venerdì 23 agosto 2013

ZACCAGNINI (MISTO): DEGIROLAMO E LORENZIN ATTIVINO LA REGIONE FVG O SONO MINISTRI PRO OGM

ZACCAGNINI (MISTO): DEGIROLAMO E LORENZIN ATTIVINO LA REGIONE FVG O
SONO MINISTRI PRO OGM

“In seguito a varie ricerche e colloqui il quadro che emerge per la
mancata bonifica dei campi Ogm in FVG consta dei seguenti elementi:

La presunta “non retroattività” del Decreto adotta dalla autorità del
FVG e nazionali non tiene in conto che al momento della semina Ogm
esisteva già un quadro giuridico e normativo che vietava la semina per
come è stata messa in pratica da Fidenato per due elementi
sostanziali: art.1 dlgs 212/2001 Principio di precauzione salute umana
e ambiente; Decreto interministeriale Clini-Balduzzi-Catania per il
caso simile Dalla Libera.

La mancanza, nell’attuale Decreto, di alcun riferimento ai rischi
apportati dal mais mon 810 alla salute umana che impedirebbe ogni
intervento della regione FVG è una lacuna reale e dovuta alla
"preoccupazione" di non attivare un'argomentazione che andrebbe a
incidere anche sulle importazione di OGM, è però chiaramente citato e
documentato un rischio per l’ambiente e la biodiversità, coerentemente
con quanto richiesto dagli articoli 34 del Regolamento 1829/2003 e 53
del regolamento 178/2002.

Il divieto di coltivazione istituito dal Decreto interministeriale è
limitato al mais mon 810 e secondo le autorità del FVG non ci sarebbe
invece certezza della varietà di mais ogm realmente seminata da
Fidenato.
Questa motivazione ci è stata presentata come una delle motivazioni
principali che impedirebbero alla regione FVG di emettere alcuna
ordinanza per la bonifica del campo seminato da Fidenato (dovremmo
dire “campi” seminati, includendo anche quello di Mereto di Tromba).
Però, da controlli effettuati sul registro europeo
http://ec.europa.eu/food/dyna/gm_register/index_en.cfm
la notizia sembrerebbe infondata. Pubblicamente Fidenato ha sempre
dichiarato l’intenzione di seminare mais resistente alla piralide e
specificamente della varietà mon 810. Se proprio questo fosse il
dubbio non credo mancherebbero norme giuridiche che, a fronte di un
serio rischio per l’ambiente, possano imporre il prelievo di un
campione di mais da far analizzare in laboratorio!

C'è la fortissima esigenza di capire la veridicità dei presunti
affitti stipulati da Fidenato "di centinaia di ettari" in ciascuna
delle regioni: Friuli, Veneto e Lombardia, per un totale di migliaia
di ettari!!
Ecco il brano dell’articolo: “…Bene ha, dunque, fatto Giorgio Fidenato
ad affittare – nei mesi scorsi – centinaia di ettari di terreni in
Friuli, Lombardia e Veneto, dove stanno crescendo migliaia di ettari
di mais sano e biotecnologico…”
http://www.movimentolibertario.com/2013/07/rieccoli-i-nazi-comunisti-distruggono-un-campo-di-fidenato/
La semina di Fidenato, oltretutto realizzata in modo spettacolare e
provocatorio, avrebbe potuto e dovuto essere impedita, sia dalle
Autorità governative nazionali, sia da quelle regionali.
Ora gli agricoltori sono sul piede di guerra e la mobilitazione è imminente."

Adriano Zaccagnini Vicepresidente Commissione Agricoltura Camera Deputati



Associazione NOGM

Egregio Dott. Vicario,

dopo il nostro utile confronto telefonico, provo a riepilogare con spirito collaborativo i “punti caldi” che bloccherebbero interventi risolutivi attivabili Dalla regione FVG per la bonifica dei campi seminati da Fidenato, che tanta apprensione stanno causando in tutta Italia tra i cittadini e gli agricoltori, soprattutto Bio.

Penso che questo riepilogo possa essere utile sia a lei e ai Dott. Gulfone e Miniussi per presentarlo alla valutazione del Vostro ufficio legale, sia nel prosequio chiarificatore e costruttivo del nostro dialogo.

Riassumo i punti che mi sembra di aver colto nei colloqui prima col Dott. Gulfone e poi con lei:

  1. La presunta "non retroattività" del Decreto interministeriale.
    Inizio con l’evidenziare che, secondo un ragionamento giuridico che vi sottopongo,
    al momento della semina del Vivaro esisteva già un quadro giuridico e normativo che vietava di mettere a coltura qualsiasi ogm nel modo adottato da Fidenato (o eventualmente da chiunque altro), fondato su 2 precisi elementi giuridici e normativi:
    a) la piena vigenza dell’art. 1 dlgs 212/2001 che, proprio sulla base di direttive e
    raccomandazioni europee, nel rispetto del
    principio di precauzione di cui all'articolo 174.2 del Trattato di Amsterdam e senza contrastare con alcuna
    delle sentenze della Corte di Giustizia europea
    (che Fidenato e tutti i soggetti
    pro ogm citano a sproposito e vorrebbero utilizzare come un grimaldello utile a
    imporre la deregulation voluta dalle multinazionali degli ogm),
    ribadisce che la libera circolazione delle sementi in ambito europeo deve conciliarsi col superiore principio di assicurare la tutela della salute umana e dell’ambiente.
    La correttezza di questo ragionamento è avvalorata anche dalla recente nota
    del MIPAAF che riporto in coda alla presente;

    b)
    l’esistenza, al momento della semina del Vivaro, dal Decreto interministeriale Clini-Balduzzi-Catania del precedente Governo!
    E’ vero che questo si riferiva al caso specifico di Dalla Libera (identico però
    nella sostanza a quello di Fidenato),  ma ribadiva il Principio generale già citato
    al punto precedente, secondo cui
    è vietato coltivare ogm senza prima presentare all’Autorità competente (e attenderne la valutazione positiva) una
    dettagliata relazione
    circa le specifiche e modalità della semina, indispensabile per poter valutare l’impatto per la salute umana, ambientale ed agronomico e per escludere anche rischi di contaminazioni di altre coltivazioni convenzionali e Bio (motivazione totalmente in linea con Direttive, Raccomandazioni e Sentenze europee.).

