vendita e di trovare le forme per affidare la fattoria ai soggetti che,intervenuti al consiglio stesso,hanno proposto progetti con la richiesta di affidamento parziale del bene. E’ stata istituita a tal fine una commissione mista composta da rappresentati delle istituzioni (tecnici e amministratori di provincia e comune) e da rappresentanti del comitato. Si è aperta una fase delicata che vede tutto un paese coinvolto sulle sorti della fattoria.
E’ auspicabile che anche nelle amministrazioni locali fiorentine sia possibile trovare le modalità per trasformare azioni e intenti nella definizione concreta di quelle terza forma di bene, né pubblico né privato, che molti comuni italiani stanno cercando di mettere a punto da Bologna a Roma da Milano a Napoli. Questi primi primo segnali di dialogo lasciano bene sperare sul fatto che proprio dal paesaggio fiorentino, luogo di sperimentazione in tempi storici, possa nascere un’opportunità in grado di dare corpo a quel senso del paesaggio democratico, quotidiano e inclusivo che la Convenzione Europea del paesaggio, firmata proprio in una fattoria medicea, propugna.

Bibliografia citata
Belingardi C. (2012), “Città bene comune e diritto alla città”, in Bellomo M. et al. (a cura di) Abitare il nuovo/abitare di nuovo ai tempi della crisi, ,Clean, Napoli.
Grossi P. (1977), Un altro modo di possedere. L’emersione di forme alternative di proprietà alla coscienza giuridica postunitaria, Giuffrè, Milano
Ostrom E. (2006) Governare i beni collettivi, Marsilio, Venezia – ed. orig. 1990.
PloegJ. D. van der (2009), Nuovi contadini. Le campagne e le risposte alla globalizzazione, Donzelli, Roma – ed. orig. 2006
Stuiver M. (2006), “Highlighting the Retro Side of Innovation and its Potential for Regime Change in Agriculture”, in Terry Marsden T., Jonathan Murdoch J. (ed.), Between the Local and the Global – (Research in Rural Sociology and Development, Volume 12 ), Emerald

Note
[1] http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=57098&RicProgetto=reg-tos
[2]http://genuinoclandestino.noblogs.org/
[3] Cfr. il blog di Verso Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni http://tbcfirenzemondeggi.noblogs.org/ e la pagina Facebookhttps://www.facebook.com/mondeggi.benecomune

Appendice
Carta degli Intenti – Verso Mondeggi Bene Comune
L’intento principale è quello di riabitare Mondeggi, insediando nuclei familiari e singole persone nelle abitazioni rurali già esistenti della Fattoria, in modo da ricostituire il “popolo di Mondeggi” che dovrà essere composto in primo luogo da coloro che si dedicheranno al lavoro della terra.
All’interno del nuovo villaggio contadino verrà praticata un’agricoltura familiare dedicata all’autosufficienza alimentare dei poderi, attraverso orti condivisi e piccoli allevamenti da cortile, inoltre gli abitanti – assieme anche a persone non residenti a Mondeggi, ma che vorranno lavorarci tutti insieme nell’intento di ridurre progressivamente l’impronta ecologica costituiranno la “Fattoria senza padroni” che si articola mediante due forme assembleari:l ’Assemblea di Fattoria e l’Assemblea plenaria territoriale.
L’Assemblea di Fattoria stabilirà la forma associativa, lo statuto e il regolamento e definirà i metodi di funzionamento interno inclusa la turnazione dei responsabili della gestione, inoltre sarà lo strumento primario di organizzazione del lavoro, delle risorse, e dei piani colturali, basandosi su i seguenti principi cardine:
la solidarietà al posto della concorrenza;
la giustizia sociale;
l’uguaglianza e la reciprocità dei diritti;
l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali;
la salute dei produttori e dei consumatori;
la salvaguardia e l’incremento della biodiversità e della fertilità dei suoli.
l’utilizzo di forme di finanza mutualistica e solidale e di pratiche di scambio e di baratto.
Sulla base di questi principi l’Assemblea di Fattoria si occuperà delle colture più impegnative per estensione e da reddito, organizzandosi in gruppi di interesse, ritenendo vitale lo scambio di manodopera e il mutuo soccorso.
I mezzi di produzione potranno essere di proprietà collettiva o individuale, mentre i locali di spaccio, trasformazione e stoccaggio saranno comunitari. I prodotti contadini verranno distribuiti al pubblico direttamente nello spaccio della Fattoria e attraverso il circuito dei Mercati Contadini e dei Gruppi d’Acquisto Solidale.
Dato che la Fattoria di Mondeggi è per tutti noi un bene comune, riteniamo che appartenga alla comunità territoriale che con essa ha rapporti storici e culturali.
Nostro intento quindi, sarà quello di includere per quanto possibile, la comunità nella gestione partecipata.
L’Assemblea di Fattoria, con questi intenti assumerà le decisioni al suo interno mediante il Metodo del Consenso e le sottoporrà all’Assemblea plenaria territoriale che potrà esprimere pareri e modifiche con il medesimo Metodo.
Le due Assemblee sono composte da persone singole, nel rispetto della Carta dei Principi.

