domenica 13 maggio 2012

La cooperazione integrale


La cooperazione integrale

In Spagna stanno nascendo nuove forme di associazione nelle quali varie persone si organizzano sottoforma di cooperative autogestite per risolvere quei problemi che lo Stato ed il Capitalismo non vogliono, o sono incapaci a risolvere, come ad esempio, la casa e il lavoro. Una cooperativa integrale può essere definita come una associazione di persone (produttori autonomi, consumatori, gruppi di consumo, interi eco-villaggi etc.) in cui gli associati si integrano sotto unico soggetto giuridico. Questo permette che vi siano relazioni sociali ed economiche tra di loro senza dover passare per lo Stato o per il Capitalismo.
Purtroppo tutti i modelli politici adottati fino ad ora si sono rivelati modelli di schiavismo con catene più o meno dorate. Il comunismo sovietico, il capitalismo americano e la società “democratica” europea non sono altro che forme oligarchiche di concentrazione di potere che si basano sulla schiavizzazione dei popoli.
La cooperativa integrale Catalana è un modello di sviluppo che si ispira alle collettivizzazioni operaie del 1936 in Spagna e ai Falansteri del socialismo utopistico di autori come Charles Fourier. Questo modello di sviluppo venne eliminato dal fascismo e successivamente è stato “dimenticato” dal capitalismo moderno. Si tratta di colonie industriali nelle quali si raggruppano in un unico posto il lavoro, la casa, i servizi e le risorse. Quello che stanno facendo in Spagna è recuperare vecchie aree industriali in disuso per trasformarle in eco-villaggi associati alle varie eco-reti. Attraverso la ricolonizzazione, oltre alla rivalorizzazione di terreni abbandonati si stanno recuperando anche il patrimonio industriale e la memoria collettiva.
L’associazione in forma cooperativa permette di essere più competitivi sul mercato e permette di avere ottimi risultati a prezzi molto inferiori che nel mercato capitalista. La colonia ecoindustriale di CaLaFou descritta nei video, in forma cooperativa, con 400 000 euro, che è il prezzo medio di due appartamenti a Barcellona,  ha comprato la cessione del diritto di uso di una di queste colonie abbandonate di circa 30 mila Mq. Gli stessi soci hanno ristrutturato 30 case. Il prezzo finale di ogni casa è stato di 15000 euro da pagare in rate da 200 euro al mese. La cooperazione fa la forza! La colonia ecoindustriale postcapitalista di CaLaFou si autogestisce attraverso l’assemblea generale e le riunioni dei gruppi di lavoro specializzati nei vari campi, riabilitazione, gestione del progetto, finanziamenti, convivenza, comunicazione, salute etc. Le assemblee si svolgono attraverso il metodo del consenso.
I progetti e Le cooperative integrali in Catalunya sono già molti ma il progetto della colonia ecoindustriale di CaLaFou è tra i più ambiziosi, infatti, prevedono di produrre pannelli solari, mulini eolici e altri macchinari con progetti in Copy left, ossia aperti a tutti. I progetti saranno disponibili in internet per chiunque voglia utilizzarli, modificarli e migliorarli. Questi macchinari verranno venduti alle altre colonie o eco-villaggi associati che potranno pagare in moneta sociale locale, in prodotti agronomici, con ore di lavoro o con qualsiasi altro mezzo che possa risultare conveniente. Ad esempio se un eco-villaggio associato possiede olivi ed ha bisogno di un macchinario specifico, CaLaFou lo costruirà per loro a cambio di 5 anni di fornitura di olio. Pannelli solari e mulini eolici verranno prodotti in pezzi che potranno essere assemblati direttamente dall’acquirente. Potranno essere venduti anche nel mercato tradizionale ed essere quindi una risorsa economica. I proventi delle vendite saranno reinvestiti in uno dei progetti della colonia. Il cooperativismo è il futuro.
Al contrario del Capitalismo, che punta esclusivamente al profitto economico attraverso la competizione, tralasciando qualsiasi aspetto sociale, umano ed ecologico, e al contrario degli insegnamenti che ci vengono inculcati a scuola, dove cooperare con il compagno significa “Copiare”, nel cooperativismo integrale, si da importanza alla collaborazione, alle relazioni sociali e all’ecologia. In linea con i principi dell’economia del bene comune l’obbiettivo ultimo di CaLaFou non è il profitto monetario, ma piuttosto il benessere sociale.
La cooperativa integrale Catalana è un’alternativa al capitale e ad un sistema che consideriamo perverso. La stessa società civile sta costruendo uno spazio cooperativista, pacifico e sostenibile per lo sviluppo di alternative tecnologiche, abitative e politiche, basate sull’auto-responsabilità e sulla cooperazione. Uno spazio nel quale l’economia produttiva è realmente al servizio delle persone e dove l’accesso alle risorse e agli strumenti non è un ostacolo alla realizzazione del potenziale creativo. Ci sono vari modi di partecipare a questo progetto, tra i quali il volontariato, le donazioni, presentando un progetto per la colonia o condividendo strumenti, esperienze e conoscenze. Le convocazioni di volontariato sono sempre aperte, basta rimboccarsi le maniche e mettersi in contatto con la colonia ecoindustriale post-capitalista di  CaLafou.
Chissà che la tua nuova vita non inizi proprio da quì !