    Sulla base dei punti a) e b) sopra discussi, secondo l’Associazione NOGM che rappresento, la semina di Fidenato, oltretutto realizzata in modo spettacolare e provocatorio,
    avrebbe potuto e dovuto essere impedita, sia dalle Autorità governative nazionali, sia da quelle regionali. A prescindere comunque da questo ragionamento, l’infondatezza della preoccupazione sulla non retroattività del recente Decreto interministeriale… è pienamente documentata dal TESTO letterale del suo articolo 1, dove si parla NON di “SEMINA”, bensì di “COLTIVAZIONE”, la quale comprende TUTTE LE FASI del ciclo vitale della pianta… fino alla raccolta e, quindi, ANCHE L’ATTUALE FASE DI COLTIVAZIONE in cui si trovano le piante di mais seminate da Fidenato… che DOVREBBERO PERCIO’ ESSERE RIMOSSE E BONIFICATE!!
  2. La mancanza, nell’attuale Decreto interministeriale, di alcun riferimento ai rischi apportati dal mais mon 810 alla salute umana… impedirebbe ogni intervento della regione FVG.
    Fermo restando che la lacuna è reale e dovuta quasi sicuramente alla "peoccupazione" di non attivare un'argomentazione che andrebbe a incidere anche sulle importazione di OGM,
    è però chiaramente citato e documentato un rischio per l’ambiente e la biodiversità, coerentemente con quanto richiesto dagli articoli 34 del Regolamento 1829/2003 e 53 del regolamento 178/2002 per attivare la procedura di emergenza sulla quale è imperniato il Decreto interministeriale.
  3. Il divieto di coltivazione istituito dal Decreto interministeriale è limitato al mais mon 810 e, a fronte di questo, non ci sarebbe invece certezza della varietà di mais ogm realmente seminata da Fidenato. Questa considerazione, unita all’affermazione secondo cui esisterebbero altre varietà di mais ogm registrate presso il registro varietale comune europeo e autorizzate alla coltivazione, mi è stata presentata come una delle motivazioni principali che impedirebbero alla regione FVG di emettere alcuna ordinanza per la bonifica del campo seminato da Fidenato (dovremmo dire “campi” seminati, includendo anche quello di Mereto di Tromba).Non nascondo che inizialmente, tale argomentazione per me inaspettata e sconosciuta, mi ha disorientato non poco, perché avevo sempre letto e sentito parlare, a tutti i livelli, che in Europa c'erano solo due specie autorizzate alla coltivazione: la patata Amflora, peraltro abbandonata dalla Baasf e, appunto il mais mon 810.
    Però, da controlli da me effettuati sul registro europeo http://ec.europa.eu/food/dyna/gm_register/index_en.cfm
    la notizia sembrerebbe infondata.
    Infatti, nell'indice del Registro europeo di ogm, ho riscontrato che
    SOLO il mon 810 è riportato come "autorizzato alla semina", mentre nella scheda degli altri c'è scritto "esclusa la coltivazione"… salvo per il  Mais T25 ACS-ZMØØ3-2 della Bayer (resistente al glufosinato) di cui non è evidenziata né l’esclusione alla coltivazione, né la specifica e ben evidenziata autorizzazione presente invece nella scheda del mon 810.       
    In ogni caso, a prescindere da un opportuno approfondimento relativo  al tipo di autorizzazione del mais T25, non è certo questa la varietà seminata da Fidenato, il quale   ha sempre parlato pubblicamente dell’intenzione di seminare mais resistente alla piralide e specificamente della varietà mon 810, acquistato da lui o dal sedicente Movimento Libertario.
    A conferma di quanto dichiaro, riporto un passaggio di un articolo di LEONARDO FACCO pubblicato lo scorso anno sul loro sito, in cui si annunciava pubblicamente:
    Ieri sono arrivati e sono stati stoccati in diversi magazzini di Lombardia, Veneto, Emilia e Friuli. Sto parlando di 52.000 sacchi di sementi di mais MON 810, quello iscritto al catalogo varietale europeo e seminabile in Europa ed in Italia.”http://www.movimentolibertario.com/2012/09/6928/
    Oltretutto, se proprio questo fosse il dubbio… non credo mancherebbero norme giuridiche che, a fronte di un serio rischio per l’ambiente, possano imporre il prelievo di un campione di mais da far analizzare in laboratorio!

Quindi, sulla base di quanto sopra esposto e in ossequio alla normativa nazionale ed europea... se la Regione FVG volesse intervenire con un’ordinanza di bonifica dei campi del Vivaro e di Mereto di Tromba , sarebbe del tutto possibile giuridicamente farlo.
Strettamente collegata a questa eventuale decisione, ci sarebbe l’esigenza di attivare una seria indagine sia per
accertare la reale entità della partita originaria di mais ogm acquistata da Fidenato e/o da Movimento Libertario, sia per verificare le affermazioni, pubblicate a fine luglio nel loro sito, riguardante affitti stipulati da Fidenato "di centinaia di ettari" in ciascuna delle regioni: Friuli, Veneto e Lombardia, per un totale di... migliaia di ettari!!

Ecco il brano dell’articolo: “…Bene ha, dunque, fatto Giorgio Fidenato ad affittare – nei mesi scorsi – centinaia di ettari di terreni in Friuli, Lombardia e Veneto, dove stanno crescendo migliaia di ettari di mais sano e biotecnologico…” http://www.movimentolibertario.com/2013/07/rieccoli-i-nazi-comunisti-distruggono-un-campo-di-fidenato/

Concludo riportando la nota del MIPAAF sopra citata.

Rimanendo a disposizione per ogni chiarimento e/o approfondimento, porgo

Cordiali saluti

Dott. Franco Trinca

Presidente Associazione NOGM

Nota del MIPAAF: In relazione alla possibilità di porre a coltura, nel nostro Paese, sementi geneticamente modificate senza alcuna forma di autorizzazione, il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali precisa che, alla luce e nel rispetto della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 6 settembre 2012 e di quella del 18 maggio 2013, il diritto di coltivare organismi geneticamente modificati deve convivere con il diritto dello Stato di condizionare la coltivazione ad adeguate misure di coesistenza con l’agricoltura tradizionale o biologica, al fine di evitare ogni possibile commistione di tali produzioni e conseguenti danni economici.

Tale principio è stato affermato sia nella sentenza del settembre 2012 sia nella recente sentenza del 2013, che ha più volte sottolineato la possibilità per gli Stati membri di adottare misure di coesistenza. L’Italia fin dal 2001 con il d.lgs. 212, ha optato per l’adozione di misure di coesistenza fondate su ragioni economiche.
Tale scelta, espressa dall’art. 1 del decreto 212, mai posta in discussione dalle citate sentenze, è ancora oggi in vigore. Ciò premesso, nel rispetto del diritto di scelta dei coltivatori di continuare a produrre tradizionalmente o secondo i protocolli biologici oppure con sementi geneticamente modificate, e quello dei consumatori di scegliere liberamente e consapevolmente alimenti prodotti con Ogm o senza, la legittimità della messa a dimora di sementi geneticamente modificate continua ad essere subordinata alla verifica che le concrete condizioni di tale coltivazione siano idonee ad evitare la commistione con le altre produzioni.

