

Un luogo dove raccontare le nostre storie di lotta e proposte politiche
Cooperativa Romana Agricoltura GIOvani
Abbiamo costituito la “Società Agricola CO.R.AG.GIO.” come libera associazione di giovani, il cui obiettivo è fornire proposte concrete e disporsi come punto di ascolto al fine di realizzare, e diffondere le idee proposte dal Comitato di sostegno e dalla cittadinanza interessata.
Noi crediamo fermamente che la pratica dell’Agricoltura Urbana Multifunzionale sia la migliore risposta alle problematiche sociali ed urbanistiche emerse nell’attuale contesto storico.
Un’agricoltura quindi d’avanguardia, che si propone come nuovo servizio urbano, disposta verso i bisogni della città e delle persone, capace soprattutto di offrire un’ampia varietà di risorse e spazi di elevata qualità.
I bisogni e le problematiche che intendiamo sciogliere sono:
1- ESIGENZA LAVORATIVA: ricerchiamo un lavoro soddisfacente e realizzante, scelto e libero, che investa appieno l’esistenza degli individui, sosteniamo il lavoro agricolo in gran parte dimenticato ed escluso dall’offerta nel mondo del lavoro attuale
2- ESIGENZA DI SPAZI DISPONIBILI, che si prestino ad essere usati nei modi più variegati ed efficienti, per rispondere ai bisogni delle persone e per contrastare la carenza di luoghi pubblici a disposizione di tutti, ed infine per riallacciare il contatto tra gli abitanti della città ed il mondo della produzione agricola
3- ESIGENZA DI UNA CITTà VIVIBILE, lontana dalla logica della speculazione edilizia crescente come unica soluzione di sviluppo, una città di efficienza, una città di nuovo capace di produrre i beni necessari alla sua sopravvivenza, che miri all’autosufficienza, una città verde orgogliosa di se stessa.
4- RIUSO DEGLI SPAZI PUBBLICI IN STATO D’ABBANDONO: le molte aree urbane verdi dimenticate sono un problema ambientale e sociale, e attraverso un impegno concreto da parte delle amministrazioni devono essere affidate a chi vuole farsi carico del loro recupero e della loro valorizzazione.
A queste esigenze vorremmo rispondere con progetti il più possibile condivisi e partecipati, elaborati a partire dalle richieste della cittadinanza stessa, una cittadinanza che ha diritto ad imporre la sua voce nella gestione di LUOGHI pubblici, che di diritto le spettano.
Proponiamo quindi il recupero e la valorizzazione delle aree agricole in città, come uno strumento per il miglioramento del territorio basato sull'innalzamento della qualità della vita di tutti gli abitanti.
L’Agricoltura Urbana Multiservizio offre le possibilità a tutti i cittadini di avere:
1- spazi a disposizione dei più svariati usi di gruppi e di singole persone
2- spazi per attività formative di vario genere, in specie agricole
3- attenzione all’infanzia, con fattorie educative ed avvicinamento dei più piccoli ad attività, ad esempio, di artigianato, dimensione sempre più lontana dalla crescita e dalla formazione delle ultime generazioni
4- ristorazione di qualità accessibile a tutti
5- vendita diretta di prodotti agricoli, garantendo trasparenza assoluta tra produttore e acquirente avvicinando quindi il consumatore alla produzione ed ai produttori, dove i prodotti di qualità sono un importante mercato che si deve rendere accessibile alle tasche di tutti
6- lotti disponibili ad orti urbani per i cittadini desiderosi di svolgere la propria attività agricola produttiva di dimensione domestica, per la valorizzazione delle conoscenze preziose degli anziani, e per gestire con qualità e valore il proprio tempo libero
7- attività ed attrezzature per gli sport all’aria aperta a costi popolari
8- ciclopedonalità e possibilità di godere concretamente del verde pubblico
9- organizzazione di gruppi d’acquisto, estranei alla logica troppo spesso necessaria del supermercato
10- attività pubbliche come l’utilizzo di forni a legna a disposizione di tutti, area picnic, ed altro ancora, tutto a seconda delle richieste e delle proposte della cittadinanza
11- sviluppo di un’agricoltura all’avanguardia, sostenibile, e sostenuta da energie rinnovabili, in linea con la buona pratica dell’agricoltura biologica
12- contatto diretto con pratiche di lavorazione dei prodotti grezzi, dimensioni ormai lontane dallo stile di vita urbano.