La terra alle comunità, prima di ogni mercato


Comunità di villaggio e usi civici
La terra alle comunità, prima di ogni mercato


In seguito all’articolo di Vandana Shiva “Proprietà comune e comunità”-L’Ecologist italiano n.2,scriviamo:                      L’autogoverno delle comunità locali e di villaggio è il fondamento di una democrazia della terra..
Sull’autogoverno delle comunità si fondano l’autodeterminazione locale, l’agricoltura sostenibile, il pluralismo democratico. Nella costituzione di nuove istituzioni, l’assemblea del villaggio sarà al di sopra di tutto. L’autodeterminazione delle comunità significa esercitare il controllo e la gestione dei beni e dei luoghi comuni : materiali, economici, intellettuali e genetici. Lo stato dovrebbe avere la funzione di proteggerli.
La democrazia fondata sulle comunità locali riconosce spontaneamente la biodiversità come risorsa sovrana e chiede ai governi di riconoscere, tutelare e promuovere i diritti di proprietà comune e le conoscenze locali per la salvaguardia e l’incremento della biodiversità. La biodiversità sopravvive attraverso il sostegno delle comunità che se ne servono.”Poichè le comunità hanno prodotto e continuamente migliorato tradizioni di protezione e conservazione sostenibile,usando con equità queste risorse,sono nella migliore condizione per proteggerle e gestirle.”
Il mutuo appoggio qualifica le comunità.Il bisogno di rivitalizzazione e il riconoscimento legale delle comunità sono strumenti necessari per proteggere le persone. Al contrario le leggi costitutive del capitalismo finanziario hanno ridotto i diritti consuetudinari con i quali era protetta la sussistenza delle persone e delle comunità. La personalità giuridica delle comunità è necessaria per dare concretezza al consiglio del villaggio che a sua volta dovrà basarsi sull’assemblea della comunità come assise principale per la formazione delle decisioni consensuali. Questa identità legale dovrebbe tener conto che i villaggi, i quartieri, in quanto comunità, sono dinamici ed hanno una grande variabilità.
Diverse e differenziate esperienze, in Italia, stanno maturando progettualità collettive e pratiche comuni sull’ accesso alla terra, la riappropriazione dei beni e dei luoghi comuni, la costituzione di nuove demanialità civiche, di comunanze, considerando la pratica degli “usi civici”come costruzione di diritti/responsabilità e per questo inalienabili e imprescrittibili.
Le terre gravate da uso civico in Italia oggi sono circa 3 milioni di ettari, 10% del territorio nazionale.
La non menzione nella costituzione italiana degli usi civici ha cassato e impedito lo sviluppo di una terza forma di propietà, differente da quella pubblica e privata.Base su cui sono cresciute molte delle popolazioni di contadini di montagna che hanno permesso la resistenza dei partigiani.In mancanza di comunità e di associazione degli abitanti le terre vengono gestite dai comuni,spesso compiendo abusi.Cosi’si può capire le resistenze di molti comuni nell’attuare i censimenti delle terre e degli usi civici.Il concetto dei diritti esercitati collettivamente è estraneo alla giurisprudenza moderna che considera l’impresa come soggetto individuale con diritti molto simili a quelli dell’individuo nella società.Dal dopoguerra a oggi, assumere l’identità d’impresa presuppone sposare determinati valori legati al paradigma capitalista dello sviluppo: cioè i valori della massimizzazione del profitto, della competitività del mercato, dell’ottimizzazione dell’efficienza produttiva in funzione dell’interesse economico privato e della rendita. Le caratteristiche dell’impresa come la specializzazione dei ruoli, l’assenza di consultazioni allargate, la delega diseguale di potere e controllo, la gestione gerarchica, l’iniqua distribuzione delle risorse oltre all’inquinamento e il depauperamento provocato dai processi produttivi che non possono tener conto dell’esigenze del pianeta perché asserviti alle logiche economiche, rappresentano l’antitesi delle comunità. Ritornare a far valere la legislazione per la rivitalizzazione degli usi civici e delle comunità locali è la sola via d’uscita per il recupero e la conservazione sociale e ambientale del territorio. La collettività stessa è la persona. Questo diritto già sancito nel codice degli usi civici  è stato volutamente ignorato ma deve essere ripristinato e rispettato. Serve a garantire un ordine sociale inseparabile dalla cultura e dalle consuetudini del nostro Popolo, che hanno nell’etica e nelle regole condivise la coscienza e la responsabilità di preservare la Terra per le generazioni future.