Tale verifica - concluda in Ministero - non può che avvenire ad istanza del produttore interessato, previa comunicazione di tutti gli elementi informativi relativi alla localizzazione delle produzioni e alle tecniche di difesa dalla commistione che si intendono adottare. Solo in seguito alla positiva valutazione, la messa a dimora è legittima e come tale consentita. In ogni caso il Ministero, anche in accordo con le autorità regionali, disporrà tutti i controlli del caso.


giovedì 8 agosto 2013

CAMPAGNA TERRA BENE COMUNE

 
I perché di una campagna

A livello globale, dal 2008 ad oggi, il processo di accaparramento di terre da parte di imprese multinazionali, governi stranieri, nuovi attori finanziari pubblici e privati ha subìto una forte accelerazione a causa della convergenza tra crisi finanziaria, alimentare, energetica e climatica, portando alla trasformazione della terra, tradizionalmente non un tipico bene d’investimento, in una risorsa fondamentale su cui prendere il controllo il più velocemente possibile.

La terra è sotto attacco da vari fronti. Le ragioni per cui viene presa sono le più svariate: per coltivare cibo o agrocombustibili su scala industriale, per installarvi impianti estrattivi, produttivi o di smaltimento, per costruire dighe o altre infrastrutture, per sviluppare turisticamente una zona, per espandere città, per occuparla militarmente con scopi geopolitici o semplicemente per possederla a garanzia di altri rischi.

Indipendentemente dagli obiettivi, le comunità a cui è impedito l’accesso alla terra vengono private dei loro mezzi di sostentamento, oltre che della sovranità sui propri territori e quindi del diritto di gestire autonomamente le risorse da cui dipendono. Di conseguenza, le economie locali vengono compromesse, il tessuto socio-culturale e la stessa identità di un territorio sono messe a repentaglio: attraverso la cessione di una risorsa vitale alla speculazione l’interesse privato finisce con l’essere messo al di sopra del bene comune.

In Italia questo processo, già in atto da tempo attraverso la concentrazione della terra in grandi proprietà, attraverso le speculazioni edilizie e la cementificazione selvaggia, la realizzazione di infrastrutture e grandi opere di dubbia utilità, ha subìto una ulteriore accelerazione con l’art.66 del decreto Salva Italia che prevede, tra le altre cose, la vendita dei terreni agricoli demaniali, che prima venivano concessi in uso ai contadini e oggi rischiano di essere svenduti ai privati. Per farlo è stato annunciato il coinvolgimento della Cdp – la Cassa Depositi e Prestiti nella valutazione e nella vendita. La Cdp, per un secolo e mezzo garante a tasso agevolato degli investimenti degli enti locali, dal 2003 è divenuta Spa ed ha ceduto parte del capitale societario a fondazioni bancarie, divenendo e comportandosi a tutti gli effetti come una banca commerciale privata.
 
 
Di fronte all’ ennesimo tentativo di imporre le logiche del mercato e del profitto sulla gestione collettiva dei beni comuni, la rete Genuino Clandestino lancia la campagna TERRA BENE COMUNE, contro lo sfruttamento, la devastazione ed il saccheggio di tutte le terre, private o demaniali che siano, in difesa delle comunità locali, a fianco di coloro che difendono la sovranità alimentare.



* * *

Diciamo NO:
 
  • alla vendita delle terre pubbliche ivi compresi i terreni demaniali e quelli agricoli soggetti ad uso civico;
  • all’espansione del modello di produzione agroindustriale e l’utilizzo di sementi OGM;
  • all’ulteriore consumo  di suolo tramite cementificazione, grandi opere, infrastrutture, speculazione edilizia;
  • al cambio di destinazione d’uso dei terreni agricoli e alla trasformazione di fatto della destinazione agro-silvo-pastorale degli usi civici
 
Diciamo SI:

  • alla gestione delle terre pubbliche da parte delle comunità locali,  secondo forme decise a livello territoriale e in modo autonomo,  lontano da logiche privatistiche, lobbistiche e di concentrazione nelle mani di pochi;
  • alla messa a disposizione di terreni e beni agricoli di proprietà degli enti pubblici per “progetti di neo-ruralità”, attraverso rapporti agevolati e di lunga durata, il sostegno privilegiato a progetti di agricoltura comunitaria, sociale, organica e di sussistenza, ed il riconoscimento del diritto di abitare la terra;
  • all’agricoltura contadina che salvaguarda il patrimonio agro alimentare, presidia e tutela il territorio, produce cibo sano rispettando i cicli naturali, conserva la biodiversità e in generale rispetta la terra, l’ambiente e gli equilibri sociali propri di ogni comunità;
al mantenimento della vocazione agricola alimentare della terra,su cui innescare percorsi partecipati di coinvolgimento delle comunità locali, per assicurare a tutti un cibo sano e culturalmente adeguato, garantire l’accesso alla terra ai contadini, permettere l’autodeterminazione locale delle produzioni e al contempo rafforzare le economie locali, fatte di relazioni e percorsi condivisi tra i produttori e co-produttori (cittadini) al cui centro vi sono la tutela dell’ambiente e l’equità sociale;
  • alla costruzione di un’alleanza fra movimenti urbani, movimenti rurali e singoli cittadini, che sappia riconnettere città e campagna e sostenere le comunità locali in lotta contro la distruzione del loro ambiente di vita.


 
TERRA BENE COMUNE!
 
NO alla vendita delle terre pubbliche
SI alla custodia e cura dei beni comuni
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

venerdì 2 agosto 2013

Chiamata della VI Conferenza di Via Campesina - Jakarta 9-13 Giugno

 (traduzione di Antonio Lupo)

 Noi, La Via Campesina, veniamo ad estendere il nostro appello urgente a
tessere, filo per filo, l'unità globale tra le organizzazioni del campo e della città per prendere
un ruolo attivo, propositivo e decisivo nella costruzione di una nuova
società basata sulla sovranità alimentare, la giustizia e l'uguaglianza. Ci
toviamo qui chiamati dallo spirito dei nostri amici e dirigenti e di tutti
coloro, il cui coraggio e impegno con le nostre lotte, ci ispirano.

La Via Campesina, un movimento internazionale che riunisce più di 200
milioni di contadine e contadini, popoli indigeni, pescatori, raccoglitori,
i lavoratori agricoli. Con la creatività delle donne e l'entusiasmo dei
nostri giovani provenienti da 183 organizzazioni e 88 paesi.

Siamo in Asia, dove vive la maggior parte dei contadini del mondo, per
festeggiare i nostri primi venti anni di lotta.