La fattoria aperta
La prossimità di Mondeggi all’area urbana risulta strategica per rinnovare le relazioni fra città e campagna, sensibilizzando e coinvolgendo cittadini-consumatori sempre più consapevoli e contadini-produttori sempre più responsabili in percorsi di co-produzione.
Per questi motivi la “Fattoria senza padroni” sarà sempre aperta alla popolazione attraverso varie attività: laboratori didattici per bambini e non solo, un calendario di visite alla fattoria sul modello dei percorsi di Garanzia Partecipata, programmi d’integrazione della disabilità, momenti di festa e convivialità legati alle produzioni stagionali, ma soprattutto attraverso un confronto costante tra l’Assemblea dei residenti e l’Assemblea plenaria territoriale per Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza padroni, in un virtuoso rapporto di reciproca dipendenza.
Questa mutua dipendenza dovrà essere sempre salvaguardata.

A scuola dai contadini

Sappiamo bene che non si può parlare di ritorno alla terra, di “rinascimento dell’agricoltura” se non si creano momenti di trasmissione gratuita dei saperi e delle buone pratiche.
Per questo riteniamo che il villaggio contadino che potrebbe nascere a Mondeggi sarebbe il luogo ideale per una scuola di vita contadina.
Questo tipo di attività formativa potrebbe inoltre avvalersi del contributo dell’Ass.WWOOF Italia, vista la sua esperienza pluridecennale nel mettere in relazione le persone che vogliono fare pratica di agricoltura naturale e le aziende che già la fanno.
Oltre alla conoscenza diretta delle pratiche agricole la Scuola Contadina potrebbe anche offrire incontri e seminari dedicati, proporre mostre e presentazioni di libri sulla civiltà contadina e l’agricoltura naturale, convegni, mostre e tutte quelle attività volte alla promozione dei contenuti della presente Carta dei Principi e degli Intenti in collaborazione con tutti coloro che vi ci si riconoscono.

Il parco della condivisione
Perché Mondeggi sia un luogo di condivisione, avanziamo queste proposte:
- dedicare parcelle di seminativo ad orti sociali e condivisi, assegnati dalle assemblee a gruppi di famiglie o singoli che vogliano dedicarsi all’autoproduzione di almeno una parte del proprio fabbisogno alimentare;
- creare un vivaio “popolare” contadino per la produzione di piantine biologiche che vada incontro alle esigenze dei piccoli produttori, degli amatori e di chi produce per l’autosostentamento e che possa coinvolgere nel ciclo produttivo anche persone in difficoltà. Il vivaio avrà inoltre le funzioni di recupero del germoplasma, valorizzazione della biodiversità agraria e vegetale, di banca del seme, riproduzione di varietà rare o antiche, luogo d’incontro, confronto e scambio di conoscenze sui semi/marze, innesti, lieviti ed esperienze su tempi, modi e tecniche colturali senza utilizzo di prodotti chimici di sintesi;
- allestire un apiario didattico dove poter osservare in tranquillità il volo delle api;
- allevare animali dedicati sia a fini produttivi che terapeutici nei principi del benessere reciproco;
- allestire uno spazio dedicato al gioco dei piccoli e dei meno piccoli;
- realizzare un teatro di paglia dove organizzare nel periodo estivo rassegne di teatro, musica e balli nell’aia e dinamicamente tanto altro;
- fare di Mondeggi il centro di itinerari di conoscenza e di pratica amichevole dei valori del Territorio, a cominciare dalle terre pubbliche di Bagno a Ripoli.
- organizzare momenti di raduno nazionale delle reti contadine.
Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza padroni sarà un percorso di sperimentazione sociale in continua evoluzione.
Questo documento è il risultato di un percorso partecipativo, che si è sviluppato attraverso molteplici incontri, iniziative e assemblee pubbliche.