13- offerta di avvicinamento alla possibilità lavorativa dell’agricoltura, oggi non considerata per l’assenza di opportunità
L'agricoltura quindi deve essere una delle componenti della vita cittadina!
Il vero miglioramento della qualità della vita deve tener conto della salute dell’ambiente rurale, la vivacità delle zone agricole rappresenta interessi vitali per la società nel suo complesso.
Le logiche di mercato hanno dimostrato di non essere in grado di garantire tali condizioni , ma propongono un modello pieno di lacune e che tende a limitare ed esaurire inevitabilmente le risorse pubbliche-ambientali, nel peggiore dei casi svendendole a privati interessati.
Il modello che proponiamo garantisce che ogni euro speso sarà speso per il miglioramento della qualità della vita , al contrario della logica della filiera oggi in uso, dove un euro speso serve a finanziare in massima parte il trasporto su gomma, i costi di imballaggio, i costi di pubblicità e in minima parte il prodotto finale.
Auspichiamo la più diretta partecipazione dei cittadini interessati, dei cittadini bisognosi e degli abitanti dei quartieri, per proporre un modello di sviluppo alternativo, fortemente democratico e all’avanguardia, semplicemente tutelando spazi, attività e persone con la forza del diritto di scegliere il proprio stile di vita, se possibile alternativo a quante più insoddisfazioni e frustrazioni ci è dato subire nella costrizione del salario, di una città sempre più soffocante, dei trend di consumo attuali, tutti effetti della logica della dipendenza da chi ha.
E ALLORA … Riprendiamo i nostri spazi pubblici
ED USIAMO CIò CHE è NOSTRO.
PROPONIAMO UN NUOVO RUOLO DELL'AGRICOLTURA per PRESERVARE E TUTELARE LE AREE PUBBLICHE contro la SFRENATA SPECULAZIONE EDILIZIA CHE DIVORA TERRA AGRICOLA, TERRA UTILE A PRODURRE BENI NECESSARI.
CORAGGIO! USCITE DAL SEMINATO!
CONTATTI:
agricoltura.coraggio@gmail.com
Facebook: Società Agricola Coraggio
Giacomo: 338 90 18 798
Comunicato/Appello scritto da alcune soggettività rurali presenti questi giorni ai blocchi in Valsusa
DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012 ORE 18
ASSEMBLEA APERTA
"ACCESSO ALLA TERRA E DIFESA DEI TERRITORI DALLA SVENDITA STATALE"
PRESSO CSA GERMINAL CIMARELLI, VIA DEL LANIFICIO 19A TERNI, IN OCCASIONE DI MERCATOBRADO
L'assemblea vuole essere luogo di confronto ed espressione delle varie realtà che sulla terra ci lavorano, ci abitano e ci vivono, per rivendicare le comunanze e l'importanza che queste hanno oggi ed hanno avuto nella nostra storia, per progettare azioni sia locali che collettive, per difendere la terra da palazzinari e speculatori, veri beneficiari delle aste statali.
LE TERRE PUBBLICHE NON APPARTENGONO ALLO STATO.
LO STATO NON PUO’ VENDERE LE NOSTRE TERRE.
LE TERRE PUBBLICHE SONO UN BENE COLLETTIVO CHE ALLA COLLETTIVITA’ VA LASCIATO!
PER IMPEDIRE LA VENDITA DELLE TERRE AGRICOLE DI PROPRIETA’ PUBBLICA PREVISTA DALL'art.66 (Dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola) PERCHE’:
- La terra non può essere concepita in termini di possesso, perché è proprio in nome della proprietà privata e del profitto che le nostre terre sono ad oggi continuamente violentate, avvelenate e mostruosamente cementificate.
- E’ un dato di fatto che dal profitto ricavato dalla vendita dei beni comuni non ha mai tratto vantaggio la comunità a cui quei beni dovrebbero appartenere.
- Non crediamo alla favola del voler riavvicinare alla terra i giovani agricoltori. Con questa manovra avrà più semplice accesso alla terra solo chi se la può permettere, è l’ennesima minaccia a ciò che resta della piccola agricoltur a e il solo riferimento nella norma stessa ad eventuali cambi d’uso delle terre ne conferma la teoria.