Per rafforzare le possibilità di r/esistenza alla crisi economica e finanziaria riteniamo fondamentale, aumentare le possibilità di acceso alle terre demaniali e abbandonate attraverso: la formazione di nuovi usi civici, progetti di promozione sociale-ambientale, costruzione dell’autosufficienza con la sovranità alimentare e territoriale. Per fare questo va costruito una sorta di “coordinamento” della terra con una  nuova etica della responsabilità.


Su questo chiediamo l’apertura di un dibattito e stiamo lavorando a un incontro con Vandana Shiva e le realtà che in questi anni hanno operato sulla terra, per domenica 30 maggio a Terra Futura a Firenze
“Popolo elfico”della valle dei burroni nell’appennino pistoiese
alcune soggettività interessate al rafforzamento della ruralità

lunedì 23 aprile 2012

Rio+20


                                                            http://www.prioritafuturo.org/

Giornata Internazionale delle lotte contadine 17 Aprile


Il 17 aprile è la giornata internazionale delle lotte contadine, che ricorda il massacro di 19 contadini che lottavano per terra e giustizia in Brasile, nel 1996. Ogni anno si celebra questo giorno in tutto il mondo, a difesa dei contadini e delle contadine che lottano per i loro diritti.
Durante gli ultimi anni abbiamo sofferto per l’attuazione di nuove politiche e di un nuovo modello di sviluppo basato sulla espropriazione di terre, conosciuto come ‘accaparramento di terre’ (land grabbing). L’accaparramento di terre è un fenomeno stimolato da investitori e persone di potere su scala locale, nazionale e internazionale, con la connivenza di governi e autorità locali, per controllare le risorse più preziose del mondo.
L’accaparramento di terre ha portato alla concentrazione della terra e delle risorse naturali nelle mani di grandi investitori, padroni di piantagioni, imprese che trattano legname, idroelettriche e minerarie, impresari turistici e immobiliari, autorità responsabili di porti e infrastrutture ecc. La conseguenza è stata l’espulsione e l’allontanamento delle popolazioni locali – generalmente contadini e contadine – la violazione dei diritti umani delle donne, l’aumento della povertà, la divisione sociale e la contaminazione dell’ambiente.
L’accaparramento di terre va al di là della divisione imperialista Nord/Sud: le corporazioni transnazionali coinvolte hanno sede negli USA, in Europa, in Cile, Messico, Russia, India, Cina, Sudafrica, Thailandia, Malesia, Indonesia e Corea del sud, ecc.
Le istituzioni finanziarie, come le banche private, i fondi pensione e altri fondi di investimento sono diventati potenti agenti di accaparramento di terre, mentre si continua a intraprendere guerre per assumere il controllo delle ricchezze naturali. La Banca Mondiale e alcune banche regionali di sviluppo stanno facilitando l’accaparramento di terre e acque attraverso la promozione di misure e legislazioni che favoriscono le corporazioni, come la fornitura di capitali e di garanzie per gli investitori corporativi e lo stimolo a un modello economico di sviluppo distruttivo e estrattivista.
Nel frattempo la Banca Mondiale e altre istituzioni hanno proposto sette principi per l’Investimento Agricolo Responsabile (IAR) che dovrebbero prevenire gli abusi, mentre in realtà danno legittimità all’accaparramento di terre da parte di investitori pubblici e privati.
La Via Campesina insieme con i suoi alleati ha protestato contro questa iniziativa durante gli ultimi due anni.
L’accaparramento di terre è un fenomeno globale basato sul dominio dell’agricoltura da parte delle corporation, attraverso il controllo della terra, dell’acqua, dei semi e di altre risorse. Molti governi e gruppi di pressione lo giustificano sostenendo che l’agroindustria modernizzerà le pratiche agricole arretrate e garantirà la sicurezza alimentare per tutti. Nonostante queste affermazioni abbiano grande diffusione è stato dimostrato che nella realtà sono completamente false.
I protagonisti dell’accaparramento delle terre danno la priorità al profitto piuttosto che al benessere delle persone: producono agrocombustibili se questo porta a un lucro maggiore rispetto alla produzione di alimenti e esportano i prodotti alimentari se questo è più conveniente rispetto al venderli sul mercato locale.  In questa corsa al profitto, l’agroindustria sta accrescendo il suo controllo dei sistemi di produzione degli alimenti, monopolizzando le risorse e dominando nei processi di assunzione di decisioni. I gruppi di pressione corporativi possiedono una forte influenza politica che schiaccia le istituzioni democratiche. Inoltre, agiscono con la complicità delle classi dirigenti locali e nazionali ( operatori finanziari, politici e leader di comunità) che non proteggono il proprio popolo dal saccheggio.
L’accaparramento di terre ha espropriato contadini e contadine, popoli indigeni, in particolare donne e giovani delle loro risorse e mezzi di sussistenza. Sta anche gravemente danneggiando l’ambiente. I popoli indigeni e le minoranze etniche si vedono espulsi dai loro territori dalle forze armate, il che aumenta la loro vulnerabilità e in certi casi porta anche a condizioni di schiavitù.
Le false soluzioni al cambiamento climatico, basate sul mercato, come il concetto che va di moda di “economia verde” stanno cercando di separare per sempre le comunità locali dalle loro risorse agricole e naturali
Quindi, La Via Campesina chiama tutti  e tutte i suoi membri e alleati, movimenti di pescatori, organizzazioni di lavoratori agricoli, gruppi di studenti e organizzazioni ambientaliste, movimenti a favore della giustizia sociale ad organizzare azioni in tutto il mondo il giorno 17 aprile per realizzare una massiccia dimostrazione di resistenza popolare contro l’accaparramento di terre e dare voce alla lotta contro il controllo delle risorse agricole e naturali da parte delle corporation.
Uniamoci e lottiamo:
* Per fermare l’accaparramento di terre e rivendicare la terra che ci è stata sottratta. La terra deve stare nelle mani di chi la lavora!
*  Per realizzare una riforma agraria integrale e portare la giustizia sociale nelle zone rurali.
*  Per porre fine al controllo della vita di miliardi persone da parte di pochi investitori e imprese transnazionali.
*  Per opporsi ai principi  degli “investimenti agricoli responsabili” (IAR) proposti dalla Banca Mondiale poiché non ci può essere niente di “responsabile” nel fatto che investitori e imprese si impadroniscano di terre agricole
*  Per rafforzare il sistema di produzione agricola basato sull’agricoltura contadina e la sovranità alimentare. 