Abbiamo iniziato il nostro cammino a Mons (Belgio) nel 1993 e abbiamo
articolato la nostra visione radicale della sovranità alimentare nel 1996 a
Tlaxcala (Messico), arrivando a riposizionare i contadini, uomini e donne
come attori sociali al centro dei processi di resistenza all'agenda del
commercio neoliberale e nella costruzione di alternative.

I popoli della terra sono attori essenziali nella costruzione, non solo di
un modello agricolo diverso, ma anche di un mondo giusto , differente ed
egualitario.

Siamo noi, donne e uomini, che nutriamo l'umanità e abbiamo cura della
natura.

Le generazioni future dipendono da noi per la cura per la terra.

Oggi più che mai, un altro mondo è urgente e necessario. La distruzione del
nostro mondo attraverso l'eccessivo sfruttamento e spoliazione dei popoli e
l'appropriazione di beni naturali stanno producendo la attuale crisi
climatica e profonde disuguaglianze che minacciano l'umanità nel suo insieme
e la vita stessa. La Via Campesina dice un sonoro NO a questa distruzione
promossa dalle corporazioni multinazionali .

Noi stiamo costruendo nuove relazioni tra gli esseri umani e la natura
basate sulla solidarietà, la cooperazione e la complementarietà.

Al centro della nostra lotta è la formulazione di un'etica per la vita che
attraversa tutte le nostre azioni e le ricerche. La Via Campesina si è
impegnata a dare visibilità alle lotte locali in tutto il mondo, assicurando
che vengano interpretate in una prospettiva internazionale e contribuisce a
coinvolgerli in un grande movimento globale per la sovranità alimentare, il
cambiamento sociale e l'autodeterminazione dei popoli del mondo.

Facciamo appello a tutte le nostre organizzazioni, i nostri alleati e amici,
amiche, sorelle e fratelli nella lotta, e di tutti coloro impegnati per un
futuro migliore insieme a continuare a camminare insieme rifiutando l'agenda
della "Economia Verde” e continuando a costruire la Sovranità Alimentare.




Le nostre lotte

Sovranità Alimentare Ora - Trasformare il mondo

La sovranità alimentare è il cuore della lotta per un progetto di giustizia
sociale che comprende attualmente ampi settori del campo e della città.

La sovranità alimentare è il diritto fondamentale di tutti i popoli, nazioni
e stati di controllare il loro cibo e sistemi alimentari e decidere le
proprie politiche, assicurando a ognuno cibo di qualità, adeguato, a prezzi
accessibili, nutriente e culturalmente appropriato.

Ciò comprende il diritto dei popoli a definire le loro forme di produzione,
uso e intercambio sia a livello locale che internazionale.

Nel corso degli ultimi due decenni, la nostra visione della sovranità
alimentare ha ispirato una generazione di attivisti impegnati per il
cambiamento sociale.

La nostra visione del mondo implica una rivoluzione agricola, che signica
profonde trasformazioni agricole, socio-economiche e politiche. La sovranità
alimentare ha sottolineato l'importanza cruciale della produzione locale e
sostenibile, il rispetto dei diritti umani, prezzi equi per i prodotti
alimentari e l'agricoltura, il commercio equo tra paesi e la salvaguardia
dei nostri beni comuni, contro la privatizzazione.

Oggi ci troviamo di fronte alla più grande crisi della nostra storia ed essa
è una crisi sistemica.

Le crisi alimentare, del lavoro, energetica, economica, climatica,
ecologica, etica, sociale, politica e istituzionale stanno portando al
collasso in molte parti del mondo.

Contemporaneamente la crisi energetica peggiora di giorno in giorno di
fronte all'esaurimento dei combustibili fossili e si confronta con false
soluzioni che vanno dagli agro-carburanti all'energia nucleare, che ha
dimostrato di essere una delle più grandi minacce alla vita sulla terra.




Rifiutiamo il capitalismo, che in questo periodo è caratterizzato da un
flusso aggressivo del capitale finanziario e speculativo verso l'agricoltura
industriale, la terra e la natura.

Questo ha generato un immenso accaparramento di terre, l'espulsione dei
contadini dalle loro terre, la distruzione di villaggi, comunità, culture e
i loro ecosistemi, creando migrazioni e disoccupazione di massa. Questo
genera masse di migranti economici e rifugiati climatici e disoccupati,
aumentando le disuguaglianze esistenti.

Le multinazionali in collusione con governi e istituzioni internazionali
stanno imponendo, con il pretesto della Green Economy, monocolture OGM, le
megaminiere, le grandi piantagioni forestali, l'imposizione di colture di
biocarburanti, la costruzione di grandi dighe, il fracking e i gasdotti o la
privatizzazione dei nostri mari, fiumi, laghi e dei nostri boschi. La
Sovranità alimentare strappa il controllo sopra i nostri beni comuni,
restituendoli nelle mani delle comunità.

La Agroecologia è la nostra scelta per il presente e per il futuro




La Produzione di alimenti basata sull'agricoltura contadina, la pastorizia e
la pesca è ancora la principale fonte di cibo nel mondo. L'agricoltura
contadina basata sull'agroecologia è un sistema sociale ed ecologico
costituito da una grande varietà di tecniche e tecnologie adeguate ad ogni
cultura e geografia.

L'Agroecologia elimina la dipendenza dai pesticidi; rifiuta la produzione
animale industrializzata, utilizza energie rinnovabili, assicura una
alimentazione sana e abbondante, si basa su conoscenze tradizionali e
ripristina la salute e l'integrità del territorio. La produzione alimentare
in futuro sarà basato su un numero crescente di persone che produrranno
alimenti in una forma diversa e resiliente.




L'Agroecologia protegge la biodiversità e raffredda il pianeta.

Il nostro modello di agricoltura non solo può nutrire tutta l'umanità, ma è
anche il modo di fermare l'avanzata della crisi climatica raffreddando il
pianeta attraverso la produzione locale in armonia con le nostre foreste,
alimentando la biodiversità e la reincorporazione di materia organica nei
suoi cicli naturali.




Giustizia Sociale e climatica e la solidarietà

Nella misura in cui avanziamo e costruiamo, a partire dalla nostra diversità
culturale e geografica, il nostro movimento per la Sovranità alimentare si è
rafforzato integrando la giustizia e l'uguaglianza sociale. Praticando la
solidarietà rispetto alla concorrenza, rifiutiamo il patriarcato, il
razzismo, l'imperialismo e lottiamo per le società democratiche e
partecipative, libere dallo sfruttamento di donne, bambini, uomini o della
natura.

Chiediamo giustizia climatica già ora.

Coloro che soffrono maggiormente di questo caos climatico e ecologico non
sono coloro che lo hanno causato. Le false soluzioni della green economy per
continuare la crescita capitalista stanno peggiorando la situazione.