Il presente documento è stato approvato dall’Assemblea plenaria territoriale domenica 12 Gennaio 2014 in Loc. Pozzolatico (Impruneta, Fi)

Terre pubbliche, arriva il bando Arsial nel Lazio

Quarantaquattromila nel Lazio e più di mille solo a Roma. Sono i numeri dei nuovi imprenditori agricoli, quelli che alla soglia dei trentasette anni dirigono le loro aziende. Abbastanza giovani da rappresentare un'anomalia salutata con entusiasmo dalle categorie di settore. Ma il ricambio generazionale nelle campagne romane è ancora tutto da costruire, come dimostra l'ultimo censimento Istat (2010) che non può tenere conto dei “giovanissimi”, aspiranti contadini senza eredità e credito. A questi, invece, si erano rivolti in campagna elettorale gli amministratori locali, promettendo di mettere a bando le terre pubbliche nei primi cento giorni di governo.
Un ottimismo largamente superato, complice la macchina amministrativa del Comune impantanata negli errori del passato, tra aree verdi ostaggio di compensazioni urbanistiche (peraltro scadute, come dimostrail caso di Borghetto San Carlo) e uffici tecnici “in sofferenza numerica” riferiscono dagli assessorati.
ARSIAL, PRONTO IL BANDO - Marce ingranate invece in Arsial, l'Agenzia regionale che si occupa di agricoltura, dove già dalla prossima settimana verrà presentato il piano per le terre incolte. “Abbiamo completato la ricognizione delle terre insieme all'assessorato regionale – dichiara Rosati – non è emerso un patrimonio immenso nella disponibilità dell'Arsial, ma parliamo comunque di oltre 300 ettari. Lunedì incontreremo il Coordinamento romano per l'Accesso alla Terra per una riunione tecnica e dopo qualche giorno, probabilmente mercoledì, saremo in grado di pubblicare la prima manifestazione di interessi a cui seguirà il bando con le agevolazioni pensate proprio per i giovani”. Otto, secondo le prime indiscrezioni, le aree individuate: in provincia di Roma, a Cerveteri, Viterbo, Nazzano, Magliano Romano, Montalto di Castro, Tarquinia e Proceno.
Campagna (foto di Cooperativa Coraggio)
LA DELIBERA IN CAMPIDOGLIO - Dal Comune nessun passo indietro rispetto al programma elettorale, rassicura l'assessore al Patrimonio, Luigi Nieri: “La delibera è stata scritta, firmata, e consegnata al Segretariato Generale come da prassi – spiega – su questo testo ci confronteremo con la maggioranza a cui sta a cuore il futuro dei giovani agricoltori e approveremo il bando per le terre pubbliche”. “Il patrimonio agricolo deve diventare non solo un elemento di ripresa economica, ma anche e soprattutto un elemento ambientale e culturale” aveva detto il sindaco Marino lo scorso 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell'alimentazione.
UNA GENERAZIONE PRONTA A SEMINARE” - E' quello che chiede da oltre due anni il 'Coordinamento romano per l'Accesso alla Terra': “Se è vero che le amministrazioni romane e laziali sono giovani e affrontano notevoli emergenze, è vero anche che quello agricolo è settore un strategico per il rilancio economico e sociale, in grado di valorizzare le risorse migliori del nostro ricco territorio - dichiara il portavoce, Attilio Albiani -, come Coordinamento abbiamo fornito ampie analisi e soluzioni a portata di mano, siamo stati tra i primi in Italia a parlare di terre pubbliche, ma le altre regioni ora sono più avanti”. In Toscana ad esempio, dove è già operativa la 'Banca della Terra', a un anno dal varo della legge regionale che istituisce l’Ente 'Terre di Toscana'. Perfino la ministra dell'Agricoltura, Nunzia De Girolamo, ha accolto un emendamento che riserva il 20% dei terreni agricoli demaniali per l'affitto agli under 40. “Ogni giorno che passa sono soldi e servizi che non produciamo, posti di lavoro che rimangono in attesa – aggiunge Albiani - e questo è grave e sconveniente. I tempi dell’agricoltura non sono quelli della politica, non sprechiamo una generazione che ha voglia di rimboccarsi le maniche, non perdiamo un’altra semina”.
LA REGIONE FARA' LA SUA PARTE” - La legge nel Lazio è già scritta, e le sue sorti sono legate al consiglio regionale. La prima firmataria del testo, la consigliera Marta Bonafoni (Per il Lazio) rilancia: “Il 2014 si deve aprire sotto l'insegna delle terre ai giovani, un'operazione che rafforza i tre capisaldi della maggioranza: un nuovo modello di sviluppo, la valorizzazione dell'identità territoriale e le risposte al grandissimo tema della disoccupazione giovanile con la promozione dei talenti”. “La buona notizia, intanto, arriva dall'Arsial – commenta Bonafoni – ora il consiglio regionale dovrà assumersi le sue responsabilità, dotando il Lazio di una legge che è stata depositata all'ottava commissione e aspetta di iniziare il suo iter”. Sui tempi, conclude: “La commissione è stata impegnata in una questione fondamentale, la riduzione delle società regionali, e adesso siamo pronti a ripartire dai giovani”.  
 Carmen Vogani