LA VIA CAMPESINA

venerdì 23 marzo 2012

Campagna Terra Bene Comune












Vertenza per la salvaguardia dell'Agro Romano - Terre pubbliche ai nuovi agricoltori - Az.Agr. CORAGGIO

VERTENZA PER LA SALVAGUARDIA DELL'AGRO ROMANO
TERRE PUBBLICHE AI NUOVI AGRICOLTORI

“La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere
ai bisogni di tutti, ma non all’avidità di alcuni”
Mahatma Gandhi


La vertenza intende sottoporre all’attenzione delle istituzioni il problema dell’adeguata
utilizzazione delle aree di proprietà pubblica a vocazione agricola presenti nel territorio della
Capitale. Siano esse già patrimonio pubblico o pervenute alla disponibilità delle Amministrazioni
pubbliche per effetto di cessioni o compensazioni urbanistiche, ma anche delle IPAB o altri enti, e
per il trasferimento di proprietà demaniali o per effetto della confisca di immobili alle
organizzazioni criminali, questi terreni dovrebbero essere utilizzati e, al contempo,
salvaguardati, per produrre in maniera integrata beni privati e beni pubblici.
Questo potrebbe avvenire attraverso strumenti di gestione del territorio quali i parchi
agricoli. I vantaggi dei parchi agricoli urbani sono innumerevoli per i conduttori agricoli e per i
cittadini che, in ogni caso, non perdono la fruibilità degli spazi, ma anzi guadagnano la possibilità di
vivere in prima persona la campagna sotto casa.
Questo documento nasce dall’idea di alcuni agricoltori e dalla volontà di giovani e
disoccupati di ritornare all’agricoltura e alle attività ad essa connesse, e dall’impossibilità pratica di
accedere alla terra sia per mancanza di credito che per gli scarsi finanziamenti erogati
all'agricoltura. Problema comune, d’altronde, anche a molte realtà già esistenti, insediate da anni, e
professionalmente attrezzate che soffrono per l’impossibilità di aumentare o rilanciare la
produzione.
Questa vertenza è il risultato del presidio svoltosi nel mese di gennaio 2012, nel
comprensorio agricolo di Tor Marancia, (circa 200 ettari di superficie - Mun. XI - all’interno del
Parco dell’Appia Antica), terreno che è in corso di acquisizione alla proprietà da parte del Comune,
a seguito della compensazione urbanistica approvata dal Consiglio Comunale con Deliberazione n.
71 del 30 marzo 2006.
Il presidio è stato organizzato e promosso dalla Coop. Carlo Pisacane, dalla Società
Agricola Co.R.Ag.Gio, dalle Coop. Agricoltura Nuova e Co.Br.Ag.Or insieme a Territorio
Roma, alla C.I.A. (Confederazione Italiana Agricoltori) Roma e all’A.I.A.B. (Associazione
Italiana Agricoltura Biologica).
Il presidio di Tor Marancia è stato anticipato da altri appuntamenti: il presidio
all’Acquafredda e la realizzazione di un Murales che rappresenta le tematiche della vertenza sulla
panoramica a Monte Mario, per ricordarne solo alcune. Il movimento, inoltre, proseguirà nella sua
azione continuando gli incontri con le Istituzioni interlocutrici della vertenza – incontri già avviati e
in corso questi giorni – ma anche ricercando il confronto con tutte quelle realtà che possono
contribuire ad allargare la base del movimento. Noi immaginiamo di aprire il fronte
dell’interlocuzione sociale e politica sulla nostra proposta, dedicandoci al confronto a 360 gradi –
nel mondo agricolo, nel mondo associativo e sindacale, con le rappresentanze politiche. Tassello
dopo tassello, definendo i soggetti per ognuno dei settori con i quali vogliamo e dobbiamo
confrontarci per trovare punti di vista comuni, immaginiamo che la vertenza non si fermi ai confini
di Roma ma possa progressivamente coinvolgere l’hinterland e l’area metropolitana con le sue
realtà territoriali e associative e proseguire le iniziative.
Centrale nella vertenza è che Roma rimanga il Comune agricolo più grande d’Europa
e questo grazie all’attività degli agricoltori, la cui sopravvivenza è costantemente minacciata
dall’espansione urbanistica e dall’assenza di ricambio generazionale. Nonostante si riscontri
un interesse crescente per il ritorno alla terra ed una rinnovata attenzione dei consumatori
per le produzioni locali, la campagna dell’Agro Romano, ricca di storia e cultura e che, per
tanta parte della storia della capitale ne ha determinato la ricchezza e i rapporti di potere,
vive in attesa del cambio di destinazione d’uso tramite variante urbanistica.
L’Agro Romano di oggi ha perso la sua identità e vive per negazione, non più campagna ma