Si crea un debito ecologico e climatico che deve essere corretto. Pertanto
chiediamo l'arresto immediato dei meccanismi del mercato del carbonio,
geoingegneria, REDD e dei biocarburanti.

Riaffermiamo la necessità e il nostro impegno a lottare continuamente contro
le multinazionali, agendo tra l'altro, boicottando i loro prodotti e
rifiutando di cooperare con le loro prassi operative. I Trattati di Libero
Commercio e gli accordi di investimento hanno creato condizioni di estrema
vulnerabilità e di ingiustizia per milioni. L'attuazione di questi trattati
produce violenza, militarizzazione e criminalizzazione della resistenza.
Un'altra tragica conseguenza di essi è la creazione di una grande massa di
migranti sottopagati, con lavori insicuri e malsani e violazioni dei diritti
umani e discriminazione.

La Via Campesina è riuscita a collocare i diritti dei contadini all'ordine
del giorno del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e chiamiamo i
governi ad attuarli.

La nostra lotta per i diritti umani è al cuore della solidarietà
internazionale e include la protezione dei diritti e sociale dei contadini
migranti e dei lavoratori alimentari .




Le lotte per il diritto alla terra, al cibo, al lavoro dignitoso, contro la
distruzione della natura, sono criminalizzate. Sono centinaia i compagni che
sono stati uccisi negli ultimi anni , molti minacciati o perseguitati e
imprigionati, spesso con il sostegno o complicità delle autorità pubbliche.




Un mondo senza violenza e discriminazione contro le donne




La nostra lotta è per costruire una società basata sulla giustizia,
l'uguaglianza e la pace.

Esigiamo il rispetto di tutti i diritti delle donne. Rifiutando il
capitalismo, il patriarcato, la xenofobia, l'omofobia e la discriminazione
basata su motivi razziali, etnici, riaffermiamo il nostro impegno a
raggiungere la piena parità tra gli uomini e le donne e i loro diritti ad
una piena uguaglianza.

Ciò richiede la fine di tutte le forme di violenza contro le donne,
domestica, sociale e istituzionale, sia nelle aree rurali che in quelle
urbane.

La nostra Campagna contro la violenza contro le donne è al centro delle
nostre lotte.




Pace e smilitarizzazione

Viviamo un aumento di conflitti e guerre per la proprietà, la proliferazione
di basi militari e la criminalizzazione della resistenza. La violenza è
intrinseca a questo sistema capitalista mortale basato sulla dominazione,
sfruttamento e saccheggio.

Siamo impegnati al rispetto, la dignità e la pace.




Ci addolorano e fanno onore le centinaia di contadini che sono stati
minacciati, perseguitati, imprigionati, uccisi per le loro lotte.

Continueremo ad esigere che rendano conto e siano puniti coloro che violano
i diritti umani ei diritti della natura. Chiediamo l'immediato rilascio di
tutti i prigionieri politici.




Terra e Territori

Difendiamo una Riforma Agraria integrale che offra il pieno diritto sulla
Terra, riconosca i diritti legali dei popoli indigeni sui loro territori,
assicuri alla comunità di pescatori l'accesso e il controllo delle zone e
degli ecosistemi di pesca e riconosca l'accesso e il controllo delle terre e
delle vie di migrazione dei pastori.

Questo è l'unico modo per garantire un futuro per i giovani delle aree
rurali.

La riforma agraria globale, vista come una massiccia distribuzione della
terra con le risorse di supporto per la produzione e mezzi di sussistenza,
deve garantire un accesso permanente ai giovani, alle donne, ai disoccupati,
ai senza terra, per dare complemento alle piccole aziende , agli sfollati e
a tutti coloro che intendono partecipare alla produzione su piccola scala di
prodotti alimentari agro-ecologici.

La terra non è una merce.

Le leggi esistenti devono essere rafforzate e si devono crearne nuove per
proteggerci dalle speculazioni e un quadro giuridico per evitare
speculazioni e accaparramento.

Continueremo la nostra lotta per difendere le terre e territori.




Semi, beni comuni e acqua

I semi, il cuore della Sovranità Alimentare, li esaltiamo con il principio
“Semi Patrimonio dei Popoli al Servizio dell'Umanità”, ribadito oggi da
centinaia di organizzazioni in tutto il mondo. La nostra sfida è ora quella
di continuare a tenere i nostri semi vivi nelle mani delle nostre comunità,
moltiplicandoli nel contesto dei nostri sistemi di produzione agricola.

Continueremo la lotta contro l'appropriazione indebita di essi attraverso
varie forme di proprietà intellettuale e la loro distruzione per mezzo di
manipolazione genetica e di altre nuove tecnologie. Ci opponiamo ai
pacchetti tecnologici che combinano gli OGM con l'uso massiccio di
pesticidi.

Stiamo ora combattendo le leggi sui semi che sono privatizzati e mercificati
dalla mano degli interessi delle corporazioni.

Continueremo a combattere i transgenici e a lottare per un mondo libero
dagli OGM.

I cicli di vita scorrono attraverso l'acqua, ed essa è una parte essenziale
degli ecosistemi e la vita. L'acqua è un bene comune e come tale deve essere
protetto.




Costruendo dalle nostre forze




La nostra grande forza è la creazione e il mantenimento dell'unità nella
diversità.

Abbiamo una visione del mondo inclusiva, spaziosa, pratica, radicale e piena
di speranza come un invito a unirci nella trasformazione della nostra
società e nella protezione della Madre Terra.




• Le mobilitazioni popolari, il confronto con i potenti, la resistenza
attiva, l'internazionalismo, l'impegno con i movimenti di base locali sono
essenziali per arrivare a cambiamenti sociali effettivi.

• Nella nostra lotta eroica per la Sovranità alimentare continueremo a
costruire alleanze essenziali con i movimenti sociali così come con i
lavoratori urbani e delle periferie, con i migranti, con coloro che
combattono le mega miniere e le mega dighe, tra le altre cose.

• I nostri strumenti principali sono la formazione, l'educazione e la
comunicazione. Stiamo promuovendo lo scambio di conoscenze accumulate fino
ad oggi con i contenuti e le metodologie di formazione culturale, politica e
ideologica e tecnica; moltiplicando le nostre scuole e le esperienze
educative delle nostre basi e lo sviluppo dei nostri strumenti di
comunicazione dalle nostre basi.

• Ci impegniamo a creare spazi speciali per potenziare la nostra gioventù.

La nostra più grande speranza per il futuro è la passione, l'energia e
l'impegno dei nostri giovani articolati nei giovani del nostro movimento.




Lasciamo questa VI Conferenza Internazionale di Via Campesina dando il
benvenuto alle nuove organizzazioni che hanno aderito alla Via Campesina,
sicuri delle nostre forze e pieni di speranze per il futuro.