lunedì 6 gennaio 2014

Si alla Biodiversità, No agli OGM: incontro associazioni 7 gennaio in Veneto

SI ALLA BIODIVERSITA' NO AGLI OGM


Il 2014 si preannuncia un anno cruciale per la biodiversità
coltivata.

Infatti sono due i temi caldi di questi giorni. La questione della libertà di scambio, commercializzazione, coltivazione delle varietà locali, antiche, riproducibili, che la legislazione comunitaria tende sempre più a limitare o ostacolare..e quella degli OGM


Rischiamo seriamente che le moltissime varietà locali vengano o penalizzate da legislazioni (utili solo alle multinazionali sementiere) o contaminate dalle famigerate sementi frankenstein

Purtroppo quanto accaduto lo scorso anno in Friuli rischia di essere una prova generale per le semina 2014. Infatti nonostante una legge nazionale che, almeno nell'apparenza vietava le coltivazioni OGM per 18 mesi, in alcuni campi del pordenonese si è coltivato e raccolto Mais Monsanto Mon810 senza che nessuno intervenisse

Ci sono state proteste, mobilitazioni e paradossalmente quelle coltivazioni "illegali" sono state difese e protette dalle forze dell'ordine; i politici Regionali si son dichiarati contrari agli OGM ma nei fatto non hanno mosso un dito.


Un elemento, relativo alle semine di mais Monsanto 810 in Friuli che dobbiamo ben tenere presente è quello diffuso dal Corpo Forestale che ha riscontrato la CONTAMINAZIONI di mais locali da parte del mais transgenico


Quello che molti si chiedono è..Si ripeterà lo stesso anche in altre Regioni quest'anno?


Noi vogliamo con tutte le nostre forze che ciò non accada

Crediamo pertanto che sia indispensabile mobilitarsi e far sentire forte la nostra voce,

promuovere azioni di informazione, di sensibilizzazione, di approfondimento e di contrasto a queste minacce

Un azione che è partecipazione, che è far conoscere, promuovere difendere e diffondere la biodiversità coltivata locale, che è informare sui molteplici rischi che comporta la coltivazione e il nutrirsi (direttamente o indirettamente) con OGM.


Un azione che è individuare e evidenziare filiere OGM Free, che è chiedere con forza una TRACCIABILITA' certa e di facile comprensione. Un agire che è un denunciare i paradossi di un sistema agricolo che non tiene in alcuna considerazione la fertilità del suolo, la sicurezza del cibo, la biodiversità, la salubrità e che ha quale unica finalità il massimo profitto (per pochi a scapito di tutti) e la massima resa


E' per questo motivo che da qualche settimana si sta costituendo un coordinamento, una realtà aperta a tutte e tutti, ad associazioni, gruppi, singole persone

Un percorso fatto di mille colori, forme, pratiche, modalità da costruire assieme. A cui tutti possono partecipare e dare la propria adesione



Vi invitiamo a costruire con noi questo percorso a favore della biodiversità, della salubrità, della sovranità alimentare E pertanto contro ogni controllo sui semi e OGM