Difendiamo l’autogoverno delle comunità locali attraverso la rivendicazione dello strumento, pratico e giuridico, delle comunanze. Sebbene il concetto dei diritti esercitati collettivamente è estraneo alla giurisprudenza moderna, le comunità hanno storicamente conservato e migliorato il loro patrimonio, mentre l’identità d’impresa, dal dopoguerra ad oggi, ha significato sposare valori legati al paradigma capitalista dello sviluppo cioè i valori della massimizzazione del profitto, della competitività del mercato, dell’ottimizzazione dell’efficienza produttiva in funzione dell’interesse economico privato e della rendita.
Proponiamo la rivitalizzazione degli usi civici e il coinvolgimento diretto delle comunanze agrarie del nostro territorio in un percorso di riappropriazione delle terre collettive.
- E’ ridicolo voler far credere che una manovra simile, le cui risorse nette derivanti equivarrebbero a circa 6 miliardi di euro, possa contribuire al risanamento di un debito pubblico che si aggira sui 1800 miliardi( proprio mentre in Val di Susa si costruisce un mostro il cui costo PUBBLICO supera i 30 miliardi.)
- Un paese che vende le terre agricole pubbliche rinuncia definitivamente alla propria Sovranità Alimentare
"Il collettivismo agrario che contraddistingue le Comunanze, i Domini collettivi, le Università agrarie e le altre associazioni agrarie di uso civico, non costituisce un residuo storico del passato, ma rappresenta una risorsa antica ed attualissima per la nostra Regione.
Infatti, la loro forte concentrazione nel territorio regionale, concorre attivamente al consolidamento delle attività economiche, all’attuazione di interventi di salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, alla conservazione del patrimonio monumentale.
In secondo luogo, nell’attuale fase di sviluppo delle aree rurali, alle associazioni agrarie va riconosciuta la capacità di far nascere indotti nella manifattura familiare, artigianale e nel settore dei servizi del sistema locale." da Uncem Umbria Marzo2011.
Tutte le Associazioni, Collettivi, Singoli, realtà interessate e sensibili all'argomento sono invitate a partecipare all' Assemblea.
(se qualcuno volesse partecipare col proprio banco a Mercatobrado già dalla mattina ce lo comunichi prima)
PETIZIONE POPOLARE
(in forma di lettera aperta)
Spett. Governatore della Regione Umbria
Spett. Presidenti delle Province di Perugia e di Terni
Spett. Sindaci di tutti i Comuni della Regione Umbria
I sottoscritti cittadini cofirmatari della petizione popolare Le scrivono la presente per:
DICHIARARE
- la propria ferma contrarietà ad ogni ipotesi di vendita dei terreni agricoli anche marginali demaniali e relativi casolari ed altri edifici rurali sia attualmente utilizzati che non;
- la propria altrettanto ferma convinzione che il Governo nazionale e gli enti territoriali, Regioni, Province, Comuni e le amministrazioni locali abbiano, rispetto ai beni comuni, pubblici e demaniali, un ruolo di gestione e di indirizzo d’impiego per conto e su mandato dei cittadini, ma in nessun modo un titolo equiparabile a quello di un proprietario privato tale da consentirgliene l’alienazione su ampia scala;
- la propria altrettanto ferma convinzione che se l’ipotesi di vendita del demanio rurale fosse messa effettivamente in pratica ciò costituirebbe, dal punto di vista della democrazia, un abuso del mandato affidato dai cittadini attraverso le elezioni ai politici e agli amministratori che se ne rendessero responsabili;
SOTTOLINEARE
- che gli obiettivi di riduzione del debito pubblico vanno perseguiti per altre strade quali quelle della riduzione degli sprechi della politica, della rinuncia a grandi opere pubbliche inutili ed ambientalmente insostenibili, della riduzione delle spese militari… ;
- che gli accordi internazionali ed europei in materia finanziaria al fine di rispettare i quali sono intese le alienazioni non sono mai stati sottoposti a referendum o ad altre forme di giudizio da parte dei cittadini e che politici ed amministratori pertanto non sono nella posizione, per ottemperarvi, di decidere per una perdita irreversibile del patrimonio territoriale ed ambientale che appartiene a tutti noi;