ciò che non è ancora città. Allo stesso tempo, in città, l’agricoltura e la vita rurale riemergono negli
spazi interstiziali, sugli argini dei fiumi, riqualificano le periferie degradate. Da una parte un
paesaggio speculare alla trasformazione urbanistica della capitale: scomposto, discontinuo,
raramente pianificato. Uno scenario pasoliniano fatto di palazzi e campagna, ruderi antichi e
moderni centri commerciali, strade veloci e pascoli lenti, in un eterno contrasto tra la città che
tracima dai propri confini e, dall’altra, una campagna che si insinua di fatto nel consolidato: una
lotta di reciproche espansioni come olio nell'acqua. Una discontinuità urbana diffusa che si rifiuta di
essere considerata area di completamento urbanistico e ambisce ad essere, ancora una volta, risorsa
per Roma.
A partire dal limite all'espansione, dettato proprio dai nuovi strumenti pianificatori, è
possibile, da una parte, superare l'idea che valorizzare un'area voglia dire trasformarla da agro a
nuova edificazione spostando sempre più in là il confine dell'urbanizzato e, dall'altra volgere
decisamente lo sguardo verso una nuova ruralità con un potenziale mercato di oltre quattro milioni
di residenti in ambito provinciale: l'assurdità e lo spreco del nostro tempo sta tutto nell'immagine
delle consolari romane intasate da tir pieni di merci destinate ai grandi centri commerciali mentre i
territori agricoli circostanti sono sempre meno produttivi e destinati all'abbandono. Rendere dunque
di nuovo produttivo l’Agro Romano strappandolo al limbo delle varianti al piano regolatore e
rilanciando l’agricoltura, applicando il modello dell'agricoltura biologica, multifunzionale, sociale –
anche in città.
Immaginiamo l’Agro Romano e i terreni agricoli urbani gestiti con la creatività, la vitalità
economica e la dedizione degli agricoltori. O con l’entusiasmo, la curiosità, e la propensione al
futuro dei giovani imprenditori agricoli. Le aziende agricole, società o cooperative che siano, sono
una componente fondamentale della società, del paesaggio e dell’economia del settore primario del
nostro paese. Nonostante il risultato delle politiche agricole sia la tendenza all’accentramento delle
terre in mano a chi con esse non ha un diretto rapporto di produzione e cura, sono proprio le aziende
a svolgere una importante funzione di salvaguardia del territorio e ad aver rilanciato i mercati locali
con la creazione di nuovi circuiti di produzione e consumo a livello territoriale, con il recupero e la
valorizzazione dei prodotti tradizionali e della biodiversità agricola. Inoltre, indagini condotte
recentemente, affermano che sono proprio le piccole e medie imprese diversificate e
multifunzionali, legate alla diversità dei sistemi territoriali che si dimostrano più sostenibili e
dinamiche a livello ambientale, economico e sociale.
Sia con la Legge 3 agosto 2009, n.102 (art.4-quinquies) che con la recente Legge di Stabilità
(art.7 legge 12 novembre 2011, n.183), si è manifestata l’intenzione del Governo di facilitare
l’accesso dell’imprenditoria giovanile ai terreni agricoli pubblici, intenzione alla quale ad oggi non
ha fatto seguito alcun atto concreto. E nulla si è fatto per riassorbire nel settore agricolo i soggetti
che in questi anni per motivi diversi hanno perso il lavoro. In particolare, per quanto concerne il
Comune di Roma, si susseguono invece assegnazioni di immobili su terreni agricoli con procedure
non trasparenti, a soggetti che nulla hanno a che vedere con l’agricoltura, o progetti di utilizzazione
inadeguati alla vocazione e alla storia di quelle aree. Al contrario, è evidente che nell'Agro Romano
vi sono aziende agricole ben strutturate, professionali e forti di esperienze pluriennali di lavoro e di
rapporti che possano sostenere l’insediamento dei giovani e costituire nuovi esempi di spazi agricoli
produttivi e multifunzionali.
Per questo riteniamo intollerabile lo stato di degrado in cui versano ad oggi molte di
queste aree e il grave ritardo con il quale l’Amministrazione di Roma Capitale sta portando a
compimento le procedure di acquisizione previste dalle compensazioni urbanistiche, alcune
delle quali derivano da vertenze “storiche” sostenute dal tessuto associativo locale. A maggior
ragione in un periodo di grave crisi economica da questo patrimonio può e deve nascere
un’opportunità di lavoro per giovani e meno giovani e un’occasione di rilancio del governo