Per la terra e la sovranità dei nostri popoli! Con la solidarietà e la
lotta!

Jakarta 12 Giugno 2013

martedì 30 luglio 2013

12 ottobre Mobilitazione in difesa dei territori, contro colonialismi vecchi e nuovi


In difesa dei territori e dei beni comuni, contro vecchi e nuovi
colonialismi

“Il 12 ottobre 1492 l'America scoprì il capitalismo..."
(E.Galeano)

Siamo donne e uomini che si oppongono quotidianamente al saccheggio
sistematico dei nostri territori e dei beni comuni, alla vorace
produzione di profitti su beni e risorse che appartengono a tutti e sono
fondamentali per le nostre vite, alla continuativa espropriazione della
ricchezza collettiva a favore dei mercati e degli interessi del
capitalismo neoliberista.

Ma affermando i nostri no, affermiamo nuovi e diversi si.
Lo facciamo praticando una nuova partecipazione e ambiti di democrazia
diretta, immaginando territori sostenibili nelle loro produzioni e
consumi, realizzando una nuova cooperazione sociale, impegnandoci
collettivamente alla costruzione delle dinamiche del comune.

Su questa base, l’assemblea conclusiva del campeggio del monte Amiata ha
indicato una settimana di mobilitazione comune che si aprirà il 12
ottobre, in connessione diretta con le lotte di oltreoceano, a partire
da quella contro la diga di Quimbo in Colombia, con azioni diffuse in
tutti i territori, che avverranno in maniera coordinata ed in una
cornice comunicativa comune e si concluderà il 19 ottobre con una
manifestazione nazionale promossa dai movimenti per il diritto
all’abitare.
La settimana di mobilitazione comprende anche lo sciopero dei lavoratori
indetta dai sindacati di base per il 18 ottobre.
Il 12 ottobre è la conquista dell'America e, simbolicamente, rappresenta
l'ultimo giorno di libertà per le popolazioni indigene e native,
l'inizio della colonizzazione del continente Americano.
Qui da noi le mobilitazioni territoriali del 12 ottobre vogliono essere
un momento di costruzione dei nessi e di piattaforme dei soggetti che si
battono per la difesa dei beni comuni, contro la logica delle
privatizzazione dei servizi pubblici che il governo intende riproporre e
per affermare un’idea alternativa di gestione pubblica partecipata e di
autogoverno degli stessi.

I processi di sfruttamento, privatizzazione e speculazione in atto sui
nostri territori mirano infatti ad erigere nuove palizzate intorno ai
beni comuni, nuove enclosures. Meccanismi di accumulazione del profitto
sostenuti e favoriti da sospensioni continue dello stato di diritto, in
cui l'ordine pubblico diviene, in alcuni casi, uno stato di
militarizzazione e repressione.

Proponiamo a tutti/e di attivarsi nei singoli territori, costruendo
nessi tra i diversi comitati ed attivando, per la giornata del 12
Ottobre, una grande mobilitazione in tutta Italia che possa
rappresentare il primo passo comune e l'affermazione di un'alterità
possibile.
I campeggi e le iniziative di lotta che attraverseranno nell’estate
tutta la penisola possono rappresentare un ulteriore momento di
confronto per affinare le modalità di costruzione delle mobilitazioni.

Loro sono un presente di sfruttamento.
Noi siamo un futuro di dignità.



Assemblea Monte Amiata 14/07/2013

lunedì 29 luglio 2013

Incontro al Casale occupato PachaMama a Roma su Riqualificazione degli spazi pubblici abbandonati, Fattorie sociali e Terre ai giovani


A Perugia passa Terre Comuni: "Le terra del demanio a chi non lavora"