- che i beni demaniali rurali – e particolarmente quelli abbandonati ed incolti – sono risorse importanti con cui, senza alcun costo, le amministrazioni pubbliche hanno la possibilità di affidare spazi ed occasioni di vita, di lavoro, di progettualità a cittadini e segnatamente a giovani che intendano sperimentare modelli diversi di vita e di economia e con ciò ricercare alternative praticabili e sostenibili ad un modello socioeconomico manifestamente in crisi, potenzialmente utili a tutta la società;
RICHIEDERE
- che i terreni agricoli demaniali e relativi edifici rurali rimangano di proprietà pubblica e vengano affidati con rapporti agevolati e di lunga durata a coloro che si impegnino ad usarli per un ripopolamento rurale incentrato su un’agricoltura neo-contadina, biologica e su piccola scala e su un inserimento ambientale ecosotenibile e rispettoso, privilegiando forme di lavoro e cooperazione solidali e con fini socio-ambientali e non di lucro;
- che la Regione Umbria e gli altri enti territoriali blocchino immediatamente ogni pecorso legale ed istituzionale inteso alla vendita del demanio rurale e contestualmente predispongano gli strumenti normativi atti a rendere disponibili per questo altro tipo di affidamento ecosostenibile gli stessi beni che avevano precedentemente considerato disponibili per la vendita;
FAR PRESENTE
- che terranno conto in maniera sostanziale della risposta che gli attuali propri rappresentanti politici sapranno dare alla presente petizione in tutte le prossime tornate elettorali.
Distintamente
………….
..................
RIPRENDIAMOCI LA TERRA!
Prima che sia venduta. Migliaia d’ettari di terreni demaniali ogni giorno vengono ricoperti di cemento, trasformati in strade, svincoli, bretelle, capannoni, supermercati, condomini, villette a schiera. Sotto i nostri occhi vediamo i luoghi che abitiamo o vorremmo vivere trasformati e resi irriconoscibili da un’urbanizzazione senza limiti; sotto le ruspe finiscono sponde di fiumi, boschi, terreni agricoli. Il Demanio, o quel poco che è rimasto di quell’enorme patrimonio che da sempre appartiene a tutti, da decenni subisce l’erosione di chi se ne impossessa per trasformarlo in proprietà privata. Migliaia d’ettari di terreni che diventano in poco tempo un uso esclusivo o proprietà di qualcuno e sottratti ad un uso collettivo. Ora questo processo sta subendo una forte accelerazione. Le leggi appena varate dal nuovo Governo prevedono un’annuale privatizzazione del patrimonio demaniale. Lo Stato sta vendendo qualcosa che appartiene a ciascuno di noi, che potrebbe essere usato da tutti e di cui nessuno è proprietario. I beni del demanio sono pubblici perché sono senza proprietari e nessuno, tanto meno lo Stato può appropriarsene per venderli.
Quello che rimane del territorio, che non sia legato in qualche modo alla merce e non porti profitto è in via di cancellazione totale e con esso la possibilità di creare spazi e luoghi usabili da tutti per l’oggi e per il futuro. Qualunque motivo venga messo in campo per vendere il Demanio non è sufficiente per giustificarne il furto alla collettività. Se “la proprietà è un furto” questa è una situazione in cui questa verità si manifesta nel modo più lampante e brutale.
Bisogna impedire che le terre demaniali vengano vendute,
e che non solo rimangano della collettività, ma che si incominci a pensarle e praticarle come territori dove si possano insediare attività gestite dalle persone, collettivamente, fuori e lontano dalla speculazione e dal mercato.
Occupare queste terre per impedirne la vendita significa preservarne le caratteristiche di bene comune, riappropriarsene, trasformarli in campi, orti, giardini e parchi autogestiti potrebbe aprire la strada ad un modo differente di considerare il rapporto tra tutti e il territorio in cui viviamo.
Su queste terre è possibile costruire un pezzo di quel futuro che ha alla base una produzione locale, diretta, biologica del cibo, dove il controllo di questo bene primario non sia in mano all’industria agroalimentare, dove si instaurano nuovi rapporti tra le persone, si pratica la libertà di agire lontani dal mercato. Se si vende il demanio è per sempre.
Dove sono le terre demaniali lo puoi vedere qui.
http://occupatene.noblogs.org