partecipato dell’Agro Romano, nel rispetto e nella valorizzazione delle sue caratteristiche
storiche e naturali, che ne mantenga e valorizzi il carattere di “Bene Comune” fruibile.
Quindi si chiede alle Autorità competenti attenzione e risposte, atti politici e azioni
conseguenti alle seguenti richieste:
1) Contrastare le politiche urbanistiche di ulteriore espansione edilizia a danno dell'agro
romano e perseguire una riorganizzazione dell’area metropolitana fondata sulla
“discontinuità ambientale” intesa come elemento di connessione e di identità degli
insediamenti urbani esistenti. Per fare questo è necessario assumere come limite
dell’espansione edilizia quanto previsto dal PRG e dal PTPG la cui pianificazione è
coerente con quella del Piano Territoriale Paesistico Regionale che deve essere
approvato definitivamente così da garantire certezza nella tutela dell’agro romano.
Pertanto è necessario annullare il bando per la trasformazione urbanistica delle aree
agricole approvato con la delibera di Giunta Comunale 315/2008, intervenire sui
toponimi attraverso programmi urbanistici dove la rettifica dei perimetri risponda
solo ad effettive esigenze di riqualificazione e non a logiche meramente immobiliari,
escludere le aree agricole dagli accordi di programma in deroga consentendo solo
quanto previsto dalla normativa regionale vigente
2) Portare rapidamente a compimento tutte le procedure tecniche e amministrative per
l’acquisizione pubblica delle aree interessate e, nello specifico, di quelle coinvolte da
compensazioni urbanistiche e per l’impegno dei relativi oneri a carico dei cedenti,
assicurandosi che vengano prese in carico e manutenzione anche per prevenire
eventuali usi impropri che possono compromettere un corretto utilizzo per il futuro,
visto che sono costate alla città in termini di pesi urbanistici .
3) Definire una strategia di utilizzo dell’intero sistema delle aree agricole di pregio già
patrimonio pubblico, acquisite ed in corso di acquisizione da parte del Comune di
Roma partendo dalla necessità del loro utilizzo agricolo. Evitare dunque che esse
vengano trattate come aree verdi standard, dotate di spazi e attrezzature per
un’utenza di tipo generico, quando sono, per vocazione e storia, parte integrante del
patrimonio produttivo dell’Agro Romano e hanno, insite, valori storici, ambientali e
paesaggistici molto elevati. Si richiede, inoltre, un’attenta vigilanza affinché le risorse
economiche previste dalle compensazioni siano utilizzate in modo coerente al
raggiungimento di questo obiettivo.
4) Individuare, censire e fare una ricognizione dei terreni e dei territori che possono
essere definiti parchi agricoli come previsto dal nuovo P.R.G. del Comune di Roma ed
eventualmente inserirle in un catasto agricolo dell'amministrazione.
5) Predisporre un adeguato strumento pubblico trasparente per l’assegnazione con
contratti agrari dei terreni con vocazione agricola nella disponibilità di Roma Capitale,
della Provincia di Roma, della Regione Lazio, dell’Agenzia del Demanio e di altri Enti
ad aziende agricole che favoriscano anche l'occupazione l’imprenditoria giovanile sulla
base della valutazione del progetto aziendale, dell’integrazione con forme di gestione
della fruizione, della manutenzione dei territori e servizi per la cittadinanza e della
tutela delle aree interessate.
6) Creare normative, forme di sostegno e di credito a favore delle realtà che investono su
questo percorso, preferendo, laddove sono presenti quelle di giovani, di lavoratori
sociali, soggetti espulsi dal mondo del lavoro e donne,
riproponendo l’aiuto del P.S.R. (PIANO di SVILUPPO RURALE) e delle Politiche
Comunitarie anche a sostegno dell’area AgroRomano.
È fondamentale ristabilire un rapporto tra la campagna e la città, rifondare un patto di
solidarietà, un alleanza tra agricoltori e cittadini e questa vertenza e percorso ne possono
essere una opportunità.
« La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per
l'affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica contro
la provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti. »
Antonio Cederna
PROMUOVONO LA VERTENZA :
Territorio-Roma; Cooperativa Agricoltura Nuova; Cooperativa Co.Br.Ag.Or.; C.I.A. Roma
(Confederazione Italiana Agricoltori); Società Agricola Co.R.Ag.Gio.; Cooperativa Pisacane;
A.I.A.B. (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) ; CGIL Roma e Lazio