La IV Commissione del comune di Perugia  ha approvato ieri l' Ordine del Giorno di Rifondazione Comunista in cui si chiede di affidare in comodato d’uso a singoli cittadini, in difficoltà economica e occupazionale, e/o cooperative e/o associazioni di cittadini create ad hoc, le aree comunali e quelle del demanio idonee alla produzione di prodotti ortofrutticoli e quelle in cui sono presenti esemplari di olivi per la produzione di olio. Dice Emiliano Pampanelli, capogruppo al Consiglio Comunale di Perugia del Prc che questo progetto chiamato “Terre comuni” è  progetto a costo zero grazie al quale l’Amministrazione può migliorare la gestione del territorio e, nello stesso tempo, tramite la produzione e l’eventuale vendita di prodotti da parte di coloro che vi sarebbero impiegati, riuscirebbe a facilitare l’accesso a beni di prima necessità e innescare realtà produttive locali.
Ci troviamo in una fase acuta della crisi - continua Pampanelli - in cui cresce la disoccupazione e i salari hanno perso molto del loro potere d’acquisto non riuscendo a garantire, in molti casi, livelli di vita dignitosi. A questo stato di cose le Amministrazioni locali riescono a rispondere con difficoltà perché, strozzate dal patto di stabilità, hanno sempre meno mezzi per garantire i servizi di welfare e ancora meno per rivitalizzare il tessuto economico e sociale dei territori.
Il progetto “Terre comuni” può rappresentare un valido strumento per stimolare la nascita di nuove realtà produttive in un settore in difficoltà ma che, a nostro avviso, sarà uno dei volani principali della ripresa.
L’idea di favorire il nascere di cooperative alle quali affidare terreni del demanio non utilizzati può essere un valido sostegno lavorativo per tutti quei soggetti che oggi sono esclusi dal mercato del lavoro e soprattutto può stimolare nuovi modelli di consumo sostenibili che salvaguardino il territorio, accorcino la filiera abbattendo i prezzi e migliorando la qualità dei consumi». Così il Capo gruppo di Rifondazione comunista Pampanelli che prosegue:
«Il documento prevede anche che una parte dell’ortofrutta e dell’olio prodotti vengano forniti a prezzi calmierati alle mense comunali e ai Gruppi d’acquisto. Proprio i Gruppi di Acquisto che sono in costante aumento nel perugino dimostrano che esistono importanti margini di abbattimento dei prezzi quando si interviene sulla filiera distributiva, accorciandone i passaggi. Confidiamo che anche in Consiglio comunale l’OdG venga recepito così da far partire quanto prima il progetto».
 Qui di seguito il testo
Al Sindaco del Comune di Perugia
Al Presidente del Consiglio Comunale
ORDINE DEL GIORNO
di iniziativa del Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista
avente per oggetto: “Progetto Terre Comuni”
PREMESSO
-che il nostro territorio si trova in una fase acuta della crisi economica e sociale in cui cresce la disoccupazione e i salari hanno perso molto del loro potere d’acquisto non riuscendo a garantire, in molti casi, livelli di vita dignitosi;
-che le Amministrazioni locali, strozzate dal patto di stabilità, si trovano sempre più in difficoltà nel garantire i servizi di welfare e che hanno pochi strumenti per rivitalizzare il tessuto economico e sociale dei territori;
-che in questa fase sarebbe importante sviluppare progettualità, a costi ridotti per le Amministrazioni, che siano in grado di innescare micro realtà produttive e calmierare i prezzi di prodotti di prima necessità per far fronte alle crescenti difficoltà delle famiglie;
-che a tale proposito il Gruppo di Rifondazione comunista propone all’Amministrazione di avviare un progetto che da qui chiameremo “Terre comuni” in cui vengano dati in comodato d’uso a singoli cittadini e associazioni e/o cooperative di cittadini costituite a tal fine e in difficoltà economica e occupazionale tutte le aree pubbliche, da quelle agricole a quelle verdi, idonee alla produzione di ortofrutta e alla raccolta delle olive;
-che tale progetto rappresenterebbe per l’Amministrazione uno strumento utile per riqualificare e proteggere le aree in questione sottraendole al degrado e riconsegnandole alla socialità, si configurerebbe anche come una forma vantaggiosa di manutenzione di aree verdi comunali e sarebbe un aiuto importante per coloro che vi sarebbero impiegati dal punto di vista lavorativo e di accesso ai prodotti di prima necessità;
-che il progetto “Terre comuni” potrebbe avere dei risvolti interessanti anche in vista della candidatura di Perugia a capitale europea 2019 che, in questo modo, potrebbe vantare la produzione di prodotti tipici della zona fatti dai residenti.
CONSIDERATO
-che il Comune di Perugia ha già sviluppato progettualità che vanno in questa direzione sottoscrivendo con D.G.C. n.374 del 22.09.2011 il protocollo d’intesa tra l’Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI) e Italia Nostra per favorire la diffusione delle iniziative volte alla valorizzazione e riqualificazione degli orti, sinteticamente denominato “Orti Urbani” ed ha individuato come primo sito del progetto l’area del complesso di San Matteo degli Armeni prevedendo di destinare a orto botanico 700 dei 4800 mq di verde complessivi che, ad oggi, è ancora in attesa del piano esecutivo;
-che come da art. 3 del Protocollo, la durata dello stesso è fissata in 24 mesi a decorrere dalla data di sottoscrizione e che quindi la validità dell’intesa scade per il Comune di Perugia il 22.09.2013, ma, può essere rinnovato previo accordo tra i sottoscrittori e/o subire integrazioni e modifiche;
-che in vista della scadenza del Protocollo si ha la possibilità di sviluppare il nuovo programma chiamato “Terre comuni”che potrebbe inglobare il progetto “Orti urbani”.
SOTTOLINEATO
-che il progetto “Terre comuni” intende usufruire di tutte le aree comunali idonee al progetto e di quelle del demanio che siano utili per la coltivazione di prodotti ortofrutticoli;
-che nel progetto “Terre comuni” può essere inserita la raccolta delle olive vista la massiccia presenza della specie arborea olea europeae, comunemente chiamata olivo, all’interno delle aree di verde pubblico comunale già censite per aree (aree cimiteriali; area scolastica; area verde; parchi; viali alberati);
-che, infatti, da una ricognizione fatta dal nostro Gruppo risulta che nelle aree cimiteriali si contano 11 esemplari, 352 nelle aree scolastiche, 908 esemplari nelle aree verdi e 818 nei parchi per un totale complessivo di 2.089 olivi di proprietà comunale;
-che un tale numero di esemplari, se opportunamente coltivati, permetterebbe di avere un raccolto annuo di circa 1.000 quintali di olive e, quindi, una buona produzione di olio;
-che la presenza di tali esemplari è delocalizzata in diverse zone e che in alcuni casi (come in alcuni plessi scolastici, aree verdi presso strutture pubbliche o nei parchi) ci sono agglomerati con almeno o più di un centinaio di esemplari di tali piante;
-che, stando alle informazioni degli Uffici competenti, a parte il Parco di Montegrillo con 428 esemplari di olivi che possiede già una convenzione con una associazione culturale, le altre aree non presentano forme di convenzione per la manutenzione e la cura del verde;
-che, a tal proposito, andranno predisposte delle convenzioni, con singoli cittadini nel caso di piccole aree da destinare all’autoproduzione, e cooperative e/o associazioni di cittadini costituite a tal fine, per la coltivazione di prodotti ortofrutticoli e per la raccolta delle olive in aree più grandi, prevedendone anche la vendita;
-che il progetto “Terre comuni” con la produzione di prodotti ortofrutticoli, la raccolta delle olive e la produzione del relativo olio, sopra descritta, oltre a rappresentare un’utile occasione per restituire aree alla socialità e al decoro urbano e per avere una gestione “vantaggiosa” del verde, può diventare un mezzo per sviluppare attività lavorative spontanee;
-che tra le finalità del progetto può esservi, inserita, tra le altre, quella della fornitura di olio e prodotti ortofrutticoli, a costo calmierato e nel segno della “filiera corta” e dei “km 0”, alle mense del Comune di Perugia gestite direttamente o affidate in gestione o ai diversi gruppi d’acquisto presenti nel territorio;
-che tali Gruppi di Acquisto sono una presenza diffusa nel perugino e dimostrano che esistono importanti margini di abbattimento dei prezzi quando si interviene sulla filiera distributiva, accorciandone i passaggi, con un effetto di calmieramento dei prezzi e una significativa ricaduta in termini di qualità dei consumi e di sostegno ai produttori locali;
-che, vista la presenza di molti degli esemplari di olivi nelle aree scolastiche o in aree limitrofe, si può agevolmente prevedere la partecipazione, con finalità didattiche, degli studenti, in particolar modo quelli delle classi medie e superiori;
-che, parte dell’olio prodotto potrebbe essere elargito, da parte dell’Amministrazione, come dono di rappresentanza in occasione di matrimoni o di visite ufficiali, in quanto prodotto identificativo del territorio e della sua comunità. A tal fine si può prevedere una etichetta dell’olio della città di Perugia facendo partecipare gli stessi cittadini alla definizione del nome e del logo del prodotto.
EVIDENZIATO
-che, in una fase acuta della crisi in cui cresce la disoccupazione e i salari hanno perso molto del loro potere d’acquisto non riuscendo a garantire, in molti casi, livelli di vita dignitosi, sviluppare i progetti sopra descritti rappresenterebbe:
un aiuto importante per coloro che vi sarebbero impiegati dal punto di vista lavorativo e/o di accesso ai prodotti ortofrutticoli,
un mezzo per fornire prodotti a prezzi calmierati alle mense comunali e ai Gruppi di Acquisto,
un mezzo per promuovere modelli di produzione virtuosi, in grado si stimolare l’economia cittadina e nuovi modelli di consumo sostenibili che salvaguardino il territorio, accorcino la filiera abbattendo i prezzi e migliorando la qualità dei consumi,
la gestione del verde a costo zero per l’Amministrazione.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI PERUGIA IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA
-a rendere operativo in tempi rapidi il progetto “Orti urbani” relativo al complesso di San Matteo degli Armeni;
-a sviluppare il progetto “Terre comuni” utilizzando tutte le aree pubbliche idonee alla coltivazione di prodotti ortofrutticoli e di olivi, prevedendo di incrementarle con terreni del demanio effettuando preventivamente idoneo censimento e avviando una convenzione con gli Enti proprietari;
-a prevedere, per il progetto “Terre comuni”, un regolamento che affidi, in comodato d’uso ai singoli cittadini e a cooperative e/o associazioni di cittadini costituite a tal fine, le aree idonee alla produzione di ortofrutta e di olio della città di Perugia e che faccia fede ai principi sopra descritti: sostegno occupazionale e finalità sociali, stimolo dell’economia cittadina e di nuovi modelli di consumo basati sulla filiera corta;
-a prevedere anche tramite l’Ufficio scolastico regionale l’adesione e la partecipazione di scuole medie e superiori al progetto “Terre comuni”.