Aderire significa impegnarsi, ogni uno coi suoi tempi e modi alla diffusione e alla costruzione di questo percorso partecipativo

Un percorso che da uguale dignità sia a chi vi dedica tempo ed energia per organizzare e partecipare a presidi, volantinaggi, flash mob, serate informative che a chi attacca un volantino alla bacheca del suo comune o diffonde mail e scritti

VI RICORDIAMO CHE E' GIA' STATO FISSATO UN INCONTRO/ASSEMBLEA PER COSTRUIRE ASSIEME QUESTO PERCORSO. 
VI ASPETTIAMO PERTANTO:
MARTEDÌ 7 GENNAIO .. A CAMPODARSEGO (PD)
PRESSO LA SEDE DI RADIO GAMMA5 
in via Antoniana 66 (inizio ore 20.30)

Molte le adesioni fin qui giunte a questo progetto 
Radio Gamma 5

AltraAgricoltura

Civiltà Contadina

Gruppo Coltivare Condividendo

AIAB Veneto
Coordinamento tutela biodiversità Friuli Venezia Giulia
Amisi del Piovego
per L'Osteria di Fuori Porta (Padova)
El Tamiso (padova)
Movimento per la Decrescita Felice di Venezia, Salzano (VE)
Terra! (Associazione per l’acquisto condiviso di terreni), di Salzano (VE)
Con.Pro.Bio. Consorzio Produttori Biologici Lucano
ASII Piemonte
Genuino Clandestino
Fratelli dell Uomo
Associazione European Consumers
UP bio
Associazione Lila
Corvelva
Fratres Cittadella
Circolo Wigwam il presidio
EcoSImia
Compagnia zappa e rastrello
associazione per la decrescita | nodo triveneto
Movimento Italiano per l'Ecologia profonda

per aderire a questo progetto e collaborare alla sua costruzione inviare una mail a:
coltivarcondividendo@libero.it
nikol.doro@libero.it 
anneiris.romens@gmail.com

mercoledì 1 gennaio 2014

11 GENNAIO 2014 GIORNATA DI SOSTEGNO ALLA RESISTENZA CONTADINA E BRACCIANTILE


11 GENNAIO 2014 GIORNATA DI SOSTEGNO ALLA RESISTENZA CONTADINA E BRACCIANTILE
PER I DIRITTI DEI LAVORATORI
PER L’AGRICOLTURA CONTADINA
PER UN’ALTRA RISPOSTA ALLA CRISI


11 GENNAIO 2014

GIORNATA DI SOSTEGNO ALLA RESISTENZA CONTADINA E BRACCIANTILE


Rosarno, 7 gennaio 2010: dopo l’ennesimo atto di violenza subito, scoppia la rabbia dei braccianti africani impiegati nella raccolta degli agrumi. I dannati della terra si ribellano e quello che ne segue sono la caccia all’uomo, i linciaggi, la deportazione di Stato.

Quello che è accaduto in quei giorni nella Piana di Gioia Tauro ha fatto il giro del mondo, scosso profondamente l’opinione pubblica, svelato i retroscena dell’agro-bussines, delineato le responsabilità dello Stato italiano. Molte le promesse e i proclami, pochi i fatti!

Ad oggi, a quattro anni da quella rivolta, di questo sistema poco è cambiato!

Migliaia di persone continuano ancora a lavorare per quattro soldi sotto la costante minaccia della Bossi-Fini, del padrone e dei suoi caporali, e di una guerra tra poveri alimentata dalla crisi. Si sopravvive nascosti o nelle poche tendopoli, e si muore di freddo, al lavoro o sotto una macchina nel buoi delle campagne. Questa non è Rosarno, è l’Italia.  L’Italia dei pomodori, delle patate, delle angurie, dei kiwi… Questo è il sistema agroindustriale, voluto dalla UE e dalle organizzazioni padronali. Questo è il capitalismo nelle campagne, la filiera tutta italiana dello sfruttamento, che porta il Made in Italy sugli scaffali del mondo e garantisce i profitti alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Auchan, Carrefour, Esselunga, Coop, etc. stabiliscono il prezzo di acquisto ai produttori, un prezzo che i piccoli sono costretti a subire e le medie-grandi imprese sostengono con l’abbattimento dei costi di manodopera.