Cooperativa Romana Agricoltura GIOvani

Abbiamo costituito la “Società Agricola CO.R.AG.GIO.” come libera associazione di giovani, il cui obiettivo è fornire proposte concrete e disporsi come punto di ascolto al fine di realizzare, e diffondere le idee proposte dal Comitato di sostegno e dalla cittadinanza interessata.

Noi crediamo fermamente che la pratica dell’Agricoltura Urbana Multifunzionale sia la migliore risposta alle problematiche sociali ed urbanistiche emerse nell’attuale contesto storico.

Un’agricoltura quindi d’avanguardia, che si propone come nuovo servizio urbano, disposta verso i bisogni della città e delle persone, capace soprattutto di offrire un’ampia varietà di risorse e spazi di elevata qualità.

I bisogni e le problematiche che intendiamo sciogliere sono:

1- ESIGENZA LAVORATIVA: ricerchiamo un lavoro soddisfacente e realizzante, scelto e libero, che investa appieno l’esistenza degli individui, sosteniamo il lavoro agricolo in gran parte dimenticato ed escluso dall’offerta nel mondo del lavoro attuale

2- ESIGENZA DI SPAZI DISPONIBILI, che si prestino ad essere usati nei modi più variegati ed efficienti, per rispondere ai bisogni delle persone e per contrastare la carenza di luoghi pubblici a disposizione di tutti, ed infine per riallacciare il contatto tra gli abitanti della città ed il mondo della produzione agricola

3- ESIGENZA DI UNA CITTà VIVIBILE, lontana dalla logica della speculazione edilizia crescente come unica soluzione di sviluppo, una città di efficienza, una città di nuovo capace di produrre i beni necessari alla sua sopravvivenza, che miri all’autosufficienza, una città verde orgogliosa di se stessa.

4- RIUSO DEGLI SPAZI PUBBLICI IN STATO D’ABBANDONO: le molte aree urbane verdi dimenticate sono un problema ambientale e sociale, e attraverso un impegno concreto da parte delle amministrazioni devono essere affidate a chi vuole farsi carico del loro recupero e della loro valorizzazione.

A queste esigenze vorremmo rispondere con progetti il più possibile condivisi e partecipati, elaborati a partire dalle richieste della cittadinanza stessa, una cittadinanza che ha diritto ad imporre la sua voce nella gestione di LUOGHI pubblici, che di diritto le spettano.

Proponiamo quindi il recupero e la valorizzazione delle aree agricole in città, come uno strumento per il miglioramento del territorio basato sull'innalzamento della qualità della vita di tutti gli abitanti.

L’Agricoltura Urbana Multiservizio offre le possibilità a tutti i cittadini di avere:

1- spazi a disposizione dei più svariati usi di gruppi e di singole persone

2- spazi per attività formative di vario genere, in specie agricole

3- attenzione all’infanzia, con fattorie educative ed avvicinamento dei più piccoli ad attività, ad esempio, di artigianato, dimensione sempre più lontana dalla crescita e dalla formazione delle ultime generazioni

4- ristorazione di qualità accessibile a tutti

5- vendita diretta di prodotti agricoli, garantendo trasparenza assoluta tra produttore e acquirente avvicinando quindi il consumatore alla produzione ed ai produttori, dove i prodotti di qualità sono un importante mercato che si deve rendere accessibile alle tasche di tutti

6- lotti disponibili ad orti urbani per i cittadini desiderosi di svolgere la propria attività agricola produttiva di dimensione domestica, per la valorizzazione delle conoscenze preziose degli anziani, e per gestire con qualità e valore il proprio tempo libero

7- attività ed attrezzature per gli sport all’aria aperta a costi popolari

8- ciclopedonalità e possibilità di godere concretamente del verde pubblico

9- organizzazione di gruppi d’acquisto, estranei alla logica troppo spesso necessaria del supermercato

10- attività pubbliche come l’utilizzo di forni a legna a disposizione di tutti, area picnic, ed altro ancora, tutto a seconda delle richieste e delle proposte della cittadinanza

11- sviluppo di un’agricoltura all’avanguardia, sostenibile, e sostenuta da energie rinnovabili, in linea con la buona pratica dell’agricoltura biologica

12- contatto diretto con pratiche di lavorazione dei prodotti grezzi, dimensioni ormai lontane dallo stile di vita urbano.