Capogruppo PRC Comune Perugia
Emiliano Pampanelli
Consigliere PRC Comune Perugia
Carlo Fabbri

giovedì 25 luglio 2013

Tierra y Libertad al casale Pachamama in zona Laurentina Roma


Tierra y Libertad. Non siamo in Chiapas dai movimenti indigeni e contadini zapatisti ma nella periferia romana in zona Laurentina, al Casale Pachamama – Madre Terra, occupato durante l’ondata di occupazioni iniziata lo scorso dicembre con lo Tzunami Tour dei movimenti per il diritto all’abitare. Ad accoglierci ragazzi e ragazze che provengono da diverse esperienze sociali come Arci, Action per il diritto alla casa e cooperativa Rom Future Service. Pachamama è composto da un casale a tre piani, da due manufatti e da una bellissima campagna circostante. Ci spiegano subito come l’obiettivo non sia solo quello di dare una risposta immediata all’esigenza di un tetto per molte famiglie, di per se già straordinariamente rilevante. Gli attivisti del casale ci raccontano come attraverso la pratica della condivisione del comune si possano mettere insieme esperienze e obiettivi in apparenza diversi: accesso alla terra, lavoro, diritto alla casa e integrazione. Pachamama sarà infatti la casa di 15 nuclei familiari che allo stesso tempo creeranno una trattoria biologica con i prodotti degli orti urbani antistanti al perimetro del casale. Sono circa una decina gli ettari di campagna romana che circondano il casale. La proposta di realizzare orti urbani è stata già avanzata agli abitanti del quartiere Eur Papillo nella prima iniziativa realizzata lo scorso 13 luglio. Uno strumento concreto da fornire agli abitanti della zona per auto produrre una parte del cibo necessario al fabbisogno alimentare, abbassare i costi e difendere l’agro romano sperimentando pratiche di condivisione. All’interno del casale si punta anche a realizzare alloggi per accogliere minori e donne in difficoltà, una bottega artigianale, una falegnameria ed un laboratorio di arti grafiche. Nell’occupazione ci sono 5 famiglie Rom che provengono dal campo nomadi sgomberato di Tor de Cenci dove avevano vissuto sin dal 1995 raggiungendo un buon livello di integrazione con i quartieri circostanti. Inaugurato nel 2000 da Rutelli fu il primo esempio di campo attrezzato nella città con un servizio di scolarizzazione realizzato dall’Arci, come ci racconta Paolo Perrini, storico attivista romano e operatore dell’associazione. Nel 2009, dopo anni di disinteresse dell’amministrazione comunale, il triste e drammatico epilogo con la sua distruzione decretata dal piano nomadi dell’ex sindaco Alemanno e della sua ex assessora alle politiche sociali Belviso. “Pachamama sarà il primo esperimento che mette insieme il diritto all’abitare con l’integrazione: nel casale vivranno famiglie italiane e famiglie Rom”, afferma soddisfatto Paolo.

Il progetto Pachamama mette dunque insieme esigenze e specificità diverse che si incontrano all’interno di uno spazio sia fisico che culturale in cui emerge naturalmente un punto di vista generale nuovo, fondato sull’autogoverno, l’autopromozione di reddito, l’accesso alla terra ed il diritto al buon vivere. Giustizia ambientale e giustizia sociale promosse attraverso il metodo della democrazia partecipata e comunitaria. Questa la risposta nuova che nasce dal basso in una periferia in cui i “palazzinari” romani hanno da sempre fatto il bello ed il cattivo tempo, arricchendosi in maniera smisurata alle spalle di cittadini, paesaggio e ambiente. Il casale sarebbe dovuto essere un “punto verde qualità” come previsto dalla delibera 169 del consiglio comunale approvata il 2 agosto del 1995 dalla giunta Rutelli. Aree di proprietà comunale che venivano concesse in gestione a privati per essere trasformati in parchi attrezzati a ridosso dei quartieri realizzati dagli stessi costruttori. Una moneta di scambio per aver edificato e cementificato nel parco naturale Laurentino-Acqua Cetosa. La procura in seguito ai numerosi scandali ha bloccato i fondi ed i vari punti verdi qualità previsti da Rutelli sono rimasti abbandonati o sulla carta. Se non fosse stato per i ragazzi e le ragazze del Pachamama il Casale sarebbe rimasto ancora un luogo degradato e abbandonato a ridosso di una zona residenziale costruita dall’imprenditore Scarpellini. “Non abbiamo occupato solo perché troviamo inconcepibile un futuro nel quale o si sfrutta fino all’osso la terra, le persone che ci vivono oppure si viene sfruttati. L’abbiamo fatto per restituire alla città uno spazio che vogliamo diventi un baluardo di un’idea dello sviluppo nuova, rendendo la Madre Terra che circonda il casale l’unica protagonista”, affermano gli attivisti del casale. Queste parole accomunano il progetto Pachamama alle soggettività che in Italia e prima ancora nei sud del mondo hanno denunciato la gravità della crisi provocata dal modello capitalista e l’inadeguatezza delle risposte politiche in campo. Linguaggi e pratiche che a partire dallo specifico offrono una visione d’insieme in cui la liberazione dell’essere umano è strettamente connessa a quella della Terra. Queste soggettività nuove forniscono strumenti concreti per poter uscire dalla crisi con le nostre stesse mani sin da subito, rappresentando il miglior antidoto alla crisi di sovranità che investe la politica ed il paese.

Giuseppe De Marzo su Il Manifesto