Sda, Bartolini, Tnt, Dhl, Gls le multinazionali che gestiscono e spostano gran parte del flusso di merci che circolano in Italia, appaltando il lavoro a cooperative che hanno istituito un sistema di vero e proprio "caporalato legalizzato" che impiega per lo più manodopera a basto costo immigrata.

MA C’è CHI DICE NO!
C’è chi ha deciso di non essere più invisibile. Lavoratori consapevoli di reggere una buona parte dell’economia italiana  hanno cominciato a lottare per garantirsi un salario minimo, un alloggio dignitoso, la tutela sanitaria e le norme di sicurezza. Nelle campagne del sud a Rosarno, a Nardò, nella Capitanata, a Boreano, ... fino al nord a Salluzzo. a Castel Nuovo Scrivia, … Sul fronte metropolitano invece le lotte dei facchini che si sono autorganizzati nel settore della logistica per uscire dal super-sfruttamento.

C'è chi ha deciso di costruire una rete nazionale, Campagne in Lotta, che agisce nei territori ponendo il lavoro e la salvaguardia del territorio al centro delle politiche sull’alimentazione e l’agricoltura, la regolarizzazione dei lavoratori immigrati al centro della lotta al lavoro nero e al caporalato, l’unità dei braccianti, contadini, operai dell’agroalimentare e lavoratori-consumatori contro i profitti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e delle multinazionali.
C'è chi nelle metropoli, per garantire la propria sovranità alimentare, si è organizzato fuori delle logiche della GDO, neiGruppi di acquisto solidale e popolare, per recuperare la dimensione solidale tra chi acquista e chi produce, attori principali e consapevoli di un processo che parte dalla terra e dal rispetto del territorio, passa dal riconoscimento dei diritti di chi lavora e arriva all’esigenza di mangiare cibo di qualità. Ad un costo equo.

C'è chi, come  “SOS Rosarno”, sperimenta un’agricoltura altra, unendo le istanze di braccianti africani e piccoli produttori della piana strozzati dalla GDO e grossi commercianti locali, garantendo prodotti alimentari sani e naturali a prezzi equi e sostenibili.

Come lavoratori, immigrati ed italiani, contadini e consumatori critici e consapevoli in occasione del quarto anniversario della rivolta di Rosarno lanciamo una giornata di mobilitazione :

11 GENNAIO 2014 GIORNATA DI SOSTEGNO
ALLA RESISTENZA CONTADINA E BRACCIANTILE


Roma dalle ore 10:00 alle 14:00

fuori il supermercato

Coop di Largo Agosta


Distribuzione delle arance di “SOS Rosarno” a sostegno della Cassa di resistenza contadina e bracciantile.

Azione informativa per svelare ai soci e consumatori Coop, la falsa etica che nasconde i profitti di uno dei principali gruppi della GDO, per rivendicare un prezzo Equo e sostenibile per produttori e consumatori.



PER RISPONDERE ALLA CRISI CON LA SOLIDARIETA’

CONTRO I PROFITTI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA

CONTRO L’IMPOSIZIONE DELLA CLANDESTINITÁ E LO SFRUTTAMENTO

PER LA CHIUSURA DI TUTTI I CIE E L’ABOLIZIONE DELLA BOSSI-FINI


PER LA DIFESA DELL’AGRICOLTURA CONTADINA E LA SOVRANITA’ ALIMENTARE
TERRA, LAVORO… LIBERAZIONE
LA LOTTA CONTINUA

domenica 1 dicembre 2013

Incontro tra il Movimento Sem Terra, Genuino Clandestino e Fabbrica Occupata Officine Zero



ROMA 7 DICEMBRE 2013 - Incontro tra il Movimento Sem Terra, Genuino Clandestino e Fabbrica Occupata Officine Zero.

Resistenze Contadine, Autogoverno del Territorio, Autogestione della Produzione.