13- offerta di avvicinamento alla possibilità lavorativa dell’agricoltura, oggi non considerata per l’assenza di opportunità

L'agricoltura quindi deve essere una delle componenti della vita cittadina!

Il vero miglioramento della qualità della vita deve tener conto della salute dell’ambiente rurale, la vivacità delle zone agricole rappresenta interessi vitali per la società nel suo complesso.

Le logiche di mercato hanno dimostrato di non essere in grado di garantire tali condizioni , ma propongono un modello pieno di lacune e che tende a limitare ed esaurire inevitabilmente le risorse pubbliche-ambientali, nel peggiore dei casi svendendole a privati interessati.

Il modello che proponiamo garantisce che ogni euro speso sarà speso per il miglioramento della qualità della vita , al contrario della logica della filiera oggi in uso, dove un euro speso serve a finanziare in massima parte il trasporto su gomma, i costi di imballaggio, i costi di pubblicità e in minima parte il prodotto finale.

Auspichiamo la più diretta partecipazione dei cittadini interessati, dei cittadini bisognosi e degli abitanti dei quartieri, per proporre un modello di sviluppo alternativo, fortemente democratico e all’avanguardia, semplicemente tutelando spazi, attività e persone con la forza del diritto di scegliere il proprio stile di vita, se possibile alternativo a quante più insoddisfazioni e frustrazioni ci è dato subire nella costrizione del salario, di una città sempre più soffocante, dei trend di consumo attuali, tutti effetti della logica della dipendenza da chi ha.

E ALLORA … Riprendiamo i nostri spazi pubblici

ED USIAMO CIò CHE è NOSTRO.

PROPONIAMO UN NUOVO RUOLO DELL'AGRICOLTURA per PRESERVARE E TUTELARE LE AREE PUBBLICHE contro la SFRENATA SPECULAZIONE EDILIZIA CHE DIVORA TERRA AGRICOLA, TERRA UTILE A PRODURRE BENI NECESSARI.

CORAGGIO! USCITE DAL SEMINATO!

CONTATTI:

agricoltura.coraggio@gmail.com

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Giacomo: 338 90 18 798

giovedì 22 marzo 2012

Usi civici, una lettura dalla Val di Susa

Comunicato/Appello scritto da alcune soggettività rurali presenti questi giorni ai blocchi in Valsusa

La maggior parte degli italiani non sanno che esistono questi diritti,che le terre destinate all'uso civico,nel dopoguerra arrivavano a 1/5 del territorio nazionale. Perchè in italia,dall'antichità fino ai primi anni dell'ultimo dopoguerra,molta della popolazione viveva sulle terre di montagna. Quindi: per affrancarsi,prima,dalla servitù e dagli eserciti,poi, dal mercato della terra e dalla mezzadria, sono cresciute zone con proprietà collettiva della terra e governo collettivo attraverso le regole (senza finalità di profitto) e i comunelli. Questo è stato un processo
che in alcune zone si è af fermato molto,durando ancora adesso. Le Regole nel Cadore/Ampezzano, le Comunanze nelle Marche, le Partecipanze in Emilia,le Comunalie nell'Appennino Emiliano, le Università Agrarie nel Lazio e nel Centro Italia,gli Usi Civici in Sardegna.
Ma nel dopoguerra,quando fecero la costituzione,accanto alla proprietà pubblica e privata, non fu messa la proprietà collettiva,inventando il demanio pubblico e favorendo così l'abbandono. Inoltre,in assenza di comunità e di associazione di abitanti,il bene viene incamerato dai comuni. Per questo molti comuni non facilitano la vita di queste iniziative sulla terra,financo le inchieste catastali. Infine oggi,dopo anni di tentativi di appropriazione delle terre collettive,il governo Monti ha deciso di sdemanializzare(cioè rendere vendibile) questo patrimonio che è collettivo.
Pensiamo che per reggere alla crisi occorre basarsi sulla ricchezza sociale,non su quella privata,nè su quella pubblica. Per questo è importante organizzarsi collettivamente per recuperare queste terre e gestirle attraverso pratiche sociali e solidaristiche. Come stanno facendo in Colombia e in altri paesi del atinoamerica. Rinnovando e rafforzando gli usi civici.