Uno spazio di discussione, approfondimento, ricerca e inchiesta comune che mette in relazione movimenti sociali, lavoratori della terra e lavoratori delle fabbriche a livello transnazionale, per costruire alternative al neoliberismo nel pieno della crisi globale, per sperimentare percorsi di riappropriazione delle Terre o delle Officine e per costruire nuove relazioni, con la condivisione di alcune parole d’ordine “Zero padroni, Zero sfruttamento, Zero inquinamento”.
Parlare di riconversione economica ed ecologica; tener conto di indici che misurino il grado di compatibilità sociale ed ambientale dei processi di transizione in ogni loro fase. Al centro di questa sfida sta il lavoro, ed i processi di organizzazione del lavoro, per restituire protagonismo ai percorsi di autogoverno, autogestione e recupero della dimensione occupazionale, per valorizzare forme di cooperativismo che oggi esistono e che possono e devono coniugarsi con l’aspetto ambientale.
Il processo di accaparramento di terre da parte di imprese multinazionali, governi stranieri, nuovi attori finanziari pubblici e privati ha subìto una forte accelerazione a causa della convergenza tra crisi finanziaria, alimentare, energetica e climatica, portando alla trasformazione della terra, tradizionalmente non un tipico bene d'investimento, in una risorsa fondamentale su cui prendere il controllo il più velocemente possibile.
Le economie locali vengono compromesse con loro il tessuto socio-culturale e la stessa identità di un territorio.
Le comunità locali compresi i lavoratori vengono privati dei loro mezzi di sostentamento, oltre che della sovranità sui propri territori e quindi del diritto di gestire autonomamente le risorse da cui dipendono. In Italia questo processo, già in atto da tempo attraverso la concentrazione della terra in grandi proprietà, attraverso le speculazioni edilizie e la cementificazione selvaggia, la realizzazione di infrastrutture e grandi opere di dubbia utilità, ha subìto una ulteriore accelerazione con l'art.66 del decreto Salva Italia che prevede, tra le altre cose, la vendita dei terreni agricoli demaniali, che prima venivano concessi in uso ai contadini e oggi rischiano di essere svenduti ai privati.
L’Incontro tra il Movimento Sem Terra, Genuino Clandestino e Fabbrica Occupata Officine Zero ha l’obiettivo di far emergere una risorsa: la consapevolezza ormai consolidata che esistono alternative concrete alla recessione e alle diseguaglianze all’ennesimo tentativo di imporre le logiche del mercato e del profitto sulla gestione collettiva dei beni comuni, contro lo sfruttamento, la devastazione ed il saccheggio di tutte le terre, private o demaniali che siano, in difesa delle comunità locali, e dei lavoratori.
Partire dalle autogestioni, dalle occupazioni, dalla riappropriazione di saperi e produzioni, rovesciare le politiche di austerità e ridare voce alle ragioni dell’uguaglianza per uscire dalla crisi e rifondare il progetto democratico a livello nazionale e continentale, rilanciare l’economia, creare nuovo lavoro, assicurare diritti e solidarietà sociale. Percorsi di movimento per la transizione e la riconversione verso un’economia ecologica e solidale.
Vogliamo un’economia nuova che crei ricchezza sociale per i territori e per le comunità che li abitano. Recuperare luoghi e spazi mettendo in discussione, laddove necessario, l’imperativo categorico del rispetto della proprietà privata. Luoghi dove affrontare la crisi per superarla collettivamente, luoghi liberi dalle logiche di mercato e dalla mercificazione, permettendo l’autodeterminazione locale delle produzioni e al contempo rafforzare le economie locali, fatte di relazioni e percorsi condivisi tra i produttori e co-produttori (cittadini) al cui centro vi sono la tutela dell'ambiente e l’equità sociale; alla costruzione di un'alleanza fra movimenti urbani, movimenti rurali e singoli cittadini, che sappia riconnettere città e campagna e sostenere le comunità locali in lotta contro la distruzione del loro ambiente di vita.

*Ore 19: Presentazione del Progetto OZ – Fabbrica Occupata Officine Zero

*Ore 19.30: Joao Stedile del Movimento SEM TERRA (MST Brasile) Incontra Genuino Clandestino

*Ore 20.30: Cena con Delizie di Zucca e Sbraciolata “La STAGIONALITA’ degli Alimenti è L’OPZIONE”;

*Ore 22.30: SCIMMIE DI FUOCO (World Music) – a seguire TRESH LIFE STYLE a cura di B.I.C. “Buttamola in Caciara”

INIZIATIVA A SOSTEGNO DEL 25 APRILE 2014 A CASAL BERTONE.

INGRESSO LIBERO.

STRIKE S.P.A. Via Umberto Partini, 21, Casal Bertone